INCONTRO ANIA – AGENTI, CIRASOLA (ANAPA): L’AGENZIA DEVE RESTARE AL CENTRO DELLA DISTRIBUZIONE

Primo degli approfondimenti relativi a quanto emerso nel secondo incontro ANIA – Rappresentanze Agenti di lunedì scorso. Abbiamo contattato il presidente di ANAPA, Vincenzo Cirasola (nella foto), per capire dal racconto di uno dei protagonisti principali dell’incontro cosa sia emerso durante la riunione, quale sia la posizione dell’associazione di categoria, che spazio ci sia per una posizione di sintesi con SNA ed UNAPASS e come arrivare alla riapertura del tavolo sul nuovo accordo imprese-agenti

Vincenzo Cirasola (9) ImcPresidente Cirasola, cos’è emerso dalla riunione con l’ANIA?

Sul piano formale si è trattato di un incontro di alto profilo politico, visto che al tavolo del confronto sedevano sia i manager delle compagnie, componenti della commissione distribuzione dell’Ania, presieduta da Franco Ellena con l’assistenza di Vittorio Verdone, sia le tre organizzazioni sindacali degli agenti. Sul piano sostanziale abbiamo constatato che siamo ancora alle battute iniziali, anche se lunedì scorso sono stati fissati alcuni punti fermi sulla figura di agente, vale a dire “un professionista dell’intermediazione assicurativa, il quale titolare di un contratto di agenzia in appalto – con o senza procura – svolge, in maniera autonoma e a proprio rischio e spese, con la propria organizzazione tecnica e di risorse umane, l’attività agenziale – in regime di mono o plurimandato – in base alla propria libera scelta imprenditoriale“. Una definizione che noi abbiamo sempre condiviso. A tal proposito abbiamo ribadito che sul piano giuridico il monomandatario o il plurimandatario non hanno alcuna differenza: sono entrambi agenti.

Prima dell’incontro ANAPA ha inviato un documento all’ANIA che indica la risposta alla domanda “chi è e cosa fa l’agente?”. Può riassumercene il contenuto?

Nella lettera abbiamo messo in risalto il principio della centralità dell’agenzia nel mercato distributivo assicurativo italiano, dove devono confluire anche gli affari provenienti dagli altri intermediari professionisti (broker, subagenti). L’agente è in grado di garantire un adeguato livello di professionalità e affidabilità nei confronti della clientela di fronte alle spinte determinate dalla disintermediazione dei processi distributivi, con grave rischio sia per gli assetti del mercato, sia della stessa trasparenza e tutela del consumatore. Al contempo, abbiamo provato a individuare alcuni argomenti di rilievo su cui il confronto dovrebbe vertere. In particolare:

1) Una generale revisione che garantisca la conformità dell’accordo con le più importanti innovazioni legislative e regolamentari intervenute dal 2005 in poi;

2) Una migliore definizione dell’istituto delle cosiddette “collaborazioni tra intermediari”, che presenta profili di rischio e incertezza per tutti i soggetti coinvolti;

3) Una nuova disciplina dei criteri di indennità di risoluzione e dell’istituto della rivalsa, oggi elemento di criticità sia per le imprese sia per gli intermediari;

4) Una regolamentazione relativa alle modalità con cui gestire le informazioni contrattuali e i dati dei clienti, in armonia col rapporto fiduciario esistente tra questi e l’agente;

5) Una disciplina dell’armonizzazione delle attività digitali con le attività sviluppate nelle agenzie;

6) Una condivisione dell’impegno concreto a destinare risorse per promuovere la cultura assicurativa, della prevenzione ed il ruolo dell’intermediario nei confronti della collettività.

Esiste una posizione di sintesi con le altre organizzazioni di categoria?

Ho preso atto con soddisfazione che martedì, dopo una prima fase di dibattito e chiarimento tra tutte le parti, siano scomparse da questo tavolo di lavoro le ambigue figure dell’agente “senza mandato” oppure “indipendente”. Ritengo che questo sia un importante punto di partenza – a mio avviso da valorizzare perché ha visto, almeno su quest’aspetto, unite le tre sigle di rappresentanze degli agenti – da cui proseguire la trattativa per la riforma di un nuovo accordo collettivo che rappresenti e tuteli la figura di agente professionista.

Auspico, per l’appunto, che riusciremo a partire dai punti che ci uniscono e non da quelli che ci dividono e che lo Sna sul proprio house-organ la smetta di fare distinzioni tra associazioni maggioritarie o minoritarie, o lanciare attacchi, anche di carattere personale, a coloro che hanno opinioni o visioni diverse o faccia altre strumentali dichiarazioni finalizzate a creare ad arte divisioni nella rappresentanza agenziale. I nemici sono da un’altra parte. Tutti coloro che hanno a cuore le sorti degli agenti, compresi i Gruppi Aziendali, dovrebbero piuttosto adoperarsi seriamente con pragmatismo per risanare la precaria redditività di numerose agenzie – non solo piccole, ma anche di grandi dimensioni – tralasciando la demagogia e la propaganda che certamente non aiutano in questa fase a garantire la sopravvivenza delle imprese-agenzie in difficoltà, aggravandone al contrario il disequilibrio economico in cui la loro gestione versa da anni.

Ritiene si possa parlare di trattative riaperte con riferimento all’ANA?

Come dicevo in apertura siamo ancora alle battute iniziali e, pertanto, ancora non siamo entrati nel merito della trattativa e degli istituti dell’accordo. La prossima riunione già fissata per il 6 novembre – che dovrebbe rivestire un profilo più tecnico – ci dirà e ci rivelerà le reali intenzioni di mettere mano all’ANA. Certo è che l’impostazione generale, quella che abbiamo perorato in tutti questi mesi che hanno preceduto l’apertura del tavolo, dovrà vertere su una ri-definizione del quadro di riferimento dei rapporti tra imprese e agenti, attraverso la configurazione di una vera e propria “cornice normativa” volta a stabilire le modalità di accensione e di chiusura del rapporto agenziale, nei limiti della quale ogni gruppo agenti andrà “a latere” a completare la “tela del quadro” tramite gli accordi integrativi in essere e/o le future negoziazioni con la propria compagnia mandante.

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