La digitalizzazione può aiutare l’agente

Vito Rocca Imc

Vito Rocca Imc

(Fonte: Plus24)

Intervista a Vito Rocca, amministratore delegato Rgi group

«La digitalizzazione può essere una grande opportunità sia per le compagnie sia per l’agente. Di fatto il customer Journey (il viaggio del consumatore in rete, ndr) può dare un ruolo ancora più importante all’agente: il primo contatto può anche avvenire nel web, ma poi l’obiettivo è quello di portare il cliente in agenzia o in qualsiasi luogo fisico dove il processo si può concludere senza emettere carta». La rassicurazione a una categoria che si sente minacciata da Internet arriva direttamente da Vito Rocca (nella foto), amministratore delegato di Rgi Group, la società software vendor indipendente, leader in Europa nella trasformazione digitale delle cornpagnie assicurative, che progetta e fornisce software a tutte le principali compagnie italiane e ha appena sviluppato anche una app B2C molto innovativa per Credit Agricole Assicurazioni (clicCAAci), per la denuncia e consultazione dei sinistri auto, casa e infortuni. Rgi ha anche progettato la fortunata piattaforma di Cattolica Click2Go. Nata nel 1987, la società è stata acquisita nel 2014 dal fondo francese Ardian che ha rilevato la partecipazione da 21 Investimenti (famiglia Benetton). II gruppo ha chiuso il 2015 con un fatturato in crescita del 10,2% a oltre 55 milioni ed è specializzato esclusivamente nel settore assicurativo dove segue attualmente 77 clienti, con l’85% del business realizzato in Italia. Ha 750 dipendenti in 11 sedi (otto in Italia).

Da anni collaborate con le compagnie per realizzare progetti di digitalizzazione. Perché afferma che gli agenti non dovrebbero essere intimoriti dal cambiamento?

Recentemente abbiamo commissionato una ricerca alla società di consulenza Celent (gruppo Oliver Wyman) da cui sono emerse alcune cose scontate ed altre più interessanti. Abbiamo avuto la riconferma che il cliente è già abituato ad operare nel web. Il concetto di digitalizzazione è già un fatto assodato, ma è emerso che la maggioranza dei dienti desidera anche avere il contatto face to face. Il servizio assicurativo è ancora vissuto come un rapporto in cui il contatto con una persona (lo human touch) è indispensabile nel cosiddetto customer journey del cliente assicurativo che può comprare tramite il canale diretto, ma tendenzialmente non vuole essere disintermediato.

Tuttavia le reti sono molto allarmate da questo punto di vista…

Non bisogna pensare che il digitale significhi la fine degli intermediari tradizionali. Alcune compagnie nostre clienti usano la tecnologia come ausilio nello sviluppo e come supporto per cogliere il cosiddetto “business moment”: l’agente dotato di tablet e di device ha possibilità di utilizzare la tecnologia non come competitor ma come fattore abilitante.

Ma in sostanza quali sono i software che facilitano maggiormente il coinvolgimento dell’agente?

Il software e le piattaforme omnicanale, cioè quelle che abilitano l’operatività multicanale con una forte dedinazione sulla mobilità, che quindi consentono anche all’agente di poter vendere le polizze in mobilità tramite un tablet o uno smartphone, garantendo all’assicurato di ritrovare la stessa “esperienza utente” in ogni punto di contatto (agenzia ma anche bancassurance, online, call center e così via). Come esempio di percorso multicanale l’assicurato può quindi effettuare un preventivo a casa propria online e concludere l’acquisto in agenzia, assecondando le proprie necessità in ogni momento.

Che pensa più in generale dell’It nel settore assicurativo?

Penso che siamo usciti da una fase prestorica del digitale e che ci troviamo in una fase intermedia: il futuro (già presente in altri settori) andrà nella direzione delle polizze auto pay per use, delle black box, della domotica (per le coperture casa) e apparecchi wearable (settore salute). Le compagnie si troveranno sommerse da una mole incredibile di dati e dovranno quindi imparare a gestire il numero. Dovranno fare enormi investimenti in questo senso e guardarsi da competitor che potranno arrivare da altre industrie (da Google e ai social network) che sono già abituati a sfruttare i “big data” dei propri utenti online.

Come gruppo vi state internazionalizzando. Quali sono gli obiettivi?

Da circa 4-5 anni ci stiamo espandendo all’estero e non è facile competere nel settore software per un gruppo con la testa in Italia. Abbiamo firmato contratti in diversi paesi: Francia, Irlanda, Belgio, Germania, Tunisia e nel 2017 arriveremo anche in Danimarca e nei tre paesi Scandinavi. Il mercato italiano rimane però il nostro mercato di riferimento, ma non vogliamo che sia l’unico, quindi abbiamo definito nel piano industriale una crescita triennale che ci porti a ottenere circa il 30% dei ricavi provenienti da mercati esteri.

Dove pensate che ci siano le migliori possibilità di cresdta?

Vorremmo consolidarci in Francia e in Germania dove non c’è ancora lo standard raggiunto in Italia e a livello informatico c’è ancora molto da lavorare.

Mi stupisce quello che dice visto che Allianz (gruppo tedesco) è tra le società più innovative in Italia, mentre la Francia è da sempre considerata più avanti nel settore assicurativo…

Sì, infatti Allianz Italia è la best practice del gruppo Allianz. Mentre la Francia sui sistemi informatici non è così avanti come si potrebbe pensare.

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