LA VOCE DEGLI INTERMEDIARI: VENDO RISCHI, NON POLIZZE

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E’ ancora una volta un contenuto pubblicato sul blog ‘Agorà degli agenti di assicurazione’  ad attirare la nostra attenzione e a meritare pienamente l’inserimento nella rubrica dedicata agli spunti provenienti dal settore. Perché l’evoluzione delle normative che riguardano la nostra professione non devono distogliere l’attenzione sul ruolo che ricopriamo

Vendo rischi, non polizze – Agorà degli agenti di assicurazione

Vendo rischi, non polizze. Esordisco quasi sempre così con i miei clienti.

Mi interessa individuare insieme a loro le scoperture assicurative, analizzare i loro rischi e se e come abbiano provveduto a tenere in proprio quelli di bassa gravità e alta frequenza. Sì, perché dalla combinazione tra Gravità e Frequenza del rischio a cui è soggetto, il cliente matura la consapevolezza dei vantaggi di avere una polizza assicurativa che copra e garantisca le scoperture esistenti. I rischi di alta gravità e bassa frequenza, difatti, vanno allocati e protetti con una polizza assicurativa.

L’alternativa? Accantonare e immobilizzare la maggior parte delle proprie risorse sottraendole al fabbisogno delle attività personali, famigliari e professionali.

Io vendo rischi, non polizze.

La nostra è una professione che ricopre un ruolo di welfare state. Un ruolo che nell’immaginario collettivo è espletato dallo Stato. Persona, previdenza o patrimonio che sia, nella realtà dei fatti le tutele dello Stato sono inesistenti.

Pensiamo alla percentuale del 75% entro la quale non si matura nessun diritto in caso di invalidità permanente negli infortuni avvenuti fuori dagli orari di lavoro, per comprendere la drammaticità che gli effetti di un evento del genere potrebbero procurare ad un padre di famiglia. Come in caso di gravi malattie o di bisogno di assistenza sanitaria, per le quali tutto il mercato si sta indirizzando verso soluzioni anglosassoni (dread disease).

Riflettiamo, poi, sull’impossibilità dello Stato di accantonare ed erogare una pensione sufficiente a chi nei prossimi anni terminerà la sua attività. Per non parlare delle tutele inesistenti sul patrimonio privato e pubblico-ambientale anche in caso di eventi catastrofali.

Gli accadimenti degli ultimi anni, tra alluvioni e terremoti, riportano drammaticamente alla cronaca un tessuto economico sociale martoriato, ferito, in ginocchio per la perdita dei propri beni.

L’arretratezza del settore assicurativo è da anni prateria di scorrerie del legislatore, delle reti dirette (telefoniche, on-line, canali bancari, postali, ecc.), degli oligopoli azionari di banche-assicurazioni, e di tutti i protagonisti di secondo livello che attorno al settore gravitano come api sul miele. Dalle lobby oligarchiche ai fornitori di ricambi per auto, carrozzieri, avvocati, infortunistica stradale, medici legali, formatori, associazioni di categoria, servizi in genere, in nome del consumatore scatenano campagne demagogiche e populiste per favorire i propri interessi.

Si è così formata l’idea, nell’opinione pubblica, che questa valanga di norme piovuta sulla pelle degli Agenti negli ultimi anni abbia liberalizzato il mercato favorendo il consumatore!

Partendo dalla polizza più banale, l’RC Auto, mi fa rabbrividire l’idea che un cliente scelga di proteggere il proprio rischio da circolazione, con un massimale di partenza di 6 milioni di euro in caso di sinistro, scegliendo la compagnia o la polizza on-line per risparmiare pochi euro l’anno! Non è il libero accesso ai prodotti che liberalizza un settore se poi i prodotti stessi (polizze) sono indecifrabili, ingannevoli, confusi, volutamente indisponibili al punto da limitare sempre più le garanzie prestate. La concorrenza del mercato si realizza quando il cliente è in grado di scegliere confrontando prodotti chiari e semplici.

Sostenere che il mercato è finalmente aperto alla concorrenza perché chiunque è in grado di confrontare i prodotti, senza semplificare un quadro normativo indecifrabile di CGA i cui opuscoli tante volte superano le 100 pagine, è un ossimoro inquietante.

Io vendo rischi, non polizze. Ci tengo a precisare! E’ la stessa differenza che passa tra un Agente di Assicurazione e qualsiasi altro canale distributivo.

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