La svolta su costi e sullo sviluppo rimette Trieste in rotta sui target

Generali - Facciata sede Trieste Imc

Generali - Facciata sede Trieste Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

«Senza questo aggiornamento del piano al 2018 non era possibile confermare i target (5 miliardi di dividendi cumulati al 2018, 7 miliardi di generazione di cassa e un Roe superiore al 13%, ndr). Lo ha imposto il deterioramento del contesto finanziario». Philippe Donnet, ceo delle Generali, concede a Il Sole 24 Ore ancora qualche battuta al termine del lungo Investor Day tenuto ieri a Londra. Lo fa per chiarire alcuni dei punti chiave di questo delicato passaggio che condurrà il gruppo verso una profonda trasformazione. « È uno sforzo enorme e lo facciamo non solo per rispettare gli obiettivi che ci siamo dati a maggio 2015 ma anche perché oggi abbiamo una nuova ambizione: diventare i migliori». Un’aspirazione che la compagnia del Leone intende realizzare dando vita a un cambiamento radicale del modello di business che, concretamente, si realizzerà grazie agli effetti di una severa politica di risparmio sui costi, 200 milioni netti, e grazie a un sensibile incremento della produttività: +15%. Dobbiamo dunque aspettarci che i premi del Leone cresceranno così tanto nel prossimo triennio?

Non sarà così e il perché lo spiega Donnet: «Dipenderà da paese a paese. Ci sono luoghi dove la crescita sarà frutto esclusivo dell’aumento del giro d’affari. In Cina per esempio non ci sarà alcun bisogno di toccare gli organici. Diversamente, in un paese dove la crescita è inferiore al 15% ci vorrà una diminuzione del personale». L’idea, in quelle zone, è di avviare piani di ristrutturazione a cui abbinare blocco del turnover e il rallentamento delle assunzioni. «Come ho detto abbiamo già ridotto l’organico di 1.500 persone da marzo. È qualcosa che possiamo gestire e stiamo gestendo». È un caso emblematico, in tal senso, quanto avvenuto in Germania. Lì, come ha spiegato ieri il ceo di Generali Deutschland, Giovanni Liverani, di fatto in 18 mesi sono stati tagliati 100 milioni di costi netti. Un risultato rilevante frutto di un profondo turnaround che ha ridisegnato il business model nel paese. E ottenuto anche grazie alla fuoriuscita di circa 1000 dipendenti pari al 7,4% della forza lavoro.

A livello globale, i 200 milioni di risparmi, saranno finanziati con circa 700 milioni destinati a coprire i nuovi investimenti in tecnologia ma anche il ridimensionamento del personale: «È naturale. Per incrementare la produttività bisogna lavorare per migliorare i processi. Così come è normale che un piano di ristrutturazione, che punta a un calo del costi del lavoro, debba essere finanziato». Quei 700 milioni non saranno però spesati con i denari che verranno ricavati grazie all’uscita da alcuni paesi marginali. La compagnia ha individuato 6-9 mercati rilevanti dove cercherà di consolidare la presenza, 16-18 mercati ritenuti attrattivi dove promuoverà una crescita disciplinata e 13-15 i paesi che, complice un Roe inferiore al 5% e una partecipazione al risultato operativo di gruppo inferiore al- l’ 1%, non hanno il Dna adatto per restare nel perimetro delle Generali. Verranno dunque valorizzati e dalla cessione di questi asset il Leone stima circa 1 miliardo di ricavi. «Il miliardo – commenta Donnet – verrà interamente reinvestito nel business». In pratica servirà per far aumentare il giro d’affari il che, a fronte di opportunità, specifiche, potrebbe realizzarsi anche grazie all’acquisto di qualche piccola realtà. Si vedrà.

Quel che è certo è che, come ha sottolineato, un analista, le Generali, rispetto ai competitor, hanno dato target piuttosto dettagliati mettendo nero su bianco obiettivi particolarmente ambiziosi. Oggi il 60% dei paesi in cui opera la compagnia ha un rapporto cost-income superiore al 58%, dato medio raggiunto a livello di gruppo, e il 34% dei paesi ha un combined ratio superiore o in linea con il 100%. A fine piano quali saranno i nuovi valori di riferimento? «Quello che vogliamo è omogeneizzare la performance di gruppo. Ossia portare la performance di ogni singola società in linea con la media o addirittura il miglior risultato all’interno della compagnia. Posso sostanzialmente dire che spero che nel 2018 non ci sarà più alcun paese con un combined ratio superiore al 100%». Da capire dunque quale sarà il valore di riferimento del combined ratio. «È difficile prevedere, pensiamo tuttavia di essere in grado di aumentare il gap che ci divide dagli altri competitor», sostiene Donnet. A fine giugno il combined ratio del Leone era al 92,3% contro il 96% di Axa e il 96,4% di Allianz.

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