Italia sottoassicurata, i premi danni solo lo 0,9% del Pil

Assicurazioni - Mutui - Finanziamenti Imc

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(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Se si esclude il settore auto siamo uno dei Paesi con meno protezione in Europa: 83 euro pro capite contro 161 euro della media Ue. Solo l’1% delle abitazioni è assicurato contro il terremoto contro il 40% del Giappone. Secondo uno studio di Mediobanca i terremoti nel Paese dal 1968 al 2012 hanno avuto un costo di 122 miliardi: 3 miliardi l’anno

Stando alle più recenti stime dell’Ania, l’associazione italiana degli assicuratori, il gap tra l’Italia e il resto dei principali paesi europei in termini di protezione contro i danni è enorme. Nel 2015 il rapporto tra premi danni-non auto e Pil era pari allo 0,9% contro circa l’8% dell’Olanda, il 2% della Spagna, il 2,5% della Germania e il 2,1% del Regno Unito. Un ritardo che, evidentemente, rende particolarmente vulnerabili le famiglie e le imprese del paese, incidendo anche sul percorso di crescita economica. Basti pensare che, sempre in termini di diffusione della protezione, nel paese il premio danni non auto pro capite nel 2014 era pari a 83 euro: un valore assai distante dalla media europea che si aggira attorno ai 161 euro (complici i 416 euro che vengono spesi in Danimarca, i 262 euro del Regno Unito e i 214 euro della Germania). Significa che rispetto al resto del Vecchio Continente investiamo meno della metà per preservarci da possibili sinistri. Sappiamo far meglio solo di Portogallo (72 euro) e Grecia (42 euro). Il quadro diventa ancora più allarmante se si guarda alla sola difesa contro le catastrofi: meno dell’1% delle abitazioni del paese è assicurato. Eppure il nostro non è un territorio esente da rischi. Sempre stando ai dati dell’Ania solo il 45% delle case risulta coperto da polizza mentre ben il 65% delle abitazioni è a rischio catastrofi naturali.

Un’analisi diffusa ieri da Mediobanca, che ha rielaborato i dati dello studio I costi dei terremoti in Italia, ha calcolato che dal terremoto della Valle del Belice del 1968 a quello in Emilia del 2012, i costi attualizzati al 2014 degli eventi hanno raggiunto la somma di 122 miliardi di euro. In pratica circa 3 miliardi di euro l’anno. Ciò significa che, considerato che nel paese ci sono circa 30 milioni di proprietà immobiliari, si sta parlando di 100 euro di spesa all’anno per ogni unità abitativa. Nei giorni scorsi Ania ha ipotizzato che la polizza a copertura di un simile evento catastrofale possa aggirarsi attorno ai 75 euro l’anno, con variazioni al rialzo e al ribasso a seconda di dove è collocata la casa per un massimo di 91 euro l’anno.

Per tutte queste ragioni da tempo si parla e si discute di un modello di copertura pubblico-privato per far fronte alle catastrofi naturali. Difficile immaginare che si possa introdurre l’obbligatorietà della polizza così come avviene in altri, pochi, paesi al mondo. Più probabile, come spesso si è discusso, che vengano previsti degli incentivi fiscali (detrazione della polizza) alla sottoscrizione del contratto, come ventilato dal ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio. Di fatto è quanto avviene già in Canada mentre in Belgio, Francia, Gran Bretagna e Danimarca la protezione è facoltativa ma diventa imperativa nel caso in cui si sottoscriva una polizza contro gli incendi.

In Nuova Zelanda, invece, la copertura è obbligatoria. Qui esiste un sistema retto da un’organizzazione centralizzata che è di fatto nelle mani dello Stato: l’EarthQuake Commission (EQC) che si occupa anche della gestione e del pagamento dei sinistri. In sostanza, la polizza viene venduta da compagnie private che trasferiscono premi e sinistri alla EQC che a sua volta si riassicura. Il premio è sostanzialmente “flat” per tutto il territorio, ha franchigie molto basse e limiti di indennizzo medio-alti e lo Stato interviene solo nel caso in cui il settore privato non riesca a coprire l’intero ammontare delle perdite. La penetrazione della copertura è altissima: supera il 90% e per questo le tariffe sono le più basse al mondo pari a 15 centesimi ogni 100 dollari di copertura.

Altro esempio “virtuoso” è il Giappone dove esiste, dal 1964, il fondo di coassicurazione JER (Japan Earthquake Reinsurance). Il programma prevede che le polizze vengano vendute da compagnie private che si riassicurano in gruppo proprio attraverso il fondo. I rischi che vengono ceduti allo JER sono ripartiti tra governo, il fondo stesso e le compagnie assicurative. Questo modello garantisce una percentuale di penetrazione vicina al 25% al quale però poi si somma l’assicurazione catastrofale offerta dalle compagnie di mutua assicurazione che vale un altro 15 per cento. In sostanza la penetrazione totale del residenziale giapponese è di circa il 40% in un territorio, peraltro, dove la sicurezza degli edifici ha standard assai elevati.

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