Incidenti stradali, consulenza fuori dal risarcimento se non è necessaria

Cassazione - Esterno (2) Imc

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(di Maurizio Caprino – Quotidiano del Diritto)

Rc auto, compensi a studi di infortunistica: per dimostrare che occorre l’intervento del professionista non basta affermare che la compagnia contesta il danno in tutte le sue voci 

Se il risarcimento per un incidente stradale è “semplice”, non c’è motivo per ricorrere alla consulenza di uno studio di infortunistica, in cui costo quindi non va compreso nella liquidazione. E, per dimostrare che invece il caso è complicato, non basta affermare che la compagnia assicurativa non ha pagato il dovuto spontaneamente e ha contestato ogni voce del danno. Lo ha stabilito la Terza sezione civile della Corte di cassazione, nella sentenza 9548/2017 depositata ieri, che aggiunge alcune precisazioni su un tema diventato caldo tra gli addetti ai lavori dieci anni fa, subito dopo l’entrata in vigore del risarcimento diretto nella Rc auto, previsto dal Codice delle assicurazioni.

Il regolamento attuativo del risarcimento diretto aveva affermato espressamente che le spese di consulenza non sono liquidabili se non si finisce in contenzioso (di qui, peraltro, la spinta dei consulenti a ottenere dalla giurisprudenza il riconoscimento della possibilità di liquidazione anche con la vecchia procedura di risarcimento indiretto, venuto con la sentenza della Consulta 180/2009). Nel 2010, questo vincolo è stato chiarito meglio dalla Cassazione (sentenza n. 997), stabilendo che – quando si va in giudizio – sono risarcibili anche le spese sostenute prima di ricorrere al giudice, ma solo se necessarie – secondo la valutazione del giudice – a far valere i propri diritti nella fase stragiudiziale.

Questo principio è stato seguito anche nel caso deciso dalla Cassazione con la sentenza depositata ieri. Una vicenda emblematica, perché la consulenza era stata richiesta non dal danneggiato, ma dalla carrozzeria cui egli si era rivolto per la riparazione della sua vettura. Il proprietario non aveva pagato nulla alla carrozzeria, perché le aveva ceduto il credito relativo al risarcimento. Una prassi che spesso si accompagna all’intervento di uno studio di consulenza. Tanto che cessione del credito e consulenze sono gli aspetti su cui le assicurazioni hanno più insistito per ridurre i costi di risarcimento, cercando anche di far introdurre norme più restrittive.

Per giustificare il ricorso alla consulenza, la carrozzeria aveva argomentato che la compagnia aveva avuto un atteggiamento di resistenza, mettendo in discussione ogni voce del conto presentatole. Ma la Corte d’appello che aveva esaminato il caso nel merito aveva comunque ritenuto, in base ad altri elementi, che l’intervento dello studio di consulenza fosse superfluo. In particolare, i giudici avevano concluso che si trattasse di un sinistro “semplice” perché la controparte del danneggiato aveva riconosciuto tutta la sua responsabilità e tutti i danni erano stati risarciti. Dunque, la consulenza non serviva «né a evitare il giudizio né a risolvere un problema tecnico di una qualche complessità, garantendo all’assistito una migliore e più rapida tutela».

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