La filiera italiana dell’automotive di fronte alle sfide del mercato globale

Auto - Automotive (Foto Pixabay - Pexels) Imc

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Presentato il primo studio dedicato alla filiera italiana dell’automotive, realizzato da Cassa depositi e prestiti, SACE SIMEST e ANFIA, in collaborazione con AlixPartners. Nuovi trend tecnologici, fusioni ed acquisizioni, spostamento verso Est e incognita dazi sono le più rilevanti sfide di un comparto che da solo rappresenta il 5,6% del Pil nazionale e dà lavoro al 7% degli addetti di tutta l’industria manifatturiera nazionale. Dai bilanci dei Top50 del settore, positivi i risultati economici e di redditività, attenzione a patrimonializzazione e indebitamento per una crescita di lungo periodo: quali gli strumenti per continuare a tenere il passo?

È uno scenario in profondo mutamento, quello che sta affrontando il settore dell’automotive a livello globale. Mentre il baricentro di produzione e consumi si sposta sempre più verso Est e con l’incognita dei dazi USA a pesare sugli scenari di breve termine, una vera e propria rivoluzione tecnologica sta investendo i diversi ambiti di quest’industria, con impatti non solo sui produttori e sulle grandi case automobilistiche, ma anche sui fornitori e tutta la filiera, alle prese con piani di investimenti sfidanti, processi di aggregazione, fusioni e acquisizioni che stanno cambiando il volto dell’intero comparto.

È in questo contesto di grande complessità che nasce Bilancio a 4Ruote, il primo studio sul settore dell’automotive e la sua filiera italiana – una galassia di circa 5.700 imprese, molte delle quali PMI, che da sola contribuisce al 5,6% del Pil nazionale, dando occupazione al 7% degli addetti di tutta l’industria manifatturiera – realizzato da Cassa depositi e prestiti, SACE SIMEST e ANFIA, in collaborazione con AlixPartners.

Al centro dello studio, un approfondimento sui principali driver di cambiamento del settore, un’analisi comparata dei bilanci dei 50 maggiori operatori della filiera italiana e una panoramica delle soluzioni assicurative e finanziarie del Gruppo CDP per sostenerne i piani di crescita – organica e per acquisizioni – e gli investimenti e restare al passo con il mercato.

“L’automotive rappresenta una parte rilevante del patrimonio industriale del Paese, con importanti riflessi sull’economia nazionale anche in termini di indotto – ha affermato Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti –. Con il nuovo piano industriale Cassa depositi e prestiti si rivolge per la prima volta a tutte le imprese, dalle grandi alle piccole, e grazie ad un’offerta integrata e capillare di prodotti sarà in grado di offrire un supporto concreto anche alle numerose PMI che fanno parte, in modo sia diretto che indiretto, della filiera di produzione degli autoveicoli”.

“È un settore chiave che da sempre si contraddistingue per un’elevata propensione all’innovazione e alla proiezione verso i mercati esteri – ha dichiarato l’amministratore delegato di SACE, Alessandro Decio –. Per questo abbiamo promosso questo evento e questo studio, con i nostri prodotti dedicati all’export e all’internazionalizzazione come parte integrante dell’offerta di Gruppo, ci proponiamo di essere proattivamente al fianco dei players italiani di un settore che sta affrontando un momento di grande cambiamento tecnologico ed in cui gran parte della crescita viene da aree geografiche, Asia innanzitutto, diverse dal passato. E lo facciamo mettendo a disposizione strumenti e risorse per consolidarne e accrescerne il posizionamento competitivo e le quote di mercato a livello globale”.

“Irrobustire il collegamento del sistema imprenditoriale con il sistema finanziario italiano, a partire dalle strutture partecipate come Cassa depositi e prestiti e SACE SIMEST, che aiutano le imprese a crescere, a internazionalizzarsi e ad avere una maggiore solidità patrimoniale, è un driver chiave per l’evoluzione della nostra filiera – ha evidenziato il presidente di ANFIA Paolo Scudieri. Questo vale soprattutto per le piccole e medie aziende, numerose in Italia. In un momento così cruciale per il futuro dell’industria, come ANFIA stiamo lavorando, con la filiera allargata dell’automotive, ad un piano strategico per il settore e alla definizione di una roadmap di politiche industriali adeguate, concertate con il Governo, anche per stare al passo con quanto già attuato da altri Paesi europei nostri competitor”.

“L’Italia e l’Europa continuano a rappresentare un’eccellenza nel mondo globale dell’auto, dei componenti e dei servizi collegati – ha commentato Dario Duse, managing director di AlixPartners –. Quelle che all’inizio erano viste come sfide annunciate, prima tra tutte il C.A.S.E. (connettività, guida (sempre più) autonomia, condivisione e soprattutto elettrificazione), stanno diventando sempre più realtà. L’industria e la filiera, dopo alcuni anni positivi, hanno la necessità di gestire i cambiamenti importanti attraverso una maggiore apertura a tecnologie, industrie e logiche d’investimento che non appartenevano all’industria di alcuni anni fa. Per vincere le competizioni future serve la capacità di innovare, di “contaminarsi” positivamente per sviluppare e integrare nuovi modelli di business e tecnologie in un contesto dove aspetti economici, politici e (soprattutto per l’Europa) regolamentari sulle emissioni rappresentano sfide importanti”.

Di seguito, una sintesi dei contenuti dello studio.

Automotive: tutti i numeri della filiera

Il comparto dell’automotive è un settore chiave dell’industria italiana: e lo è sia per rilevanza che per struttura. Con 93 miliardi di euro di fatturato, da solo equivale al 5,6% del Pil italiano e dà occupazione a 250mila addetti, pari al 7% dell’intero settore manifatturiero; a sua volta genera un rilevante indotto per l’economia italiana (con effetto moltiplicatore pari a 3,2). È inoltre caratterizzato da elevata frammentazione, essendo composto da una vera e propria galassia di 5.700 imprese, molte delle quali PMI. Questa caratteristica è particolarmente evidente nei comparti della componentistica e dell’Engineering & Design (dove il 45% delle aziende che compongono la filiera impiegano meno di nove addetti) e si accompagna inoltre a un’elevata concentrazione (con il 75% del fatturato complessivo generato dall’8% delle imprese del comparto).

Le quattro sfide del comparto automotive

Rivoluzione tecnologica, fusioni ed acquisizioni (M&A), spostamento verso Est e incognita dazi sono le più rilevanti sfide identificate dal Bilancio a 4Ruote per il comparto automotive. Di seguito alcune evidenze a supporto.

Rivoluzione tecnologica. In ambito tecnologico le direttrici che stanno ridefinendo il settore sono svariate – connessione, guida autonoma, car sharing ed elettrificazione – e richiedono forti investimenti e competenze. Nella sola mobilità elettrica sono previsti investimenti per 255 miliardi di euro entro il 2023 a livello globale. Di questi, 184 miliardi riguarderanno i fornitori (OEM) e 25-40 miliardi la loro filiera, di cui 3,5 miliardi per la filiera italiana.

M&A. In un contesto in cui l’avanzamento tecnologico è centrale, anche i processi di aggregazione, fusioni e acquisizioni stanno accelerando: da un lato, le aziende ad alto contenuto tecnologico, in particolare le PMI e le start-up, diventano più attrattive. Dall’altro lato, le aziende più tradizionali perseguono sempre più vie come joint venture, acquisizioni di start-up, finanziamento di progetti di trasformazione e sviluppo industriale, consolidamento con altri operatori industriali per acquisire e massimizzare il proprio mix di competenze, in alcuni casi in settori finora “lontani”. Non è un caso, spiegano i curatori dello studio, che nel 2018 le operazioni di M&A abbiano raggiunto la cifra record di 64 miliardi di Euro a livello globale, per un totale di 224 operazioni. Di queste, la metà ha riguardato l’Europa e la stragrande maggioranza (72%) ha riguardato acquisizioni di aziende fornitrici.

Spostamento verso Est. Mentre il quartier generale della componentistica resta saldamente ancorato in Europa, Giappone e Nord America, il mondo della produzione auto si sta spostando sempre più verso Est. Nonostante nel 2018 si sia assistito a una congiuntura meno favorevole nel mercato cinese, il gigante asiatico è rimasto saldamente in cima al podio, con una produzione industriale pari a tre volte quella del secondo classificato, il Giappone. D’altronde l’Asia da sola contribuisce al 60% delle vendite di veicoli a livello globale. I trend degli ultimi 10 anni sono particolarmente emblematici. Dal 2007, le vendite della Cina sono più che quadruplicate, mentre quelle del resto del mondo sono aumentate del 10%, trainate essenzialmente dai mercati emergenti. Per Europa e Nord America l’andamento è stato addirittura negativo con un calo rispettivamente dello 0,3% e dell’1,5% dal 2007 a oggi.

Dazi. Nell’immediato, le politiche commerciali rappresentano ancora una delle maggiori fonti di incertezza per il settore. L’introduzione dei dazi sul settore paventata dagli USA, potrebbe generare impatti in termini di minore fatturato e minori investimenti comportando un’erosione del Pil italiano di circa 0,2 punti percentuali entro il 2020.

Uno sguardo ai bilanci: storia positiva, futuro in salita

Partendo da un’analisi dei bilanci 2017 e interpretando i risultati alla luce dei trend emersi nel 2015-2017, SACE ha analizzato i bilanci di 50 top player italiani della filiera dell’automotive.

Sostenuta anche dall’aumento delle immatricolazioni, la performance dei Top50 è stata positiva, sia sotto il profilo economico che reddituale, consolidando il trend di crescita avviato dal 2010: nel 2017 il fatturato ha superato i 16 miliardi di euro (+8,3%), EBITDA pari a 2,1 miliardi di Euro e una marginalità sul fatturato pari al 13%.

Sono migliorati sia gli indici finanziari che quelli patrimoniali, con ROE (return on common equity, indice di redditività del capitale proprio) al 15,9%. Nonostante il maggior ricorso all’indebitamento finanziario per sostenere la crescita (5,5 miliardi nel 2017 contro i 5,2 miliardi del 2016), la posizione finanziaria netta è rimasta costante rispetto al 2016 e la sostenibilità del business è complessivamente aumentata.

Osservando i trend 2015-2017 per aree geografiche, i 50 maggiori operatori della filiera italiana risultano best performer sia per il fatturato (+10,9% in media, in contro-tendenza rispetto agli aggregati degli operatori esteri), sia per la redditività (EBITDA: +10,8%). La situazione si rovescia invece per i dati relativi a patrimonializzazione e indebitamento, che sul lungo periodo possono incidere sulla capacità di affrontare le sfide tecnologiche del comparto, in primis l’elettrificazione.

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