Intesa-Generali, riparte la scommessa a Piazza Affari

Generali - Sede di Trieste (Foto Massimo Goina) Imc

Generali - Sede di Trieste (Foto Massimo Goina) Imc

(di Marigia Mangano – Il Sole 24 Ore)

Domani il cda di Trieste su nuovi risparmi e quota in Intesa

L’appuntamento è fissato per domani, quando si riunirà il consiglio di amministrazione delle Generali (nella foto, di Massimo Goina, la sede di Trieste). Si tratta del secondo board del gruppo assicurativo a distanza di una settimana dall’ultimo cda. Secondo alcune fonti, la riunione dovrebbe trattare principalmente temi legati alla gestione ordinaria dato che era in agenda da tempo. Tuttavia non è escluso che nel corso della stessa ci possa essere una i nformativa su tempi e modalità della “ristrutturazione” del prestito titoli legato al pacchetto del 3% in Intesa Sanpaolo.

La scorsa settimana, infatti, il comitato investimenti e operazioni strategiche, seguito in rapida successione dal cda delle Generali, hanno convenuto sull’opportunità di smontare il prestito titoli su azioni Intesa Sanpaolo che ha impedito alla banca di avviare un’eventuale operazione di stake building sul Leone.

L’idea che è emersa, evidentemente, è di mantenere la presenza nell’azionariato della banca secondo però modalità differenti, che permettano di consolidare la posizione ma al tempo stesso di avere una gestione più attiva e diretta del dossier. In quest’ottica, sarebbe stata avviata un’analisi per capire le opzioni sul tavolo: è possibile che venga costruito un complesso pacchetto di opzioni che renda anche maggiormente conveniente l’operazione.

A riaccendere i riflettori sul Leone hanno contribuito le indiscrezioni di stampa, riportate dal Financial Times, secondo cui entro un paio di settimane si saprà se Intesa andrà avanti con un’operazione su Generali. Secondo il quotidiano britannico, Messina avrebbe detto agli investitori durante il road show di volere una «fusione amichevole» e di pianificare un approccio a Generali e agli azionisti principali della compagnia. A prescindere da ciò, l’impressione, è che entro la fine di febbraio «le combinazioni industriali» con Generali attualmente allo studio di Intesa Sanpaolo potrebbero trovare risposte certe, in un senso o nell’altro.

Naturale, dunque, che a Trieste si stia cercando di delineare in tempi stretti una strategia difensiva. Il Leone, infatti, sta approfittando di questa inaspettata fase di tregua per serrare ulteriormente le fila. D’altra parte, il tentativo di affondo di Intesa Sanpaolo, ha messo definitivamente in chiaro che per il mercato il Leone è una preda e, soprattutto, che l’attuale assetto azionario, per anni capace di garantirne l’indipendenza, non appare più sufficiente a scoraggiare eventuali incursioni, italiane o straniere. Il nuovo obiettivo, in pratica, non è solo difendersi da Ca’ de Sass, piuttosto creare le condizioni che possano garantire nel lungo periodo indipendenza e integrità. Da qui la necessità di valutare tutte le opzioni possibili per rafforzare nel breve il gruppo assicurativo. Secondo il Financial Times, un primo passo su cui si starebbe ragionando sarebbe quello di intervenire con un’accelerazione sui risparmi, indicati nell’ordine del 4% dei costi e per 200 milioni nelle strategie al 2019. L’obiettivo sarebbe quello di portarli intorno al 6-7%. Più in generale, il gruppo sarebbe intenzionato a procedere in modo spedito nell’implementazione del piano al 2019. Progetto che prevede un consolidamento nelle aree chiave e una crescita disciplinata nelle zone rilevanti.

È altrettanto vero che aumentare la taglia del Leone può rivelarsi l’arma migliore per bloccare eventuali operazioni ostili. Tanto più che alla finestra, non c’è solo la banca milanese ma più in generale i grandi player internazionali del settore, da Zurich ad Allianz e Axa. Allo stato non risulta siano stati individuati target, ma secondo gli addetti ai lavori Generali potrebbe anche pensare di mettere nel mirino una media compagnia che apra a nuovi mercati, come potrebbe essere Rsa (Royal Sun Alliance). Dunque, implementazione del piano, certo, ma anche una analisi più attente sulle opportunità che offre il mercato in tema di crescita per linee esterne. Una opzione, quest’ultima, che evidentemente non può prescindere da un confronto tra management e i principali azionisti della compagnia, tra cui Mediobanca, Caltagirone, De Agostini e Leonardo Del Vecchio. Tanto più nel caso in cui un eventuale shopping fuori confine dovesse richiede un eventuale rafforzamento patrimoniale.

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