GARIGLIO (UEA): MODERNIZZARE LA PROFESSIONE PER SVOLGERE AL MEGLIO LA PROPRIA FUNZIONE SOCIALE

Filippo Gariglio Imc

Iniziamo con l’intervento di Filippo Gariglio (nella foto), presidente UEA, la pubblicazione di una serie di interviste realizzate all’indomani dell’Italy Protection Forum 2013, svoltosi a Milano lo scorso 26 marzo. Il presidente UEA è stato tra gli animatori della tavola rotonda Italy Pension Forum – Oltre le provvigioni: come fare consulenza al cliente; assieme a lui approfondiamo quindi alcune delle tematiche emerse all’interno dei lavori.

Filippo Gariglio ImcGli italiani non paiono affrontare il problema della previdenza pur, in parte, conoscendolo. È un problema di cultura, di informazione o vi sono anche responsabilità diverse?

Occorre partire da un dato: oggi quasi nessuno è consapevole di quella che sarà la propria posizione reddituale quando andrà in pensione, viviamo una mancanza di trasparenza assoluta che non dipende tanto dalla professionalità dell’intermediario quanto piuttosto dall’incertezza del quadro normativo e dal gap di comunicazione tra lo Stato, attraverso l’Inps, e l’utente finale. Della famigerata “Busta Arancione”, che doveva costituire uno snodo fondamentale, si parla ormai da anni, ma il suo invio continua ad essere procrastinato forse anche per timore delle reazioni sociali che potrà suscitare.

Ma non si tratta qui di individuare dei “colpevoli”, quanto piuttosto di assumersi ognuno le proprie responsabilità – Istituzioni, Intermediari e Compagnie di assicurazione – e cambiare passo. Il mercato previdenziale in Italia non è decollato per tanti motivi, culturali e informativi in primis, ma anche per un fondamentale problema di fiducia e credibilità del sistema. Una fiducia e una credibilità che si conquistano attraverso il rigoroso rispetto delle regole e la valorizzazione della relazione come elemento fondante del rapporto di consulenza.

Il mondo della distribuzione è attraversato da cambiamenti repentini sullo scenario di una crisi senza precedenti. Che ruolo può giocare un intermediario tradizionale?

L’intermediario può sicuramente svolgere una funzione sociale molto rilevante, ma si scontra, esattamente come ogni cittadino, con le difficoltà determinate dalla continua evoluzione normativa. In ambito previdenziale, per poter offrire un servizio davvero utile e completo al consumatore, l’intermediario deve essere messo nelle condizioni di diventare quello che in Europa viene chiamato “financial planner”, ovvero un consulente che si occupa a trecentosessanta gradi della gestione del risparmio di un individuo, fin da giovane, accompagnandolo nelle diverse fasi della vita, preoccupandosi dell’accantonamento pensionistico, ma anche di quegli eventi imprevedibili che possono necessitare di un capitale.

Vorrei sottolineare che proprio in un momento di recessione economica come quello che stiamo vivendo, avere un piano strutturato che permetta di far fronte agli imprevisti diventa ancor più cruciale per qualsiasi individuo, in qualunque momento della sua vita. Non si tratta di inventare una nuova professionalità, ma di modernizzare una professione “antica” adeguandola ai tempi e ai bisogni dei consumatori che in un contesto di arretramento del welfare pubblico non riguardano solo la pensione, ma anche le cure mediche e la non autosufficienza.

Consulenza, collocamento, intermediazione, indipendenza… che valore hanno e in quale rapporto sono con la retribuzione di un intermediario? Qual è l’esperienza europea alla luce della prossima IMD 2?

Parlamento ed EIOPA stanno ancora discutendo, ma di certo la normativa IMD2 deciderà il destino delle provvigioni degli intermediari assicurativi, anche in ambito previdenziale. Noi, come Unione Europea Assicuratori, ricerchiamo “per statuto” il confronto e l’interscambio di esperienze con altre realtà europee e ad esempio abbiamo avuto modo di conoscere da vicino i modelli “nordici”.

Si tratta di realtà, sia a livello socio-economico che di stile di vita molto lontane dalle nostre, dove le provvigioni sono state azzerate dalle Compagnie per legge e l’intermediario negozia direttamente con l’utente il costo della sua consulenza, ebbene, abbiamo costatato che il risultato è stato tragico per gli intermediari e il sistema nel suo complesso non ne ha tratto particolare giovamento. Se a questo aggiungiamo che, secondo una recente indagine il 60% degli italiani non sarebbe disposto a riconoscere alcuna commissione per l’intermediazione, non solo assicurativa, ma anche previdenziale, capiamo che su questo aspetto occorre una riflessione seria da parte di tutti gli attori coinvolti.

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