Indagine IVASS, le potenziali polizze dormienti sono circa quattro milioni

Polizze dormienti (3) Imc

Polizze dormienti (3) Imc

Al fine di indagare maggiormente il fenomeno delle polizze dormienti, l’IVASS ha lanciato nello scorso mese di febbraio un’indagine, rivolta alle 52 imprese italiane che esercitano il ramo Vita, tesa a rilevare i primi dati sulla ampiezza del fenomeno, in termini di numero di polizze “dormienti” e di somme assicurate, valutati su una porzione di portafoglio e ad acquisire informazioni sui processi adottati dalle imprese per accertare il decesso degli assicurati, identificare e rintracciare i beneficiari.

L’indagine ha riguardato le polizze Vita (dei rami I e V) stipulate in forma individuale e quelle che, pur se formalmente stipulate in forma collettiva, consistono di fatto in un’adesione individuale ad una convenzione (ad esempio le polizze “collettive” di tipo PPI – Payment Protection Insurance).

Esiti dell’indagine e indicatori sul fenomeno

Dai dati comunicati all’Istituto dalle imprese oggetto dell’indagine è emerso che circa quattro milioni di polizze Vita scadute negli ultimi cinque anni sono potenzialmente esposte al rischio di dormienza, in quanto le compagnie non sanno se l’assicurato è deceduto o no prima della scadenza della polizza.

In relazione alle polizze a vita intera che non hanno una scadenza predefinita, l’indagine ha inoltre evidenziato 117mila polizze con età dell’assicurato superiore a 90 anni (probabili 12 miliardi di Euro di somme assicurate), di cui 2.636 relative ad ultracentenari (518 milioni di Euro) e circa 540mila polizze stipulate da almeno 10 anni e per le quali le imprese non hanno notizie dell’assicurato negli ultimi tre anni (24 miliardi di Euro).

La maggior parte delle polizze residue con scadenza predefinita fa riferimento a polizze TCM (Temporanee caso morte): il 95,2% come numeri di polizza ed il 76,3% come capitali assicurati. Si tratta in totale di 3.912.632 polizze scadute negli anni 2012-2016 su cui le imprese non hanno certezza dell’eventuale decesso dell’assicurato.

In termine di numero di polizze rappresentano il 58,2% dei contratti emessi.

La prestazione in caso di decesso è stata corrisposta solo nello 0,6% dei casi; nel 12% dei casi, la prestazione non è dovuta perché l’impresa ha evidenza che il cliente ha volontariamente deciso di interrompere il pagamento dei premi, rescindendo il contratto; nel 29% dei casi, la prestazione non è dovuta perché l’impresa ha accertato l’esistenza in vita dell’assicurato dopo la scadenza del contratto, attraverso l’incrocio di informazioni presenti negli archivi aziendali o di imprese del gruppo ovvero degli intermediari.

In relazione agli importi, secondo l’IVASS occorre considerare che le somme indicate come potenzialmente dormienti per le TCM, pari a 145,1 miliardi di Euro (60,1% delle relative somme assicurate) potrebbero essere significativamente superiori rispetto alle effettive dormienti, dal momento che sono inclusi i casi di chi giunge in vita alla scadenza del contratto.

Le somme indicate come residue fanno inoltre riferimento ai capitali inizialmente assicurati (cioè al valore del capitale fissato all’atto della stipulazione del contratto) e quindi non considerano i casi di diminuzione del valore, propri delle garanzie assicurative a copertura del debito residuo, come le polizze di tipo PPI – Payment Protection Insurance, nelle quali il capitale assicurato decresce nel corso della durata del contratto al decrescere del debito sottostante.

Per quanto riguarda i contratti con scadenza – forme miste, capitali differiti, rendite differite e capitalizzazioni – diversi dalle TCM (forme assicurative nelle quali la prestazione è certa, perché l’impresa è sempre tenuta a pagare una prestazione assicurativa),  le prestazioni liquidate rappresentano il 96,6% dei contratti emessi e sono riconosciute in prevalenza alla scadenza o in caso di riscatto (93,1%), con un fenomeno di polizze residue pari al 2,6% delle polizze emesse, molto più contenuto rispetto al 58,2% delle TCM.

Le somme complessive legate a possibile dormienza sono pari a 45 miliardi di Euro.

Secondo l’Istituto è tuttavia da ritenere che le somme riconducibili a polizze effettivamente dormienti, siano molto più contenute di quelle potenzialmente dormienti evidenziate dall’indagine: circa la metà di questo importo è riconducibile ai contratti scaduti nel 2016 per i quali si ritiene che, almeno una parte, siano relativi a liquidazioni poi effettivamente avvenute nel 2017.

Come anticipato, l’indagine ha preso in considerazione anche le polizze a vita intera, che non hanno una scadenza definita e si concludono con il riscatto o con la liquidazione della prestazione per il decesso dell’assicurato. Il 13,8% del portafoglio in vigore al 31 dicembre 2016 è costituito da contratti stipulati da almeno dieci anni, per il 41,9% dei quali le imprese non hanno ricevuto negli ultimi tre anni notizie da parte del contraente (24 miliardi di Euro di somme assicurate) dalle quali poter presumere l’esistenza in vita dell’assicurato.

A livello del totale mercato le polizze stipulate da almeno dieci anni e senza notizie dell’assicurato negli ultimi tre anni rappresentano il 5,8% del portafoglio in vigore al 31 dicembre 2016.

Anche il portafoglio relativo ad assicurati con età elevata, per i quali è maggiore la probabilità che sia avvenuto il decesso all’insaputa della compagnia è significativo. Si tratta di 430mila polizze relative ad assicurati con almeno 85 anni, per complessivi 35 miliardi di somme assicurate (il 10,4% delle somme in vigore al 31/12/2016); risultano 2.636 contratti con assicurati ultracentenari.

Procedure in essere all’epoca dell’indagine

In relazione alle procedure in essere presso le imprese per verificare l’esistenza in vita dell’assicurato e rintracciare i beneficiari è emerso che:

  • Solo tre imprese presentano procedure più strutturate per l’accertamento del decesso degli assicurati e per la ricerca dei beneficiari; di queste, una è un’impresa con una rete di vendita di tipo “tradizionale” e due sono imprese che utilizzano reti bancarie. Per queste imprese il dato delle polizze residue è prossimo allo zero.
  • 14 imprese hanno dichiarato di non aver implementato processi o procedure per verificare, prima della ricezione della denuncia di sinistro, se l’assicurato è ancora in vita;
  • Per le altre 35 imprese, sono risultate procedure inadeguate. Processi aziendali non strutturati si riscontrano particolarmente per il portafoglio delle polizze TCM stipulate individualmente e a premio unico. Per questi contratti, segnala l’IVASS, anche l’invio di un avviso prima della scadenza della polizza, da talune imprese adottato, può risultare tardivo e non idoneo a evitare il decorso del termine di prescrizione, soprattutto in presenza di contratti di lunga durata.

Alcune imprese presentano procedure più strutturate solo per i contratti TCM a premio annuo in quanto prevedono, in caso di mancato pagamento dei premi, un’apposita informativa al contraente.

Altri strumenti utilizzati dalle imprese, come la verifica della corrispondenza restituita e, in particolare, di quella resa con la dicitura “destinatario deceduto” o l’invio di una lettera a stampo commerciale prima della scadenza risultano non efficaci se non accompagnati da modalità certe di inoltro delle comunicazioni ai contraenti o da specifici accordi con i provider postali.

E’ risultato infine che solo tre compagnie si avvalgono, in ultima istanza, della consultazione dell’Anagrafe del Comune di residenza per aggiornare l’indirizzo del contraente in caso di mancato recapito della corrispondenza.

Procedure specifiche attivate in occasione dell’indagine

In occasione dell’indagine 21 imprese si sono attivate attuando verifiche specifiche, attraverso incroci delle posizioni anagrafiche sui data base aziendali di altre imprese del gruppo e degli intermediari o programmando per il futuro l’adozione di procedure per accertare l’effettiva volontà del contraente di sospendere il pagamento dei premi o l’avvenuto decesso dell’assicurato.

Le verifiche incrociate hanno consentito alle imprese di escludere l’ipotesi di “dormienza” per una porzione in alcuni casi rilevante del portafoglio. In particolare, con riferimento a polizze TCM, un’impresa ha abbattuto del 65% il numero delle polizze residue e un’altra ha escluso il decesso per oltre il 40% degli assicurati, in termini di numero di polizze e per oltre il 50% in termini di importo. Nell’ambito delle polizze a vita intera tale ultima impresa ha escluso l’ipotesi di “dormienza” per oltre il 90% delle polizze, in termini di numero e per oltre il 92% in termini di somme.

Indicazione dei beneficiari

Dall’indagine IVASS è risultato un diffuso ricorso a formulazioni generiche dei beneficiari. Il 75% dei contratti emessi nel 2016 reca una designazione generica degli aventi diritto e solo il 25% presenta una designazione nominativa.

Solo cinque imprese, nel 2016, hanno emesso almeno il 50% di contratti che recano l’indicazione nominativa dei beneficiari; per 19 imprese il peso di questi contratti si colloca tra il 30% e il 49% e per le restanti 27 imprese risultano percentuali inferiori e, in un caso, anche meno dell’1%.

Conclusioni e prossime azioni

L’indagine, sottolinea l’Istituto, ha fatto emergere un esteso fenomeno di polizze e di somme potenzialmente dormienti, per le quali le imprese non dispongono degli elementi necessari o di procedure atti a riscontrare se si sia o meno verificato il decesso dell’assicurato.

Il fenomeno è riconducibile soprattutto alle forme di assicurazione TCM e a un cospicuo numero di contratti a vita intera presenti da almeno 10 anni nei portafogli delle imprese, per la gran parte dei quali non si hanno notizie degli assicurati negli ultimi 3 anni. Elevati sono risultati anche i contratti con assicurati di età superiore a 85 anni (di cui 2.636 sono ultracentenari).

Per alcune imprese l’indagine ha rappresentato l’occasione per attivarsi al fine di verificare posizioni contrattuali giunte a scadenza, senza notizie certe sull’esistenza in vita degli assicurati, o con assicurati di contratti a vita intera con età particolarmente elevate, oppure sulle quali si è riscontrata la sospensione del pagamento dei premi ma per le quali imprese non sono in grado di distinguere le interruzioni dovute all’effettiva volontà del contraente da quelle conseguenti a decessi non denunciati.

Le imprese che si sono attivate in occasione dell’indagine, segnala IVASS, sono riuscite a ridurre notevolmente il numero di polizze residue.

Alcune imprese hanno riconosciuto la necessità di implementare processi aziendali e di prevedere periodiche verifiche e comunicazioni da parte degli intermediari. Altre hanno anche programmato iniziative in tal senso, riconoscendo l’utilità di acquisire maggiori informazioni alla sottoscrizione del contratto, in modo da facilitare il contatto con i contraenti e la designazione puntuale dei beneficiari, poco utilizzata dalle loro reti di vendita.

L’individuazione specifica e non in forma generica del beneficiario e la rilevazione da parte delle imprese di tutte le informazioni utili per contattarlo favoriscono la limitazione del fenomeno delle polizze dormienti.

Nonostante l’invito dell’Istituto a procedere a verifiche ad hoc, 28 imprese sono rimaste completamente passive. I dati che hanno presentato “evidenziano la gravità del fenomeno”.

Ciò posto, l’IVASS ritiene che siano necessari ulteriori sforzi da parte delle imprese per mitigare il fenomeno delle polizze vita dormienti e ha pianificato:

  • un intervento sull’intero mercato oggetto dell’indagine richiedendo di:
    • procedere allo “smontamento” delle polizze residue identificate nell’indagine attraverso ulteriori accertamenti sul decesso degli assicurati e ricerche dei beneficiari;
    • dotarsi di idonee procedure per garantire la liquidazione ai beneficiari delle prestazioni assicurate (invio di comunicazioni periodiche anche sulle TCM, sia a premi annui che a premio unico, incroci di data base impresa/gruppo/intermediari, attivazione flussi periodici e strutturati con intermediari…) predisponendo, a tale scopo, un apposito piano;
  • interventi mirati sulle singole imprese che presentano maggiori criticità.

Al fine di agevolare le imprese nella verifica dei decessi degli assicurati, in attesa della possibilità di accesso ad una Anagrafe centralizzata (quale l’istituenda Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente – ANPR), l’IVASS sta valutando la disponibilità di fonti informative alternative e le possibili modalità di accesso alle stesse.

L’Istituto intende inoltre promuovere, insieme alle associazioni dei consumatori, programmi pubblicitari volti alla diffusione delle informazioni sul tema delle polizze dormienti presso i consumatori e gli utenti.

Intermedia Channel


IVASS – Report indagine polizze Vita dormienti

IVASS – Polizze Vita dormienti – Consigli per i consumatori

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