Indagine Towers Watson: Gli investimenti alternativi non sono più una “alternativa”

Investimenti alternativi Imc

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La nuova indagine della società̀ di consulenza globale rivela che, a livello globale, il patrimonio totale gestito in asset alternativi ha raggiunto quota 6.300 miliardi di dollari

Secondo quanto emerge dal Global Alternatives Survey 2015 – realizzato da Towers Watson in collaborazione con il Financial Times – nel 2014 il patrimonio gestito dai primi 100 fondi di investimento alternativi ha raggiunto un valore complessivo di 3.500 miliardi di dollari (3.300 miliardi nel 2013).

L’indagine, che copre nove asset class e sette tipologie di investitori, mostra che fra i primi 100 gestori di investimenti alternativi i gestori real estate detengono la percentuale più elevata attività gestite (33%, oltre 1.000 miliardi di dollari), seguiti dai fondi hedge (23%, 791 miliardi), private equity (22%, 767 miliardi), fondi di fondi private equity (PEFoFs) (10%, 342 miliardi), fondi di fondi hedge (FoHFs) (5%, 214 miliardi), infrastrutture (4%) e credito illiquido (3%).

L’indagine riporta inoltre l’elenco dei gestori più gettonati in ogni asset class, sulla base degli asset under management (AUM). I dati del sondaggio (623 gestori partecipanti) mostrano che, nel complesso, gli asset alternativi totali attualmente gestiti hanno raggiunto quota 6.300 miliardi di dollari (5.700 nel 2013). La ripartizione tra le diverse asset class rispecchia quella descritta in precedenza, con l’eccezione di real estate che scende al 23% e degli hedge fund che aumentano al 27% del totale gestito.

“Gli investitori istituzionali continuano a destinare ogni anno miliardi di dollari in asset class diverse da obbligazioni ed azioni. Indubbiamente tali forme di investimento stanno diventando sempre più comuni, perdendo la loro accezione di “alternative” – afferma Alessandra Pasquoni, responsabile Towers Watson in Italia per l’attività di investment consulting –. Al tempo stesso, i confini tra le asset class cosiddette alternative appaiono meno definiti, in quanto gli investitori tendono ora a ragionare a livello di fattori sottostanti al rendimento, piuttosto che in termini di asset class. Nonostante numerosi gestori di asset alternativi continueranno ad attrarre capitali, riteniamo che solo coloro in grado di comprendere ed identificare il maggior livello di sofisticazione richiesto dai clienti, riusciranno a trarne le maggiori opportunità e benefici”.

L’indagine – che include i dati di una vasta gamma di tipologie di investitori istituzionali – mostra che gli asset dei fondi pensione rappresentano un terzo (33%) delle attività gestite dai primi 100 gestori alternativi. Seguono: wealth managers (19%); compagnie assicurative (8%); fondi sovrani (5%); banche (4%); fondi di fondi (3%); fondazioni (2%).

“Nel settore della gestione delle attività alternative – prosegue Pasquoni – si possono trovare alcuni dei più competenti team d’investimento che, se combinati con un appropriato meccanismo di allineamento di interessi e con costi di gestione ragionevoli, possono rappresentare un’offerta molto interessante. Tuttavia, si noti come le categorie di investitori – dalle assicurazioni ai fondi sovrani – dovrebbero innanzitutto verificare di essersi dotati di un adeguato livello di governance, in grado di consentire loro di individuare i gestori migliori, adatti per la gestione degli investimenti più complessi. Ciò permetterebbe di sfruttare a pieno le opportunità offerte dalla crescente volatilità di mercato e dalla possibilità di generare alpha, facendo fronte alle attuali carenze di mercato presenti a livello di beta”.

La ricerca mostra che per i primi 100 gestori, il Nord America continua ad essere la destinazione favorita per gli investimenti alternativi (47%), con l’eccezione di infrastrutture e credito illiquido, dove la maggior parte del capitale viene investito in Europa. Complessivamente, il 36% degli investimenti alternativi è in Europa, il 9% in Asia-Pacifico, e l’8% nel resto del mondo.

Fra i primi 100 gestori, i fondi pensione, ancora una volta hanno aumentato il patrimonio gestito rispetto all’anno precedente, superando i 1.400 miliardi di dollari in attività gestite. I gestori immobiliari continuano a detenere la quota maggiore di attività dei fondi pensione con il 36%, seguiti da PEFoFs (20%), private equity (15%), fondi hedge (12%), infrastrutture (8%), FoHFs (6%), credito illiquido (4% contro 2% nel 2013) e materie prime (1%). Lo stesso trend si è riscontrato anche nei fondi pensione italiani, con una crescita nello scorso anno degli investimenti in asset alternativi pari a oltre 1.8 miliardi di dollari. Anche in Italia i gestori immobiliari rappresentano la scelta preferita da parte dei fondi pensione.

“Man mano che i confini tra le diverse asset class alternative diventano meno distinti, aumentano le possibilità di scelta per gli investitori, i quali devono però essere consapevoli che non tutte le alternative sono equivalenti – sottolinea Pasquoni –. Alcune, come hedge fund e private equity, sono molto complesse e richiedono elevate competenze e governance interna. Altre, come real estate e credito illiquido, possono rivelarsi molto più semplici. Assistiamo inoltre ad un aumento del trend da parte degli investitori verso specifiche strategie alternative. Per esempio, ricerca di diversificazione attraverso investimenti immobiliari, infrastrutture e hedge fund, oppure ricerca di alpha tramite esposizione ad investimenti in hedge fund e talvolta anche in private equity. Questa prospettiva “granulare”, orientata ai driver di rendimento, sta diventando sempre più comune tra gli investitori per la realizzazione della propria asset allocation, soppiantando il “classico” approccio basato sulle asset class”.

L’indagine mostra inoltre che alla fine del 2014, i primi 25 gestori in termini di attività di wealth management gestite rappresentano un patrimonio gestito pari a 454 miliardi di dollari (+7%), seguiti dai gestori di asset di compagnie assicuratrici (288 miliardi, +5%); di fondi sovrani (155 miliardi, invariato); bancari (140 miliardi, +12%); fondi di fondi (122 miliardi, +23%); e di fondazioni (81 miliardi, -3%).

“Il numero di gestori attivi nell’area degli investimenti alternativi è più che triplicato negli ultimi cinque anni e ci aspettiamo che continui a crescere dal momento che gli investitori continuano a ricercare diversificazione e alpha, scostandosi dalle fonti tradizionali, quali azionariato long-only. Questo ha favorito un mercato altamente competitivo, producendo idee innovative per risolvere alcune delle sfide originate dallo scenario di bassi rendimenti e, nel caso dei fondi pensione, deficit costantemente alti – rileva Pasquoni –. Abbiamo riscontrato gli stessi sviluppi anche nel mercato italiano, dove, anche grazie ai cambiamenti normativi (sia recenti sia attesi), ci aspettiamo una crescita degli investimenti alternativi per i prossimi anni. Tali opportunità di investimento ci appaiono molto interessanti in quanto rappresentano una possibilità di diversificazione del portafoglio e, in alcuni casi, una forma di supporto alla crescita economica nazionale. Tuttavia, una parte dell’industria è fortemente criticata per non creare valore aggiunto al netto delle commissioni gestionali e non perseguire al meglio gli interessi degli investitori. Ciò rappresenta una sfida alla sostenibilità del settore e un invito ad una maggiore regolamentazione. Nel frattempo, l’industria stessa dovrebbe affrontare tali problematiche, portando innovazione e cambiamenti positivi all’industria del risparmio gestito”.

Dal punto di vista dei singoli gestori, Macquarie domina il settore gestito della infrastrutture con 92 miliardi di dollari, mentre Bridgewater Associates, con quasi 90 miliardi, è il maggiore gestore di hedge fund. Nella classifica, CBRE Global Investors (82 miliardi) è il più grande gestore immobiliare e TPG Capital è il maggiore in private equity con 67 miliardi. Blackstone è il più grande gestore di FoHF con oltre 63 miliardi e Carlyle Investment Solutions è il più grande gestore PEFoF con oltre 46 miliardi. M&G Investments è il maggiore gestore di credito illiquido con oltre 33 miliardi di dollari, mentre PIMCO domina nelle materie prime con quasi 19 miliardi. Infine, TIAA-CREF è il più grande gestore real asset con oltre 7 miliardi.

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