Investitori istituzionali italiani, in aumento flussi e patrimonio in gestione

Investimenti (3) Imc

Investimenti (3) Imc

Presentato il quinto Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali: diminuisce il numero degli investitori istituzionali che operano nel nostro Paese, ma aumenta il patrimonio gestito (237,25 miliardi di Euro nel 2017). Circa il 70% del patrimonio è affidato direttamente o indirettamente a gestori professionali: 113 miliardi tramite mandati e 50 miliardi investiti in fondi (OICR e FIA). Ancora troppo modesti gli investimenti in economia reale, con la sola eccezione delle fondazioni di origine bancaria che sono i maggiori investitori (49,5% del totale attivi). Necessario cogliere l’opportunità di reinvestire una maggiore quota di TFR confluito ai fondi pensione nel sistema produttivo e di ripristinare il fondo di garanzia. Si conferma il calo dei rendimenti, nel primo semestre 2018 alcuni fondi pensione al di sotto dei rendimenti obiettivo: prosegue la ricerca di nuove asset class in cui investire

Secondo quanto emerge dalle principali linee di tendenza tracciate dal Report Annuale Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2017, curato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali , anche l’Italia inizia a vantare un mercato di spessore, con un totale di oltre 20 miliardi di Euro l’anno di flussi da reinvestire. Nonostante la lunga crisi crescono poi i patrimoni, la cui gestione è peraltro sempre più spesso esternalizzata mediante acquisti di Oicr, Fia, Sicav e Etf e tramite mandati di gestione.

Giunta alla sua quinta edizione, la pubblicazione si pone l’obiettivo di fornire un dettagliato quadro quantitativo sul mondo degli investitori istituzionali che operano nel nostro Paese, con focus particolare su Fondi pensione e preesistenti, Forme di assistenza sanitaria integrativa, Casse di Previdenza Professionali, Fondazioni di origine bancaria e – per il secondo anno consecutivo – sulle compagnie di assicurazione.

Il Report 2018 è inoltre caratterizzato da un’ulteriore novità: l’analisi dettagliata degli investimenti nella cosiddetta “economia reale domestica”, di cui viene evidenziata l’entità ancora troppo modesta, malgrado le numerose discussioni sulla materia. All’interno di questo quadro spiccano in ogni caso le Fondazioni bancarie che, considerando la quota nella banca conferitaria, in CDP e Fondazione con il Sud, sono i maggiori investitori in economia reale con il 49,5% del totale attivi di bilancio, seguite dalle Casse privatizzate dei liberi professionisti con il 14,6%; modesto invece l’apporto di fondi negoziali e preesistenti, seppure in aumento rispetto al 2016, pari rispettivamente al 3,46% e 3,2% del patrimonio destinato alle prestazioni, che ammonta a 49,46 e 57,38 miliardi. Ancora molto alta, infine, la percentuale di investimenti in forme obbligazionarie effettuati dai fondi pensione che, nel complesso, valgono circa il 70% del patrimonio.

«Impressiona in particolar modo l’esiguità degli investimenti dei fondi di natura contrattuale, in gran parte alimentati dal TFR che è “circolante interno” alle aziende ed è quindi la prima e principale forma di finanziamento dell’economia reale», ha commentato al riguardo Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, suggerendo l’urgenza di un ripristino del fondo di garanzia, strumento istituito dal D.Lgs. 252/2005 e successivamente abolito, «anche perché la gran parte degli oltre sei milioni di lavoratori che operano in aziende con meno di 15 dipendenti, come si può vedere dai dati sul TFR, è scoperta da qualsiasi protezione complementare anche a causa delle difficoltà di queste piccole imprese ad approvvigionarsi sul mercato del credito».

Il quadro generale

Gli investitori istituzionali che operano in Italia sono 402, 36 in meno rispetto allo scorso anno (35 fondi negoziali, 88 Fondazioni di origine bancaria, 20 Casse professionali privatizzate, 259 fondi preesistenti), e gestiscono un patrimonio di 237,25 miliardi di Euro (+106,6 rispetto al 2004), dei quali quasi il 70% è affidato direttamente o indirettamente a gestori professionali con un incremento costante della “fabbrica del risparmio gestito”. Sommando anche le risorse gestite dai fondi pensione aperti e dai PIP (53,77 miliardi) e le riserve delle compagnie di assicurazione (539 miliardi) il patrimonio complessivo raggiunge quota 830,42 miliardi di Euro, cioè il 48% del Pil.

«Se i numeri del sistema, ma anche il confronto con gli altri Paesi, rendono evidente la necessità di un complessivo efficientamento del sistema, con una forse possibile riduzione del numero di operatori in alcuni ambiti (si pensi ad esempio al caso della sanità integrativa), è d’altra parte altrettanto interessante rimarcare come, nonostante la lunga crisi, nell’ultimo decennio e più, il patrimonio di Casse, Fondi e Fondazioni sia costantemente cresciuto e praticamente più che raddoppiato, esattamente come per assicurazioni e welfare privato – ha rilevato Brambilla –. E vanno poi certamente segnalati anche i flussi di nuove entrate tra proventi patrimoniali, contribuzioni (al netto delle prestazioni) e dividendi per Fondi, Casse e Fondazioni, ammontati nel 2017 a 9,58 miliardi, con un incremento del patrimonio rispetto all’anno precedente del 4,20%: se si considerano anche gli asset in scadenza, in termini di totale investibile arriviamo a oltre 11 miliardi l’anno».

Rendimenti e gestione

A eccezione delle Fondazioni che registrano un rendimento positivo pari al 5,3%, le performance degli altri investitori si confermano in calo rispetto al 2014 e alle medie a 3, 5, 10 anni, mentre si mantengono in linea con quelle dello scorso anno. Anche per il 2017, tuttavia, i fondi pensione, salvo per qualche linea d’investimento come quelle con garanzia e le obbligazionarie, hanno ottenuto rendimenti superiori ai parametri obiettivo (inflazione, media quinquennale del Pil e Tfr). Anche nel primo semestre 2018 prosegue la discesa dei rendimenti e, dopo molti anni alcuni fondi, performano meno dei parametri obiettivo.

Complici il permanere di tassi d’interesse molto bassi sul medio-lungo periodo e la volatilità dei mercati finanziari dovuta in gran parte a fattori geopolitici, prosegue la ricerca di nuove asset class sempre meno correlate a questi fenomeni e dalle quali ottenere rendimenti positivi, e si incrementano inoltre – all’interno di un contesto difficile che spinge a guardare quindi verso l’esterno – gli investimenti diretti e indiretti affidati a gestori professionali, raggiungendo nel 2017 quasi il 70% del patrimonio totale. Vistoso ad esempio anche l’aumento fatto registrare in quest’ambito dalle compagnie di assicurazione, che toccano il 12,3%.

Dal punto di vista dei soggetti gestori dei patrimoni previdenziali e fondazionali con mandato, al primo posto della “classifica” si colloca Generali Italia che, pur riportando un numero molto inferiore di mandati rispetto alla seconda Amundi (78 mandati e 8,9 mld), ha in gestione 9,5 miliardi con “soli” 19 mandati; a seguire si posizionano Unipol, Eurizon Capital e BlackRock. I primi cinque gestori raccolgono oltre il 36% del totale affidato in gestione dagli Investitori istituzionali.

Gli scenari futuri: la flat tax

A margine della presentazione del Report, spazio anche per qualche riflessione sul futuro del comparto e, in particolare, su temi di strettissima attualità come quello della flat tax che, come evidenziato da Brambilla, rischierebbe di indebolire il pilastro della previdenza complementare. «Per come è stata realizzata nei Paesi che l’hanno introdotta e, in Italia per la precisione dovrebbe trattarsi di una dual tax con due aliquote, la flat tax – ha spiegato il presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali – prevede infatti l’abolizione di tutte le deduzioni e delle detrazioni, e non potrebbe essere diversamente. Viene però allora da domandarsi cosa succederà alla previdenza integrativa e in particolare ci sarà da capire se il dipendente, persi i vantaggi fiscali sui propri contributi, si accontenterà di aderire ai fondi soltanto per l’aliquota di imposta sostitutiva finale, tra il 9 e il 12%. Insomma, il welfare integrato rischia indubbiamente di uscirne indebolito: non certo più agevole sarebbe ad esempio la situazione del welfare aziendale e, di riflesso, alla previdenza e all’assistenza sanitaria integrativa cui è certamente di grande aiuto».

Di seguito, nel dettaglio, le principali evidenze emerse a proposito dai singoli soggetti indagati.

I fondi pensione negoziali

A fine 2017 i fondi pensione negoziali sono 35 con 2.805.751 iscritti (+8% rispetto allo scorso anno, incremento in parte dovuto all’estendersi a nuovi fondi e settori professionali della cosiddetta adesione contrattuale prevista dai CCNL) e un attivo netto destinato alle prestazioni di circa 49,456 miliardi di Euro (+7,7% rispetto al 2016). Ai primi posti della classifica per numero di iscritti Prevedi (anche per effetto della citata adesione contrattuale), Cometa, Fonte, Fonchim, Laborfonds; guidano invece la classifica dei fondi per patrimonio Cometa (10,83 miliardi), Fonchim (6,11), Fonte (3,63), Laborfonds (2,58) e Fondenergia (2,17).

In merito alla composizione del patrimonio, la quota più rilevante continua a essere costituita dai titoli di debito (pari al 61,03%), seppure in continuo calo rispetto ai due anni precedenti; di questi, i titoli di Stato rappresentano circa il 44% delle risorse gestite (il 18,5% sono italiani) e le obbligazioni corporate il 17,02% (di cui il 15,5% emesse da aziende estere).

Rispetto all’anno precedente l’esposizione sui titoli di Stato è diminuita di circa dieci punti percentuali, mentre quella sugli altri titoli di debito è aumentata di circa cinque punti. In aumento le quote investite in azioni e OICR, rispettivamente pari al 20,76% e al 8,03%, mentre i depositi si attestano al 6,82% del patrimonio. La gestione dei fondi pensione negoziali è quasi totalmente esternalizzata a gestori patrimoniali professionali; nel 2017 da quattro passano a sei i fondi che hanno acquistato direttamente quote di fondi immobiliari o mobiliari chiusi (Eurofer, Solidarietà Veneto, Laborfonds, Priamo, Prevaer e Byblos) per un ammontare complessivo ancora modesto e pari a 117 milioni di Euro.

Fondi pensione preesistenti

I fondi pensione preesistenti sono 259 (35 in meno rispetto allo scorso anno) con 643.341 iscritti (in riduzione di circa 10.000 unità rispetto al 2016) e un patrimonio di 58,996 miliardi (+2,5% rispetto all’anno precedente). Ai primi posti delle classifiche si collocano Previndai (79.180 iscritti e 11,03 miliardi di patrimonio), Gruppo Intesa Sanpaolo (64.897 iscritti e 5,05 miliardi di patrimonio), Unicredit (55.732 iscritti e 3,52 miliardi di patrimonio) e Mario Negri (40.073 iscritti e 2,86 miliardi di patrimonio).

Il patrimonio dei fondi preesistenti autonomi per il 44,77% è costituito da riserve matematiche presso assicurazioni, il 35,74% è affidato a gestori professionali, mentre il rimanente 19,5% è gestito direttamente. Rispetto al 2016 si nota un lieve calo delle riserve presso le compagnie assicuratrici e in gestione diretta, mentre è rilevante l’aumento del ricorso al conferimento in gestione finanziaria (5% in più rispetto all’anno precedente). La composizione degli investimenti, escluse le riserve matematiche presso le compagnie di assicurazione, è per il 42,2% in titoli di debito, il 16,7% in titoli di capitale, il 20,4% in OICR, il 6,1% in immobili e partecipazioni in società immobiliari, il 4% in polizze assicurative di tipo finanziario ed il 6,9% in liquidità. Rispetto allo scorso anno si rileva una discreta diminuzione dei titoli di debito (in particolare quelli di stato diminuiti del 3%) ed in misura inferiore degli investimenti immobiliari (-1%) a favore dei titoli di capitale e degli OICR; un fenomeno attribuibile al già citato perdurare di bassi tassi di interesse.

Fondazioni di origine bancaria

Le fondazioni di origine bancaria sono 88 e registrano un patrimonio netto contabile di 39,7 miliardi di Euro, a fronte di un totale degli attivi di bilancio pari a 46,1 miliardi. Secondo i curatori del rapporto occorre tuttavia considerare il rilevante importo delle erogazioni (oltre 23 miliardi tra il 2000 e il 2017) che, sommate al patrimonio, farebbero superare i 70 miliardi, “effettuate tra l’altro, in un periodo in cui le banche conferitarie hanno drasticamente ridotto le quotazioni, quando non azzerato anche i dividendi, imponendo alle Fondazioni stesse uno sforzo di sostegno al sistema”.

Nel 2017, anche grazie ai buoni risultati dei mercati borsistici e ad alcune operazioni straordinarie tra cui la cessione di quote della conferitaria per restare al di sotto del limite previsto dal protocollo Acri – Mef del 33%, il rendimento medio del patrimonio è stato del 5,3% (3,4% nel 2016 come nel 2015 e 5,5% nel 2014).

Nel campione di 23 fondazioni analizzate che rappresentano l’82% dell’attivo totale, la modalità di gestione è ripartita come segue: 31,5% impieghi istituzionali (conferitaria, CDP e Fondazione con il Sud), 65,8% investimenti diretti e 2,7% investimenti in gestione. Da Itinerari Previdenziali si sottolinea come il peso della conferitaria sul totale attivo si sia ridotto al 27,8%, passando dal 36% del 2014 al 30,3% nel 2016 in seguito a cessioni e adeguamenti ai valori di mercato del prezzo di carico della conferitaria.

Per quanto riguarda invece gli investimenti diretti delle Fondazioni in prodotti e servizi gestiti, si rileva un elevato grado di diversificazione con particolare riguardo agli investimenti in economia reale. Gli investimenti diretti delle Fondazioni di origine bancaria (esclusi quelli nella conferitaria, in CDP e Fondazione con il Sud) sono pari a 25 miliardi di Euro; in dettaglio, rispetto al totale attivo, gli investimenti immobiliari rappresentano il 3%, gli OICR tradizionali il 15,8% (fondi, sicav, ETF) contro l’11,2% dei titoli di capitale e il 5% dei titoli di debito (i titoli di Stato, per la quasi totalità italiani, rappresentano solo lo 0,58% del totale investito, in continua riduzione rispetto agli anni precedenti); forte incremento per i FIA (fondi di investimento alternativi), il cui peso è andato crescendo nell’ultimo triennio – raggiungendo il 26,8% del totale attivo – e raddoppiando rispetto al 2016.

Casse dei liberi professionisti 

Le 20 Casse dei liberi professionisti (escludendo Onaosi) contano 1.625.289 iscritti per un patrimonio di 78,74 miliardi di Euro, di cui 61,25 investiti direttamente e 17,49 affidati in gestione tramite mandato. Le Casse con il maggior numero di iscritti sono Enpam (363.670), Cassa Forense (242.235), Enasarco (233.383) e Inarcassa (168.109), mentre dal punto di vista patrimoniale guidano la classifica per totale attivo Enpam (20,07 miliardi), Cassa Forense (11,74 miliardi), Inarcassa (10,22) e la Cassa dei Dottori Commercialisti (8,05).

Gli investimenti diretti riguardano, in particolare, investimenti immobiliari per circa il 5,15% del totale delle risorse gestite direttamente (in forte riduzione rispetto all’11% dello scorso anno), investimenti monetari per l’8,78%; obbligazioni (corporate e titoli di Stato) per il 14,6%, in continuo e leggero calo rispetto al 16% del 2016 e al 19% del 2015; titoli azionari per il 5,53% e quote di OICR tradizionali per il 24,57%, che insieme ai FIA (24%) restano lo strumento privilegiato in termini di investimento diretto da parte delle Casse.

Compagnie di assicurazione

Le compagnie di assicurazione italiane del comparto Vita, che comprende sia la classe C (sostanzalmente le polizze tradizionali del ramo I, IV e V) sia la classe D (le soluzioni linked del ramo III), alla fine dell’anno 2017 detenevano attivi per un valore complessivo di 734 miliardi (in crescita del 5,3% rispetto alla fine del 2016). La quasi totalità degli attivi è rappresentata da investimenti (oltre 690 miliardi), di cui 154 miliardi ascrivibili alla classe D e i restanti 540 alla classe C. L’investimento prevalente del settore assicurativo è quello obbligazionario e dei titoli a reddito fisso: circa 434 miliardi, investiti principalmente (al 70%) in titoli di Stato. Rispetto al 2016 l’investimento in quote di fondi comuni (pari a 66 miliardi) è quello che ha mostrato una crescita più evidente (+20%).

Le prime venti compagnie Vita italiane di classe C per totale degli attivi rappresentano l’87,7% dell’intero comparto, che complessivamente vale 580 miliardi. Poste Vita, Intesa Sanpaolo Vita e Generali Italia sono le imprese con una quota sul totale di attivi gestiti superiore al 10% e rappresentano, insieme, oltre il 43% dell’intero settore.

Casse di assistenza sanitaria integrativa

Secondo le stime contenute nel Report, infine, nel 2017 le forme di assistenza sanitaria integrativa hanno raggiunto le 340 unità e nel 2016 (ultimo dato disponibile pubblicato dall’Anagrafe dei Fondi Sanitari tenuta presso il Ministero della Salute) il numero totale degli assistiti è stato pari a circa 10,6 milioni (8,4 mln di iscritti e 2,3 mln di familiari), con prestazioni erogate per 2,3 miliardi di Euro. Il patrimonio stimato in continua crescita, costituito dalle riserve tecniche e da altri accantonamenti prudenziali, ammonta a circa 3,956 miliardi di Euro.

Intermedia Channel


Itinerari Previdenziali – Report annuale “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2017”

Itinerari Previdenziali – Atti dei convegni di presentazione del quinto Report annuale sugli investitori istituzionali italiani

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