Ingiustificabili i premi assicurativi richiesti nel Sud

Rc Auto - Tariffe (7) Imc

Rc Auto - Tariffe (7) Imc(Autore: Michele G. Giurano, ricercatore dell’Università del Salento – La Gazzetta del Mezzogiorno)

Come è noto, in Italia, accade che un automobilista che cambia residenza, ma non la propria autovettura, per motivi familiari o di lavoro, rischia di ritrovarsi con una variazione del premio assicurativo R.C.A. del doppio o addirittura del triplo anche in mancanza di una variazione negativa nel proprio attestato di rischio. È anche noto che i cambi di residenza penalizzati riguardano i trasferimenti verso il Mezzogiorno d’Italia. Come si spiega questo fenomeno? L’aumento dei premi assicurativi nel Mezzogiorno può ritenersi giustificato dalle condizioni di mercato? Lo stato dovrebbe, inoltre, continuare ad avallare questo tipo di discriminazione territoriale a svantaggio delle aziende e degli automobilisti meridionali?

Per capire le ragioni della diversificazione territoriale dei premi assicurativi occorre considerare che le regioni italiane differiscono per le caratteristiche della popolazione, la conformazione del territorio e la dotazione di infrastrutture pubbliche ereditate dal passato. Questo determina delle differenze territoriali nei tassi di incidentalità, nel risarcimento medio e nei tassi di frode a danno delle compagnie assicurative e dei loro assicurati. Per giustificare premi assicurativi che, negli ultimi anni, differiscono di circa il doppio tra nord e sud del paese a parità di classe di merito, occorre che esistano delle differenze doppie nella somma delle caratteristiche summenzionate tra le regioni e le provincie italiana. Se si guarda, tuttavia, ai dati ANIA (2012) non si notano differenze nei tassi di incidentalità tali da giustificare una diversificazione così forte dei premi assicurativi. Anzi, paradossalmente, compaiono province con tassi di incidentalità più elevati della media nazionale che godono, invece, di premi molto bassi.

La causa principale della differenziazione territoriale dei premi parrebbe, dunque, legata alla disparità nei tassi di frode tra nord e sud del paese. Secondo i dati ANIA (2012), l’incidenza dei sinistri con frode accertati nel 2010 sono stati dello 0,84% nell’Italia settentrionale, contro una media del 6,55% nell’Italia meridionale, con incrementi simili sui relativi importi. Le discrepanze nei tassi di frode sono significative. Queste, giustificano, infatti, un aumento dei premi al sud di alcuni punti percentuali. Differenze del 5% o 6% nei tassi di frode non sembrano, tuttavia, tali da spiegare divergenze territoriali nei premi assicurativi del 100% o, addirittura, del 200% o anche più. Un punto questo su cui bisognerebbe fare molta più chiarezza.

Sempre secondo i dati ANIA (2012), il fatturato medio degli agenti operanti nel ramo RCA dal 2009 al 2011 è passato da 642 a 688 mila Euro nel settentrione. Nel meridione, invece, il fatturato medio è sensibilmente maggiore di quello settentrionale ed è passato da 897 a 1073 mila euro dal 2009 al 2011. Quest’ultimo dato lascia pensare che la divergenza interregionale dei premi assicurativi sia, piuttosto, dovuta a fenomeni collusivi o di scarsa concorrenza nelle regioni meridionali. In un caso o nell’altro, il mercato non funziona come dovrebbe e farebbe bene il governo ad intervenire per risolvere un problema che aumenta i costi e riduce la competitività dell’economia meridionale.

Sulle polizze assicurative gravano, inoltre, diversi tributi con aliquote proporzionali che appesantiscono il carico fiscale a danno dei contribuenti meridionali. Il contributo al Servizio Sanitario Nazionale, per esempio, ha un’aliquota del 10,5%. A parità di premi assicurativi, questo non causerebbe nessuno problema. Tuttavia, quando alcune aree del paese pagano premi doppi, raddoppia anche il loro carico fiscale. Questo pone problemi di equità, dato che il contributo al Servizio Sanitario Nazionale è notevolmente superiore per le aree con minore capacità fiscale.

È auspicabile, pertanto, un intervento pubblico per ristabilire il rispetto del principi di equità e di non discriminazione territoriale ingiustificata dei cittadini e delle attività produttive.

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