La caccia alle frodi è aperta. In palio ci sono 900 milioni

Frode Assicurativa - Incidente ImcL’impegno, a quanto pare, ce lo stanno mettendo. L’obiettivo è ambizioso ma in palio ci sono fino a 900 milioni di euro. È questa la cifra che si riuscirebbe a risparmiare se venissero alla luce le tante frodi che fanno lievitare i costi dei sinistri e di conseguenza crescere oltre misura i prezzi delle polizze Rc Auto, tra i più alti d’Europa. Solo qualche anno fa la convinzione comune era che, in fondo, le compagnie non avessero più di tanto intenzione di combattere il fenomeno. Meglio pagare subito piuttosto che andare avanti mesi e mesi facendo lievitare le spese legali, era il ragionamento. Anche perché gran parte dei costi sarebbe stata di fatto retrocessa ai clienti. «Oggi però non è più così», assicura Davide Germanà, Managing Director Strategy Accenture, «le compagnie europee, italiane comprese, hanno alzato la guardia sulle frodi e nei prossimi tre anni sono pronte a investire tra 10 e 15 milioni di euro per contrastare i sinistri falsi e quelli gonfiati».

A dirlo ad Accenture sono stati gli stessi dirigenti delle principali compagnie europee, 44 in totale, in un sondaggio dal quale è emerso che il fenomeno sta sempre più dilagando e di conseguenza è sempre più urgente porvi un freno. «Dalla nostra analisi è emerso che più di due terzi dei dirigenti che gestiscono le pratiche di risarcimento presso le compagnie di assicurazione hanno registrato negli ultimi tre anni un aumento delle false denunce», aggiunge Germanà. In particolare, secondo gli intervistati, dal 2010 le denunce false sono aumentate del 10% provocando una perdita monstre di 8-12 miliardi di euro, a livello europeo. La crisi, ovviamente, ci ha messo lo zampino. Non solo. Più di un terzo ritiene che circa il 5-10% delle denunce risarcite dalle compagnie europee lo scorso anno fossero false ma che, a causa della mancanza di strumenti idonei, non sia stato possibile rilevarle. Problema che non risparmia certo il mercato assicurativo italiano, cui Accenture dedica un osservatorio specifico. Secondo i dati ufficiali dell’Ania, l’associazione che rappresenta le compagnie di assicurazione, le frodi accertate nel 2011 sono state pari al 2,04% dei sinistri denunciati, con un impatto che potrebbe essere inferiore ai 300 milioni. «Ma la percezione, tra i direttori sinistri delle compagnie che abbiamo intervistato, e che rappresentano circa il 60% del mercato italiano, è che la percentuale sia molto più alta, attestandosi tra il 5 e il 10%», dice Germanà, «facendo lievitare i costi a una cifra compresa tra 600 e 900 milioni». Denari che, qualora venissero restituiti alla comunità, denunciando e bloccando le frodi, potrebbero avere un effetto benefico sulle tariffe Rc Auto sotto forma di un calo tra il 3,5 e il 5%.

L’obiettivo appare ormai chiaro anche al governo e alle autorità di controllo, che hanno tentato di avviare un provvedimento come quello della scatola nera (che attende però ancora chiarimenti applicativi) o dell’Agenzia antifrode gestita dall’Ivass. Ma finora l’unico beneficio dei provvedimenti legislativi sembra essere quello relativo alle microlesioni, che ha bloccato i risarcimenti per i danni di lieve entità che non possono essere documentati da accertamenti medici. Nel 2012 sono stati risarciti circa 340 mila sinistri con lievissime invalidità (1-2 punti percentuali) a fronte di oltre 450 mila nell’anno precedente. «Anche se non si tratta di denari che possono essere ancora messi in cassaforte dalle compagnie», chiarisce il consulente di Accenture, «perché ci sono ancora spazi interpretativi della norma e potrebbe esserci ancora tempo per denunciare i sinistri». Intanto però le compagnie hanno cominciato a muoversi e ad attrezzarsi contro chi tenta di speculare sui sinistri potenziando i sistemi informativi, con sofisticati programmi antifrode, e ricorrendo in qualche caso persino ai social network. «Abbiamo visto che qualche compagnia intende ricorrere anche a Facebook per verificare e controllare i dati raccolti nelle denunce», rivela Germanà, «Si sono evolute unità antifrode con strumenti di intelligence più sofisticati rispetto al passato, creando sinergie con la rete di liquidatori che opera sul territorio». Insomma, le compagnie sembrano aver finalmente dichiarato guerra alle frodi, ma in cambio chiedono anche un impegno delle istituzioni. Da anni attendono per esempio la pubblicazione delle tabelle sulle lesioni di grave entità, per dare certezza ai rimborsi. Ma sono ancora bloccate al ministero.

Autore: Anna Messia – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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