La previdenza complementare più costa, più è “attraente”

Assicurazioni - Risparmio - Investimenti - Previdenza Imc

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(di Gianfranco Ursino – Plus24)

Le adesioni ai fondi pensione aperti è tornata a crescere a ritmi sostenuti, come è emerso nell’ultima relazione annuale presentata dalla Covip: gli iscritti nel 2015 sono aumentati dell’8,8%, il valore più alto dal 2008. Viceversa, nei Pip (l’altra forma di previdenza complementare proposta dagli intermediari finanziari ai lavoratori autonomi e, in alternativa ai fondi negoziali, anche ai lavoratori dipendenti) la crescita degli iscritti, pur ancora sostenuta (10,1%), ha rallentato rispetto agli ultimi cinque anni.

Nel complesso a fine 2015 le diverse forme previdenziali totalizzavano oltre 7,2 milioni di iscritti: quasi 2,6 milioni sondi pertinenza dei Pip “nuovi”, 2,4 milioni dei fondi negoziali, 1,1 milioni dei fondi aperti e 64omila dei fondi preesistenti.

A fronte di un andamento altalenante dei mercati finanziari, nel corso dell’ultimo anno i risultati dei fondi pensione aperti esprimono rendimenti nella stragrande maggioranza negativi. A pesare sui risultati conseguiti dai gestori sono i crolli registrati sui listini nelle ultime settimane sulla scia della Brexit. A fine 2015 i rendimenti, invece, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, viaggiavano in media in territorio positivo del 3 per cento. Lo scorso anno il Tfr si era rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,2 per cento.

Ma se utilizziamo come termine di paragone il mercato dove i gestori investono (prendendo come riferimento un paniere di indici, ovvero il cosiddetto benchmark) e se allunghiamo l’orizzonte temporale del confronto sulla distanza di tre anni, ecco che i gestori dei fondi pensione aperti tornano ad essere perdenti. Solo 15 fondi hanno superato l’asticella del benchmark. Sulla difficoltà dei gestori a fare meglio dei mercati di riferimento pesa l’aggravio dei costi. Su un orizzonte temporale di 10 anni, nei fondi pensione aperti l’Isc (indicatore sintetico di costo) è in media dell’1,3%, un dato che scende allo 0,4% per più economici fondi pensione negoziali e sale al 2,2% per i più dispendiosi Pip. Le forme pensionistiche complementari più costano, più sono “attraenti”. I Pip, pur a ritmi meno sostenuti rispetto agli anni precedenti continuano a crescere a doppia cifra e a raccogliere la quota maggiore di nuove adesioni negli ultimi anni grazie, soprattutto, alle convincenti reti di vendita diffuse in modo capillare sul territorio e ai relativi meccanismi di remunerazione, come ha rimarcato la stessa Covip.

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