La vita agra del promotore sul «campo di battaglia»

Promotore finanziario - Agente assicurativo - Analisi Imc

Promotore finanziario - Agente assicurativo - Analisi Imc

(di Stefano Elli – Plus24)

Tutte le difficoltà dei consulenti stretti tra obblighi di budget e deontologia professionale

In provincia il promotore finanziario non è il dottor Giuseppe Tonon (nome di fantasia). In provincia il promotore è il Bepi. È quello con cui bevi il caffè la mattina. Quello con cui commenti le partite di calcio al bar sotto i portici. Quello seduto dal barbiere che aspetta il suo turno.

«Bisogna andare in provincia per capire il rapporto tra chi ha i soldi e chi li gestisce», dice Saverio Scelzo, amministratore delegato e fondatore di Copernico Sim, un passato da promotore finanziario per primarie Sim. E continua Scelzo: «È in provincia che quando scoppia qualche “bubbone” il rapporto si intossica irrimediabilmente. Perché si parla di soldi e i soldi, in provincia, sono importanti molto più che in città». In città la ricchezza si mimetizza. In provincia seleziona. Un rovescio finanziario in città si annacqua e poi si vaporizza, in provincia si raggruma. Balza agli occhi. Un testimone oculare racconta di una scazzotata tra un promotore e un cliente. Il promotore aveva convinto il cliente a investire il 70% del capitale in titoli di una banca Popolare non quotata che in un solo giorno aveva svalutato le azioni di oltre il 20 per cento. Il cliente non ha gradito. E non sapeva ancora che non sarebbe stata l’ultima svalutazione.

A Conegliano Veneto non sono mancate scene simili. Racconta l’avvocato Esini, che rappresenta più di un azionista di Veneto Banca, di gente che aveva investito in azioni il rimborso di una polizza per un incidente stradale nel quale era rimasto vittima il figlio. A suggerirlo uno “spietato” promotore finanziario. Ancora vicino a Udine una coppia di coniugi 65enni era stata convinta a investire in titoli della stessa banca. Marito e moglie cercavano rassicurazioni dal consulente. Quest’ultimo, palesemente mentendo, le offriva. Loro gli erano grati. Diversamente – dicevano – non avrebbero potuto passare un Natale sereno.

In molti casi a vivere il peggiore dei disagi è proprio il promotore. Che da una parte soggiace a spietate strategie di spinta da parte delle aree commerciali, dall’altra deve fare fruttare il suo patrimonio principale: la fiducia dei propri clienti. C’è ancora gente convinta che l’investimento nelle azioni delle due Popolari non quotate venete (Veneto Banca e Vicenza) sia stato un buon affare. Non hanno la minima percezione del fatto che in quattro anni sia cambiato tutto, a cominciare dalle regole europee. Ancora si aspettano di ritrovarsi, dopo la quotazione eventuale delle due banche, il titolo ancorato intorno ai 40/60 euro. Ma ciò che più sorprende è la diversificazione assurda che viene suggerita. Interi patrimoni puntati su un unico titolo. Come una gigantesca roulette in cui ci si giochi una vita di lavoro su un numero solo. In qualche caso il consulente cerca di convincere il cliente a puntare su altri strumenti e incontra una fiera resistenza. «Ma come? È una vita che la mia famiglia è socia della banca e nessuno si è mai trovato male. Abbiamo sempre guadagnato con i dividendi». Ora non sarà più così. Ai promotori l’ingrato compito di spiegarlo.

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