«Italia all’anno zero: solo un’azienda su dieci è assicurata contro i disastri»

Alluvione Piemonte ottobre 2000 Imc«Se In Italia non cambiamo sistema continueremo a pagare le accise sui carburanti per coprire i terremoti del Belice e dell’Irpinia». Ne è convinto Antonio Coviello, docente della Seconda Università di Napoli e ricercatore dell’Istituto ricerche sulle attività terziarie del Cnr. Oggi a Napoli presenterà i risultati dello studio “Calamità naturali e coperture assicurative“, da cui emerge, per esempio, che tra il 1963 ed il 2012 ben 782 Comuni italiani hanno subito inondazioni e frane, con un costo medio dello 0,2% del Pil annuo. Il nostro Paese ha quasi il 50% dei cittadini che vivono in zone a rischio e negli ultimi tre anni l’80% dei Comuni ha subito un sinistro.

Lo Stato riesce a coprire questi costi?

«No, e infatti bisogna cambiare registro. Non si tratta di voler sottrarre allo Stato il suo ruolo, ma di pensare, per le calamità, ad un sistema misto pubblico-privato, con quindi delle coperture assicurative. Con la crisi e i problemi che ha il nostro Paese lo Stato non ce la fa a far fronte a questi eventi e la cosa è stata dimostrata nelle ultime occasioni. Poi c’è la prevenzione, ma quello è un altro discorso».

L’anno scorso per l’uragano Sandy le assicurazioni americane hanno coperto più delle metà dei danni totali. In Italia i danni pagati dalle assicurazioni per il terremoto in Emilia sono stati il 10%. Perché?

«Perché la massa assicurata in Italia è molto inferiore rispetto ai Paesi anglosassoni, ma anche alla Francia e alla Svizzera. In Europa siamo gli ultimi. Secondo una ricerca recente solo 11% delle Pmi italiane è assicurata per eventi di questo genere».

E questo è dovuto a una differenza di cultura o a difetti delle nostre compagnie?

«Fino ad ora lo Stato ha fatto un po’ da mamma, e questo è anche un bene, ma quando parliamo di sanità e Stato sociale. Nel caso di eventi naturali però è sbagliato, perché, come dicevo, lo Stato non può fare tutto da solo. C’è poi un’altra questione: gli italiani da qualche anno hanno un cattivo rapporto con le compagnie assicurative, pervia dell’esplosione dei premi delle Rc Auto. Le compagnie assicurative non si rendono conto che se non scioglieranno questo nodo, rimarremo il Paese più sotto assicurato del mondo».

Ci sono responsabilità da parte delle autorità di controllo, Isvap e Ivass poi?

«Sicuramente».

Quando ci fu la riforma della protezione civile si parlò anche di obbligatorietà delle assicurazioni contro i disastri.

«In verità si parlò di semi-obbligatorietà. Il piano non è mai più partito, ma io penso che il sistema debba diventare obbligatorio, non semi-obbligatorio. Sennò chi pensa di stare in una zona a rischio non farebbe l’assicurazione e gli altri invece sì».

Allo Stato negli ultimi anni questo tipo di eventi quanto sono costati?

«Quasi 11% rispetto al Pil, anche se i dati non sono omogenei. Comunque decine di miliardi».

Fonte: Il Secolo XIX

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