Investimenti sostenibili: “Fondi istituzionali attivi ma possono fare di più”

Investimenti - Sostenibilità (2) Imc

Investimenti - Sostenibilità (2) Imc

(di Mariano Mangia – Repubblica Affari & Finanza)

Per lo European Sri Study di Eurosif occorre una svolta culturale perché si diffonda la conoscenza delle opportunità e cadano i pregiudizi sulla spesa in strumenti con valenza di responsabilità

Nel mondo a guardare con maggiore attenzione agli investimenti sostenibili sono gli “asset owners”, gli investitori istituzionali, e il nostro paese non fa eccezione. Il mercato è guidato dai grandi gruppi assicurativi, il gruppo Generali, ad esempio, da diversi anni basa le sue strategie di investimento anche su criteri Esg, le politiche di investimento del gruppo Unipol si propongono di coniugare gli obiettivi economici e di redditività con quelli di natura sociale, ambientale e di governance. Tra le fondazioni è doveroso citare la Fondazione Cariplo che dal 2008 ha adottato per il suo intero patrimonio un approccio di investimento di tipo socialmente responsabile, “al fine di evitare incoerenze con la sua attività istituzionale e rischi finanziari di lungo periodo”, come si legge nel suo regolamento per gli impieghi del patrimonio. Per quanto riguarda il settore della previdenza, invece, il quadro è delineato nella seconda edizione dell’indagine Le politiche di investimento sostenibile e responsabile degli investitori previdenziali condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile e da Mefop.

L’indagine si basa su un questionario, focalizzato sui temi della governance, della politica di investimento e della sua attuazione, della trasparenza e responsabilità, somministrato a un campione rappresentato dai primi dieci piani previdenziali per masse gestite all’interno di cinque categorie: enti di previdenza, fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti, piani individuali pensionistici e fondi pensione pre-esistenti.

L’adozione di politiche di investimento sostenibili appare ancora circoscritta, sia pure in crescita: i piani che integrano criteri Esg nelle scelte di investimento sono 16 su un totale di 36 rispondenti, ma poco meno della metà adotta politiche Sri per l’intero patrimonio gestito. Analogamente a quanto rilevato in un altro studio, lo European Sri Study di Eurosif, anche questa indagine conferma come nel nostro paese le strategie Sri più diffuse siano le “Convenzioni internazionali”, l’88% dei soggetti che adottano criteri Esg ha dichiarato di adeguare le proprie strategie a standard e convenzioni internazionali, in particolare la Convenzione di Oslo contro le bombe a grappolo e i Pri – Principi per l’Investimento Responsabile, e le strategie di “Esclusione”, tra i criteri menzionati l’appartenenza al settore degli armamenti e, a seguire, riciclaggio del denaro, pornografia, alcol, tabacco e gioco d’azzardo; appaiono in aumento le esclusioni di società con impatto negativo sull’ambiente o che vìolano i diritti dei lavoratori.

In crescita la strategia dell’Engagement, adottata in tutte le categorie di piani previdenziali con l’eccezione dei Pip, mentre sono meno diffuse le strategie Best in Class e Investimenti tematici. Si può fare di più, i margini di miglioramento, sottolinea il rapporto, “sono indubbiamente significativi”: l’adozione di strategie Sri dovrebbe essere estesa all’intero patrimonio e a tutte le classi di attivo e poi occorre migliorare la comunicazione, l’indagine conferma la tendenza di alcuni soggetti che integrano i criteri Esg a non valorizzare adeguatamente le proprie scelte nelle politiche di comunicazione.

Una spinta a intensificare gli sforzi in tema di trasparenza e comunicazione viene anche dall’evoluzione del quadro normativo europeo: la direttiva 2016/2341 conosciuta come Iorp II, emanata lo scorso gennaio e che dovrà essere recepita entro 24 mesi negli ordinamenti nazionali, contiene espliciti riferimenti ai criteri Esg in termini di investimento e di gestione del rischio e di comunicazione. Ma lo sforzo maggiore è di tipo “culturale”: secondo gli estensori del rapporto, perché l’investimento Sri diventi una scelta maggioritaria tra gli operatori della previdenza complementare occorrerà superare principalmente due ostacoli, i modelli di governance (consigli di amministrazione con conoscenze ancora limitate in materia di sostenibilità e orizzonte temporale di breve periodo) e il pregiudizio diffuso che associa agli investimenti sostenibili rendimenti inferiori.

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