LA VOCE DEGLI INTERMEDIARI: NUOVE DOMANDE PER L’ASSEMBLEA CARIGE

Si tiene oggi l’assemblea ordinaria del Gruppo Banca Carige, chiamata a nominare il nuovo cda, decaduto a seguito delle dimissioni di otto consiglieri avvenute tra il 31 luglio e il 1 agosto u.s.; come avvenuto alla vigilia dell’assemblea straordinaria del 29 aprile scorso, riceviamo e volentieri pubblichiamo una serie di riflessioni e di conseguenti domande – molte delle quali sono la riproposizione di quelle rimaste apparentemente senza risposta alcuna – da porre all’assemblea da parte di Ottavio Pasquotti, agente plurimandatario (con mandato anche di Carige Assicurazioni) di Vittorio Veneto (TV)

Voce degli Intermediari ImcDomande per Gruppo Banca Carige – Assemblea ordinaria, 30 settembre 2013

L’assemblea è chiamata a deliberare sulla nomina di un nuovo consiglio di amministrazione a seguito dell’avvenuta decadenza per le dimissioni dei membri nominati dalla fondazione e da alcuni altri soci.

Tutto ha inizio con l’assemblea di approvazione del bilancio e con l’impegno deliberato su proposta degli amministratori di ricapitalizzazione la banca attraverso la vendita di asset ed in particolare delle compagnie assicurative, con l’eventuale integrazione di un  limitato aumento di capitale.

Un aumento di capitale da effettuare su richiesta perentoria degli organi di vigilanza.

La richiesta tra l’altro, era motivata dal non riconoscimento di operazioni societarie effettuate lo scorso anno proprio per ovviare alle carenze patrimoniali già ben evidenti. Tali manovre societarie si erano rivelate inutili, se non controproducenti, sul piano finanziario, sbagliate sul piano organizzativo e funzionale, fonti di inutili duplicazioni anche di organi societari e aumento di costi; rilevanti inoltre le perdite e le continue ricapitalizzazioni delle Compagnie assicurative.

L’aumento di capitale quindi serviva e serve per rimediare agli errori e alla cattiva gestione di questi anni e al mancato successo delle iniziative proposte ed attuate. Era però evidente fin da quella assemblea che la situazione di banca, assicurazione, fondazione, come prospettata, non corrispondeva alla realtà e che in particolare l’aumento di capitale non avrebbe potuto essere realizzato secondo le indicazioni, con particolare riguardo al valore delle compagnie assicurative la cui situazione e quindi il relativo valore erano evidentemente ben noti e  diversi da quanto veniva indicato come valore per la futura vendita.

Alla luce di tutto questo in quella assemblea ebbi modo di chiedere:

  1. Si valuti l’opportunità che a  gestire la fase di riorganizzazione societaria siano chiamati amministratori nuovi, sostituendo tutto il gruppo di amministratori che evidentemente ha contribuito a creare questa situazione e quindi non è idoneo a gestire la riorganizzazione e il risanamento,  perché responsabile e troppo condizionato dalle situazioni pregresse ed in corso;
  2. Al Collegio Sindacale, per le specifiche responsabilità che gli competono (vedi anche Fondiaria Sai e Montepaschi), se alla luce di quanto  all’ordine del giorno su bilancio e ricapitalizzazione siano state fatte specifiche valutazioni su finanziamenti, sofferenze, contributi, elargizioni liberali,  attività con parti correlate, e/o con parti comunque collegate anche indirettamente a qualunque titolo con amministratori o assimilati;
  3. Se alla luce delle difficoltà di bilancio e delle conseguenze che la ricapitalizzazione provoca sugli azionisti ed in primis sulla fondazione, siano state prese o se si intenda prendere in considerazione specifiche richieste di responsabilità verso amministratori e/o dirigenti.

In relazione alle compagnie assicurative che dovranno essere cedute per sopperire alle esigenze della ricapitalizzazione e dopo cospicui finanziamenti derivanti da precise disposizioni degli organi di controllo, chiedevo  quale fosse la reale situazione delle stesse e l’effettivo valore che si potrà ricavare dalla loro cessione.

Va rilevato infatti che le compagnie sono in costante perdita da anni e che non si spiegano i motivi di questa situazione in un mercato assicurativo che dalla gestione tecnica da anni ricava utili (la stessa Fondiaria Sai ha dimostrato come le perdite fossero dovute esclusivamente a gestioni extra assicurative oggi oggetto di intervento della magistratura).

La compagnia aveva in corso l’ennesima sedicente riorganizzazione che in realtà si sta trasformando in una elevatissima perdita di clienti, in un indebolimento della rete agenziale (che costituisce di fatto il maggior valore della compagnia) che in pochi mesi ha nella stragrande maggioranza abbandonato il lavoro in esclusiva per Carige e avviato attività con altre compagnie o abbandonato completamente la compagnia.

Gli interventi sul Ramo RCA, ramo strategico in tutto il mondo assicurativo, sono motivati dalla esigenza di recuperare premio medio riducendo gli elevatissimi sconti sulle tariffe in vigore  praticati in questi anni, senza però spiegare come questo possa essere avvenuto in presenza di tariffe depositate, redatte, controllate e certificate da attuari e amministratori che ne rispondono per legge. Gli altri rami sono in forte calo come già visibile nel bilancio 2012 e si vedono anche le prime conseguenze nei casi di clienti banca, perché l’assicurato scontento finisce con l’abbandonare anche la banca con effetto amplificato.

Pertanto si chiedeva:

  1. Se siano state fatte apposite valutazioni su quanto avvenuto in questi anni nella gestione della compagnia, se siano state rispettate le normative sulle tariffe RCA e sulle riserve sinistri con particolare riguardo alle responsabilità degli amministratori e degli attuari, se siano prevedibili ulteriori interventi e sanzioni da parte degli organi di controllo;
  2. Se siano state fatte valutazioni sui risultati del sedicente risanamento in corso e/o sugli interventi sulla rete agenziale, per verificare che tutto avvenga sulla base di motivazioni tecniche e non per altri scopi o perchè si vuol impedire che agenti possano collaborare in operazioni di trasparenza (magari con i futuri dirigenti e/o proprietari ) in relazione alla gestione della compagnia e della rete;
  3. Se alla luce di quanto sopra non si stia verificando un pesante depauperamento del valore della compagnia che dovrà essere ceduta;
  4. Se sia corretto che in questa fase la compagnia sia gestita da quanti  lo hanno già fatto in questi anni con i risultati visti e quindi se venga valutata la necessità di avviare da subito, anche per rassicurare i futuri acquirenti e limitare ulteriori danni e ulteriore depauperamento del valore della compagnia, un immediato ricambio dei dirigenti a cui affidare la gestione in questa fase transitoria;
  5. Se alla luce di quanto sopra siano state prese o se si intenda prendere in considerazione specifiche richieste di responsabilità a carico di amministratori e/o dirigenti.

Salvo una generica risposta sulla parte relativa alla banca, niente  su quanto richiesto, e nel verbale di assemblea nemmeno vengono riportate le domande sulle compagnie di assicurazione.

Il motivo del mancato inserimento a verbale delle domande, risulta oggi ancor più evidente alla luce dei fatti intervenuti dopo l’approvazione del Bilancio e soprattutto si evidenzia come le risposte a quelle domande avrebbero fornito all’assemblea informazioni indispensabili per un voto consapevole sui punti all’ordine del giorno e quindi credo che quanto avvenuto debba essere oggetto di segnalazione alle autorità di controllo per gli eventuali provvedimenti.

Oggi ci ritroviamo per deliberare sul rinnovo dei vertici della banca e a questo proposito mi limito a ricordare come LE AUTORITA’ DI CONTROLLO ABBIANO CHIESTO UN SOSTANZIALE RICAMBIO DEGLI AMMINISTRATORI  e che invece ci troviamo addirittura di fronte a proposte che vedono la presenza di chi in questi anni ha gestito banca e fondazione. Riporto a questo proposito alcune dichiarazioni alla stampa di organizzazioni sindacali che mi sento di sposare integralmente:

.ivg.it | il vostro giornale… …Abbiamo invece appreso che i nominativi espressi nelle liste presentate da tutti i soci rilevanti confermano per la gran parte il C.d.A. uscente e propongono – anche nei ruoli di vertice – chi era nel precedente Consiglio. Fatto che giudichiamo in maniera estremamente negativa. Il dato oggettivo è che esiste una palese contraddizione con quanto richiesto da Bankitalia e porta a pensare, anche in relazione a come si sono svolti i fatti, più ad un regolamento di conti che a una reale divergenza sulle strategie e sulla conduzione del Gruppo. Ci pare evidente che, così stando le cose, le uniche conseguenze di questa vicenda sarebbero lo smantellamento del Gruppo e le inevitabili ricadute su chi vi lavora. Abbiamo la spiacevolissima sensazione di essere gli unici preoccupati di queste conseguenze”.

“Duole constatare l’assoluta assenza di risposte da parte del Presidente della Fondazione. Nessun chiarimento ci è stato fornito su come si intenda affrontare il problema della ripatrimonializzazione della Banca, specie se si continua ad affermare che non si intende scendere sotto una percentuale di possesso del 40%, ma non si dispone della liquidità necessaria per sostenere l’aumento di capitale. Nonostante le nostre ripetute richieste non abbiamo avuto nessuna risposta su quali siano le prospettive future del Gruppo, su quale sia il modello di Banca che si ha in mente, su cosa si pensa circa la necessità di salvaguardare il funzionamento del Gruppo, sulla necessità di non avere conseguenze per i lavoratori”.

“Le organizzazioni sindacali hanno già espresso la propria posizione, totalmente contraria alla vendita di ulteriori asset, e favorevole ad un ingresso di capitale fresco nella partecipazione azionaria, in misura tale comunque da assicurare alla Fondazione, a garanzia della difesa della territorialità, di mantenersi socio di maggioranza relativa (seppur con percentuali minori delle attuali), nell’ottica di conservare e preservare gli attuali livelli occupazionali, nonché l’integrità e l’indipendenza del Gruppo, e soprattutto di concentrarsi.

Giovedi, 26 Settembre 2013  – genova 24it… ……….Fastidio e irritazione arriva invece dagli ambienti sindacali dopo il “proliferare di articoli, interviste e indiscrezioni sugli organi di informazione”, con il rischio di “un grave danno in termini di immagine e di ricadute sull’operatività giornaliera dei colleghi”.

“Purtroppo ieri abbiamo letto la lettera aperta del Presidente della Fondazione, – si legge nella nota a firma Intersas Gruppo Banca Carige – Sorprendentemente in essa il Presidente conferma l’esistenza di un progetto che avrebbe previsto un aumento di capitale a favore di un nuovo socio e che avrebbe risolto in tal modo ogni problematica relativa alla patrimonializzazione senza dover ricorrere ad alcuna cessione di asset. Non comprendiamo perché tale ipotesi sia stata rifiutata, definendola addirittura dannosa, e invece si continui a perseguire la strada delle dimissioni”. Il riferimento è al progetto Unipol, smentito anche dallo stesso management. I sindacati ritengono inaccettabile un piano che preveda la vendita di ulteriori asset, tra cui la cessione delle partecipazioni delle società del Gruppo, “come invece sembra essere nelle intenzioni della Fondazione”.

“Lo smantellamento del Gruppo riporterebbe lo stesso ad una dimensione territoriale assai limitata. Cedere asset significa perdere posti di lavoro. Ne sono consapevoli le istituzioni che hanno voce in capitolo nella designazione degli organismi della Fondazione?”, chiedono le rappresentanze.

Fermo restando gli errori gestionali che hanno riguardato sia la Banca che la Fondazione, pare superfluo ricordare che il ruolo delle Fondazioni bancarie non è quello di esercitare un controllo sulla governance delle banche (direttamente o per mezzo di alleanze ) ma deve invece ricondursi ad una funzione sociale e di sostegno del territorio in cui esse operano e dunque avere come “scopo esclusivo il perseguimento di fini di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico”…… 

23 – 9 – Genova 24it… ………..“Ci sentiamo i soli ad essere davvero preoccupati del rischio di smantellamento del Gruppo Carige e delle ricadute sui lavoratori”. Lo denunciano i sindacati in una nota nella quale dicono di voler richiamare l’attenzione sulla vicenda da parte di istituzioni e opinione pubblica a fronte degli ultimi accadimenti, il verbale ispettivo della Banca d’Italia e le imminenti scadenze dei vertici del cda. Intersas nega poi di essere “sostenitrice o oppositrice di qualsivoglia fazione in lotta per il controllo del cda, rivendichiamo invece il ruolo che abbiamo sempre svolto e che vogliamo continuare a svolgere in Carige, quello dei rappresentanti degli interessi de lavoratori”.

I sindacati sottolineano poi come, a fronte dell’indicazione di Banca d’Italia di sostituire le figure dei vertici del Gruppo, parrebbe invece che i soci vogliano confermare gran parte del cda uscente…………………….

Gravissimo adesso anche il problema di Carige assicurazioni, per la quale sembra che il peggio debba ancora venire e, con la presenza di Amministratori che la hanno gestita negli ultimi anni, vede un andamento in costante peggioramento. La semestrale già dichiara un calo di incassi vicino al 30% e la chiusura di una ventina di agenzie .

Con incassi in calo e sinistri invariati dichiara utile ricorrendo ancora una volta alle riserve. La situazione in realtà sembra essere ancora peggiore; il numero delle agenzie chiuse non indica quelle ancora aperte ma che stanno trasferendo altrove i portafogli e come prevedibile, non sono le peggiori a trovare subito altra collocazione. Stesso discorso per il portafoglio in uscita, con l’aggravante  che quasi tutte le agenzie hanno preso, direttamente o indirettamente, altri mandati e stanno trasferendo i clienti  migliori.

Viene ipotizzato un tentativo di recuperare i premi persi, attraverso una rapida assunzione dei rischi aziende e grossi rischi,  che notoriamente sono sul mercato a fine anno, con il risultato di un apparente aumento degli incassi, e l’ennesimo disastro annunciato sul fronte dei sinistri. Vengono chiuse agenzie che producevano reddito, colpevoli di aver evidenziato le carenze aziendali.

Insomma una gestione in chiara continuità con il passato.

E’ evidente quindi  che diventa ben difficile vendere  ad un prezzo adeguato la compagnia, trovando un acquirente disposto a pagare per agenzie che possono tranquillamente essere acquisite direttamente senza costi scegliendo tra quelle che possono dare un valore aggiunto e  lasciando il resto a Carige.

Tutto questo evidenzia come anche in questa assemblea non siamo  chiamati a votare  una proposta fatta nell’interesse della società, ma unicamente una proposta che tende a coprire il passato e a garantire a qualcuno  il futuro, anche se questo porta ad esempio, a rifiutare proposte che potrebbero rilanciare la banca (o come nel caso della ipotetica proposta UNIPOL a potenziare il comparto banca e a salvaguardare il settore assicurativo) per scegliere soluzioni che salvaguardano esclusivamente amministratori e centri di potere, anche a prezzo di un vero e proprio smantellamento dell’intera azienda.

Alla luce di quanto sopra chiedo se non si ritenga opportuno:

  1. Adeguarsi alle richieste di autorità di controllo e quindi che venga respinta la proposta di  nomina di amministratori che siano o siano stati presenti nei precedenti consigli di amministrazione o comunque ad essi collegati, collegabili  o dagli stessi proposti;
  2. Deliberate apposite azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori e  sindaci;
  3. Chiedere agli organi di sorveglianza – Banca d’Italia, Consob, IVASS, Procura della repubblica – di prendere tutte le iniziative necessarie (incluso se necessario il commissariamento) per verificare l’effettiva situazione della società e attuare tutti gli interventi utili a salvaguardarne l’integrità ed avviarne il rilancio.

Chiedo che il presente intervento venga letto in assemblea e allegato integralmente al verbale della stessa.

Vittorio Veneto, 30 settembre 2013

Ottavio Pasquotti

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