L’ angolo de IlBroker : La felicità, vera e unica arma segreta per ammaliare il prossimo

felicità

Mirko Odepemko , Chief Distribution & Marketing Officer presso AIB All Insurance Broker e “anima” de Il Broker, rivista telematica della quale è fondatore, nel suo articolo questo mese ci parla della Felicità felicità

 

Oggi parleremo della felicità, quella felicità importante per ogni essere vivente e per ogni essere umano. La felicità, credetemi è la vera e unica arma segreta per ammaliare il prossimo.

Per farvi capire velocemente cosa si intende per felicità, quella vera felicità vi evidenzio un paio di frasi che, a mio avviso, rendono perfettamente l’idea del concetto.

Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa. Lev Tolstoj

La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha. Oscar Wilde

La felicità è conoscere e meravigliarsi. Jacques Cousteau

Siamo arrivati, nel percorso di questi mesi, sicuramente alla parte più importante e, forse, dove ognuno di noi deve, in qualche modo, mettersi a confronto con i propri demoni e le proprie emozioni, i propri sogni e le proprie sconfitte per cercare dentro di se la felicità. Sì, proprio la felicità, che come vedremo in questo capitolo, fa la differenza in ogni nostro tipo di atteggiamento verso l’esterno e, ovviamente, verso il nostro io, per dare il meglio a tutti coloro che ci circondano e, soprattutto, a noi stessi. Vi sarete sentiti dire mille volte, dai vostri genitori, dai nonni e da tutti coloro che vi stanno vicino che: “se lavori sodo, otterrai il successo e, una volta ottenuto il successo, allora e solo allora sarai felice”. In questo modo viene prima il successo e poi la felicità! Non è così e vi dimostrerò in questo capitolo che non è proprio così. Ci vogliono far credere a tutto ciò perchè non vogliono che annebbiare la nostra capacità di essere felici. Un uomo felice al suo interno è, diciamocelo chiaramente, meno manovrabile, meno soggiogabile e ancora, più difficile da frenare, più difficile da controllare.

Seguitemi e capirete, ma prima vorrei sottolinearvi perchè ho deciso di affrontare tale tema della felicità e soprattutto ci terrei a spiegare che cosa sia la Psicologia Positiva. Negli ultimi anni la ricerca in ambito psicologico si è sempre più interessata alle varie forme del vivere bene; nelle maggiori riviste scientifiche infatti si possono trovare numerosi lavori volti allo studio del benessere e delle risorse individuali. Vivere in modo ottimale, raggiungere il benessere e la felicità, sta diventando quindi obiettivo di ricerca non solo aspirazione di ciascuno individuo.

La Psicologia Positiva si occupa principalmente di studiare le condizioni e i processi che contribuiscono al Flourishing, o “stato ottimale” del funzionamento delle persone, dei gruppi e delle istituzioni. Questo approccio tuttavia ha una lunga storia: dai lavori di Allport (1958) per le caratteristiche positive presenti in ciascun individuo, alle ricerche di Maslow (1968) sulla salute delle persone, fino agli studi più recenti di Cowan (2000) sulla resilienza in bambini e adolescenti. Perché nasce la Psicologia Positiva? Sin dalla fine del secolo scorso, la psicologia si è occupata prevalentemente di comprendere, analizzare e classificare i comportamenti atipici e patologici degli individui. Obiettivo principale era quello di costruire una psicologia in grado di capire, trattare e “curare”, secondo un’accezione tipicamente medicalizzata, la sofferenza psicologica. Ma, questo “modello patologico” è davvero l’unico possibile? È necessario attraversare il malessere per promuovere “lo star bene?” L’attività scientifica e la pratica clinica degli ultimi due decenni sembrano suggerire modelli alternativi.

Alla fine degli anni Ottanta prese avvio negli Stati Uniti una corrente di pensiero interessata in modo specifico ai temi della felicità, dell’ottimismo, al grado di soddisfazione della propria vita ed al benessere. L’intento non era quello di studiare tali aspetti dall’esterno, quali conseguenze di condizioni sociali, economiche e politiche, ma capire questi processi dall’interno, partendo dalle risorse personali che ogni individuo possiede. Quella della Psicologia Positiva può essere considerata una vera e propria rivoluzione che ha condotto un profondo rinnovamento dei temi e dei paradigmi di ricerca nei vari settori della psicologia. Ad una psicologia del passato interessata prevalentemente al disturbo, alla malattia e ai disordini mentali si affianca una psicologia focalizzata sullo star bene, sulla realizzazione di sé, delle proprie aspettative e sull’ ottimizzazione delle risorse personali.

Certamente vi starete chiedendo: “ma di che cosa si occupa effettivamente la Psicologia Positiva?”. Due indiscutibili leader e pilastri della Psicologia Positiva, Sheldon e King, affermano: “la Psicologia Positiva non è niente di più che lo studio scientifico delle forze e delle virtù degli essere umani[…], considerando la persona media e cercando di individuarvi cosa funzioni e cosa sia possibile migliorare.” Da questa definizione è possibile affermare che ci si pone l’obiettivo di individuare competenze, risorse ed abilità in ciascuno per promuoverne, in termini positivi, le potenzialità senza trascurare la patologia o la disfunzione, né tanto meno negare la sofferenza o il disagio dei singoli. Quello che si propone di fare è piuttosto ricercare una via alternativa che mira a capire e a favorire lo sviluppo delle risorse soggettive per gestire al meglio l’esistenza. L’obiettivo è quello di riconoscere e ampliare le competenze, concentrandosi sui punti di forza di ogni persona.

Per definire e rendere maggiormente chiari i punti salienti che caratterizzano questo nuovo approccio si possono così riassumere citando studi di Gilliham & Seligman, di Seligman & Csikszentmihalyi ed infine dello stesso Seligman:

  1. il futuro di ognuno di noi;
  2. la percezione del vissuto soggettivo in termini positivi nel tempo: presente, passato e l’analisi delle caratteristiche umane positive, in termini di punti di forza e virtù;
  3. il funzionamento positivo in contesti più allargati come la famiglia, la comunità e le istituzioni.

La Psicologia Positiva, sul piano individuale valorizza le esperienze soggettive: ben-essere, appagamento e soddisfazione in prospettiva passata, speranza e ottimismo in prospettiva futura, autoaccetazione e autoefficacia in prospettiva presente; inoltre si focalizza sui tratti positivi individuali: abilità interpersonali, il coraggio, la perseveranza, l’orientamento al futuro, la spiritualità e la saggezza. A livello di gruppo evidenzia le virtù civiche e le istituzioni che spingono l’individuo ad essere un buon cittadino: la responsabilità, l’educazione, la tolleranza, l’altruismo. Il vasto e sfaccettato movimento della Psicologia Positiva ha fornito contributi innovativi a livello teorico e applicativo; essa sottolinea il ruolo fondamentale delle risorse e potenzialità individuali che le ricerche precedenti, volte ad individuare deficit e patologie, non mettevano in luce.

Tutto ciò porta ad un profondo capovolgimento di prospettiva: si privilegiano interventi finalizzati alla promozione delle abilità e competenze personali che già si possiedono e che possono essere trasformati in reali punti di forza. L’originalità di tale approccio risiede anche nell’assunzione di un ruolo attivo nel promuovere e sviluppare le proprie risorse personali.
Ciò che è alla base di questo modello è il concetto di prevenzione. La Psicologia Positiva studia i modelli teorici e i meccanismi che favoriscono il benessere soggettivo e la felicità cercando specifiche procedure atte ad accrescere la qualità della vita a partire da condizioni di normalità.

In primis la neuroscienza e la Psicologia Positiva, in oltre dieci anni di ricerche, hanno dimostrato senza ombra di dubbio alcuna che il legame tra il successo e felicità funziona diametralmente all’opposto di quanto finora sostenuto. Quindi possiamo affermare che la felicità e l’ottimismo possono concretamente essere la benzina delle nostre performance e dei nostri risultati quotidiani. Ricordatevi, perchè ci sono migliaia di ricerche che lo dimostrano assolutamente senza ombra di dubbio alcuna, che essere positivi, quindi avere una mente propositiva, ci rende più creativi, produttivi, motivati, efficienti!

Come potremo vedere nel prosieguo di questo capitolo, ci sono sette principi, che sono stati studiati ed individuati da Shawn Achor il quale è il massimo esperto mondiale del fenomeno, passatemi il termine, della Felicità.

Ci vediamo il prossimo anno a Gennaio, dove continueremo a parlere di felicità, arma importante per ogni nostro gesto! Bello finire l’anno e iniziarlo parlando proprio della Felicità!

Ricordo che ogni scritto che leggerete nella rubrica fa parte del mio libro scritto qualche anno fa proprio su questi temi e che potrete trovare cliccando quihttp://www.lulu.com/shop/mirko-odepemko/superare-la-crisi-come-far-crescere-la-propria-rete-commerciale-assicurativa/paperback/product-21658659.html

Mirko Odepemko per Intermedia Channel

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