Indagine AXA sui principali rischi emergenti dei prossimi anni

Rischio - Gestione (2) Imc

Rischio - Gestione (2) Imc

Il Gruppo ha presentato l’Emerging Risk Survey 2017, che ha individuato i principali rischi emergenti per i prossimi 5-10 anni, legati ad aspetti ambientali (cambiamento climatico e gestione delle risorse naturali), alla tecnologia (Internet of Things, Intelligenza Artificiale e Cyber Risk) ed all’incertezza finanziaria

Per AXA, “assicurazione significa prevenire le avversità e proteggere i clienti dai rischi”. Per svolgere questa missione al meglio, gli assicuratori devono quindi saper interpretare i rischi di oggi e prepararsi a quelli di domani. Hélène Chauveau, Head of Emerging Risks del gruppo francese, li definisce “nuovi rischi in evoluzione o in mutamento, caratterizzati generalmente da una maggiore incertezza”. Questa incertezza, secondo Chauveau, è “in parte derivata dalla mancanza di dati storici che li caratterizzino, ma anche da cambiamenti scientifico-tecnologici, socio-politici o normativi che possono creare discontinuità nella loro evoluzione”.

In questo contesto caratterizzato da “centinaia di potenziali rischi emergenti”, come possno essere quindi classificate le potenziali minacce?

A partire dal 2014, Chauveau e il suo team hanno creato e gestito l’Emerging Risk Survey. Con interviste a oltre un migliaio di collaboratori del Gruppo ed a scienziati di tutto il mondo, l’indagine “si rivolge a esperti con background e competenze eterogenei per tracciare un quadro completo ed esaustivo dei rischi emergenti”. I risultati di questa edizione hanno messo in luce la predominanza dei rischi ambientali (climate change, risorse naturali) e dei rischi legati alla tecnologia (Internet of Things (IoT), Intelligenza artificiale (AI) e cyber risk) oltre all’incertezza finanziaria.

Rischio emergente #1: Cambiamento climatico

I rischi ambientali sono al primo posto nella classifica dei rischi emergenti per il terzo anno consecutivo. Il risultato non sorprende Joaquim Pinto, titolare dell’AXA Chair dedicata ai Regional Climate and Weather Hazards al Karlsruhe Institute of Technology, che anzi vede in questo primo posto “un aspetto positivo”, segnalando una maggior consapevolezza dell’opinione pubblica: “I cinque anni più caldi di tutti i tempi si sono verificati a partire dal 2010. Dato che questo trend climatico non sembra destinato a interrompersi, possiamo aspettarci che la probabilità di intense ondate di calore aumenti entro i prossimi dieci anni. Lo stesso vale per i picchi di pioggia e la possibilità di inondazioni sulle coste”.

Le aree costiere saranno chiamate ad affrontare i maggiori rischi, soprattutto perché l’urbanizzazione continua a crescere drasticamente in queste regioni: “la forte concentrazione della popolazione nelle aree costiere di zone quali l’Asia sud-orientale, l’Africa occidentale o il sud-est degli Stati Uniti è molto problematica (così come l’aumento dei valori assicurati), considerando che queste aree tendono ad essere colpite più frequentemente da monsoni, tifoni e mareggiate”, ha spiegato Pinto, secondo il quale è essenziale che le autorità cittadine affrontino questi problemi.

Anche le aziende del settore privato possono limitare il loro impatto su questi rischi. Stando sempre a quanto sostiene Pinto, regolamentare la costruzione nelle zone soggette a inondazioni è uno dei migliori esempi di come aziende e autorità pubbliche possano collaborare per un cambiamento concreto: “anche se costruire in zone soggette ad allagamento non è ovviamente una buona idea, ciò accade puntualmente, a causa della necessità di garantire sempre nuovi alloggi vicino a grandi aree urbane: una maggiore consapevolezza delle autorità regionali e locali su questi temi potrebbe essere molto utile per limitare l’impatto di rischi correlati al cambiamento climatico”.

Rischio emergente #2: Cyber risk

Il cyber risk è davvero un rischio emergente? Per Victoria Melvin, Head of Research – AXA Group Security, questa questione dipende dal proprio punto di vista: “In parole povere, i cyber risk esistono sin dalla creazione di Internet e difficilmente si possono qualificare come emergenti. Ma per quanto riguarda le definizioni del settore assicurativo, il cyber risk è un rischio emergente: è ancora poco capito e semplicemente noi non abbiamo abbastanza informazioni storiche per essere in grado di definire i prezzi con i metodi di pricing tradizionali”.

E c’è una valida ragione, evidenzia Melvin, alla base di tale scarsità di informazioni, data la natura sempre mutevole del cyber risk: “Con l’attacco WannaCry abbiamo visto come può influenzare centinaia di migliaia di persone in centinaia di paesi in una manciata di secondi”.

A questa complessità si aggiungono l’entità dei rischi cibernetici – dalla criminalità informatica alla guerra d’informazione – e l’ampia gamma di soggetti interessati – individui, Stati e società. Secondo Melvin, “aumentare la consapevolezza del rischio tra gli attori pubblici e privati è un primo grande passo. Ma questo non è abbastanza. Dobbiamo anche agire per combattere questi rischi”. In definitiva, questo primo passo dovrebbe aiutare a cambiare il modo in cui percepiamo questo rischio: “C’è ancora un equivoco – sottolinea Melvin – sul fatto che si tratta di un rischio tecnologico, quando è davvero un rischio per l’impresa”.

Rischio emergente #3: Internet of Things, Intelligenza artificiale e robotizzazione

Per Joanna J. Bryson, professoressa del Dipartimento di Scienze Informatiche all’Università di Bath, alcuni progressi tecnologici negli ultimi anni hanno aperto le lacune di sicurezza che sono difficili da colmare. Questo è il motivo per cui questa tipologia di rischi ha  guadagnato il terzo posto nella classifica 2017 dei rischi emergenti.

Questa sfaccettata categoria di rischi tocca diversi ambiti, dai progressi nell’intelligenza artificiale (con lo sviluppo del deep learning) allo sviluppo della robotica e al crescente numero di oggetti collegati (Internet of Things, IoT).

Secondo Bryson, l’IoT presenta due rischi principali di cybersicurezza, che riguardano sia dati che dispositivi. Bryson ritiene inoltre che questa massa di oggetti collegati “potrebbe essere utilizzato sia per l’aggregazione dei dati indipendenti che per l’azione diretta. Dobbiamo stare in allerta. Le minacce possono anche venire da attori statali che vorrebbero interrompere l’attività dei sistemi informativi, da terroristi, stalker, o solo giovani delinquenti che potrebbero voler utilizzare sistemi automatici per causare distruzione, digitale o fisica, o addirittura causare guasti della rete”.

Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, i rischi stanno cambiando forma. Dal momento che la ricerca avanza e nuovi servizi in grado di prendere decisioni autonome diventano più diffusi, molti hanno sollevato perplessità riguardo l’affidabilità di questi sistemi.

Secondo la professoressa dell’Università di Bath, è tempo che i legislatori regolamentino queste tecnologie, lasciando spazio per ulteriori sviluppi e applicazioni: “Siamo in un frangente significativo e abbiamo bisogno di determinare le politiche appropriate per il futuro”. Allo stesso tempo, Bryson nota che “sarà più facile inquadrare legalmente l’intelligenza artificiale rispetto alle istituzioni composte di esseri umani perché possiamo esigere la trasparenza, sia che si tratti della registrazione del processo decisionale o anche con la verificabilità del codice, così come con quella delle procedure di addestramento degli algoritmi”.

Rischio emergente #4: Rischio finanziario

Un decennio dopo la “Grande Recessione”, la crescita è ancora in modalità di ripresa. Se dovesse tuttavia rallentare prima che gli squilibri finanziari sussistenti diminuiscano completamente, gli squilibri potrebbero creare rischi che devono essere attentamente monitorati nei prossimi 5-10 anni.

“È altamente probabile che, poiché l’economia globale subirà un rallentamento ciclico nel medio termine, si concretizzeranno alcuni dei rischi legati alla volatilità del mercato – sostiene Laurence Boone, Global Head of Multi Asset Client Solutions di AXA IM . Le vulnerabilità nel sistema finanziario verranno messe alla prova quando i mercati vengono stressati”.

Gli economisti attribuiscono questa fragilità alla combinazione di bassa produttività e politiche fiscali e monetarie eccezionali che sono state messe in campo per sollevare le economie dalla più grande crisi economica degli ultimi decenni: “I tassi di interesse ultra-bassi hanno sostenuto la valutazione per la maggior parte delle attività finanziarie e degli asset reali, mentre le politiche non sono riuscite a sollevare la crescita esponenziale. Un ritiro delle politiche di allentamento della banca centrale, senza adeguate politiche fiscali e strutturali, potrebbe portare ad un crollo dei mercati finanziari”.

Per quanto riguarda gli enti pubblici, in particolare gli Stati, i Comuni e le società private, la situazione non è positiva: “I tassi di interesse storicamente bassi combinati con le politiche di bilancio che non sono state invertite nei recenti periodi economici migliori, hanno portato ad un forte aumento della leva finanziaria, in particolare per i governi e le società non finanziarie”.

Secondo Boone, i rischi finanziari in Cina, data l’importanza del paese nell’economia globale, hanno solo ulteriormente alimentato la paura dell’instabilità: “La Cina è soggetta a grandi squilibri finanziari che dovranno essere smistati a medio termine”. E questo deve accadere in un momento in cui l’economia globale poggia sulle spalle di una singola economia emergente in un modo senza precedenti. “Un incidente finanziario in Cina avrebbe importanti implicazioni, se il Paese si aprisse ai mercati finanziari globali prima che gli squilibri venissero corretti”.

“La regolamentazione finanziaria e le politiche macroprudenziali sono linee guida chiave per limitare i rischi nel sistema finanziario”, conclude Boone, sottolineando l’importanza di agire in quest’area in modo da respingere questi potenziali rischi.

Rischio emergente #5: Gestione delle risorse naturali

“La gestione delle risorse naturali come quinto rischio emergente riflette la crescente consapevolezza di come l’economia mondiale stia raggiungendo un limite in termini di sostenibilità”. Per Mark New, che ha studiato le crisi idriche in Africa ed è direttore della Cattedra di Ricerca AXA sul rischio climatico in Africa all’Università di Città del Capo, la situazione è chiara: “Gli elementi alla base della tensione sulla domanda di risorse naturali continuerà nei prossimi 5- 10 anni. La popolazione globale continuerà a crescere, determinando una crescente domanda di cibo e fibre, acqua ed energia; l’attività economica dovrà espandersi per garantire il sostentamento di questa crescente popolazione”.

A giudizio di New, il caso dell’acqua è particolarmente rilevante. Si tratta di una risorsa, che oltre ad essere vitale, è il fulcro di tutto lo sviluppo economico (produzione di cibo, energia, industria): “Ci sforziamo di scollegare la crescita economica dallo sfruttamento delle nostra dotazione di risorse naturali”. Per questa ragione, una crisi di fornitura idrica dovuta alla mancanza di risorse o ad un eccesso di domanda paralizzerebbe intere regioni e metterebbe a rischio la vita di molte persone.

Secondo New, le autorità pubbliche devono indirizzare la questione a livello nazionale e internazionale: “Possono agire su molti fronti; rimuovendo incentivi pericolosi che incoraggiano lo sfruttamento delle risorse naturali, come i sussidi sui combustibili fossili, non pagando il pieno costo dell’acqua, sviluppando una legislazione coerente con lo sviluppo sostenibile e piani di sviluppo regionali e nazionali incentrati sulla sostenibilità”.

Rischi emergenti: “Evitare punti oscuri”

Il ruolo di questa indagine sui rischi emergenti, spiegano ancora da AXA, va oltre la classificazione dei rischi per ordine di importanza.

“L’indagine sui rischi emergenti – sottolinea Chauveau – mira anche ad evitare punti oscuri e ad individuare i rischi chiedendo ai rispondenti se pensano che alcuni rischi non siano presi in considerazione nel nostro radar”.

Il sondaggio di quest’anno sottolinea anche l’importanza dei rischi per la salute, nonostante questi non siano stati messi in cima alla classifica. Gli intervistati hanno espresso preoccupazione per le pandemie, la resistenza agli antibiotici, le nuove pratiche mediche e le recenti paure relative a malattie del sistema endocrino: “Si collocano a livelli piuttosto medio-bassi della classifica, sottolineando il fatto che potrebbero essere sottostimati rispetto agli altri”, evidenzia Chauveau.

Oltre a mostrare questi rischi non segnalati, la ricerca fornisce una base su cui costruire e identificare gli argomenti da esplorare per attuare azioni concrete. Strumenti come questo sondaggio consentono quindi di identificare e monitorare le dinamiche e le tendenze dei rischi emergenti, dimostrando un utile strumento per stabilire strategie di anticipazione del rischio adattabili alle compagnie assicurative. “Al fine di proteggere meglio i propri clienti – afferma infine Chauveau – è fondamentale che una compagnia assicurativa come AXA sviluppi tecniche di gestione del rischio per garantire che rispetterà i propri impegni in ogni momento, anche in caso di crisi o sviluppi negativi”.

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