L’angolo de Il Broker: Viaggio al centro della motivazione

Mirko Odepemko

Mirko Odepemko

È per noi motivo di grande piacere e soddisfazione introdurre a tutti i lettori di Intermedia Channel questa nuova collaborazione con Mirko Odepemko (nella foto), Chief Distribution & Marketing Officer presso AIB All Insurance Broker ma soprattutto Deus ex machina de Il Broker, rivista telematica della quale è fondatore e che da sempre è stata contraddistinta da una spiccata originalità e dalla curiosità nel taglio dei temi trattati. E così sarà anche per questa “avventura” sulle nostre pagine, che rappresenta forse la prima nostra reale rubrica strutturata dopo diversi anni. Ma preferiamo che sia lui stesso ad iniziarvi a questo nuovo viaggio…

Lasciatemi subito ringraziare tutta la redazione di Intermedia Channel per l’opportunità che mi hanno dato nel poter scrivere una mia rubrica presso la loro testata. Una rubrica che avrà una cadenza mensile nella quale vorrei affrontare temi che ritengo importanti per un intermediario sia alle prime armi che un intermediario con decenni di esperienza.

Non vi svelerò completamente gli argomenti trattati, ma vi accennerò che parleremo di: leadership, persuasione, felicità, immagine e reputazione, strategia, etc.

Dunque iniziamo:

 “Penso che una volta leadership significasse imporsi, oggi è possedere le qualità necessarie per meritare la stima delle persone” (Indira Gandhi)

Iniziamo questo nostro viaggio attraverso l’analisi di noi stessi e di quanto sia fondamentale per raggiungere e, quindi, affrontare gli altri che ci circondano. Se noi non siamo consci di quello che sono le nostre potenzialità, le nostre propensioni e, soprattutto, quello che realmente ci fa stare bene, non riusciremo mai ad essere propositivi verso il prossimo e non daremo mai l’impressione di essere stabili a tal punto da far sentire agli altri, che ci circondano, la voglia di conoscere quello che abbiamo da comunicare e quello che abbiamo da trasmettere loro.

Sembra il solito discorso letto e riletto in vari manuali e in vari interventi di coloro che fanno di professione i motivatori. Io non sono un motivatore di professione, almeno non degli altri, ma di me stesso sicuramente si. Credo nel positivismo che ognuno di noi deve ottenere e sentire dentro di se. Il positivismo, come lo chiamo io, è il potere di attrarre la serenità e di usare tutte le proprie energie per avvicinare la stabilità e la voglia di ottenere quello che desideriamo con tutto noi stessi. Non è difficile né a dirsi, né a farsi: credetemi!

Se vogliamo migliorare i nostri risultati in qualsiasi campo, dobbiamo cambiare qualcosa, inevitabilmente, sia nel come lo facciamo oppure in ciò che facciamo. Sembra banale, ma la maggior parte di noi cerca di ottenere dei risultati diversi dal proprio lavoro, dalla propria vita, dagli altri, ma non cambiamo nulla nel nostro atteggiamento e propensione. Come dicono molti psicologi, il cambiamento fa paura, ma in verità il cambiamento è eccitante perché rappresenta la vita e le sensazioni di ognuno di noi; solo quando saremo morti non sentiremo più nulla (almeno è quello che penso io), ma credo che mettersi alla prova e, ogni tanto rischiare, sia il sale della vita.

Mi ricordo un episodio che capitò durante la mia vita universitaria (ahimè, qualche decennio fa), mentre mi stavo laureando in giurisprudenza. Andai a sostenere un esame e precisamente diritto romano e dopo aver risposto alle domande del professore lo stesso aprì il mio libretto e guardando gli esami sostenuti e, soprattutto, le date delle registrazioni del voto, mi guardò e mi disse: a vivere in questo modo lei rischia molto! Lì per lì non capii precisamente cosa mi stava comunicando, ma negli anni capii perfettamente.

Io non ero propriamente il discente che si uniformava ai tempi che l’università e i professori pensavano fosse giusto. Non frequentavo le lezioni (non vi era l’obbligo, ma la maggior parte lo faceva) e concentravo tutti gli esami dell’anno in un periodo molto ristretto che, di solito, era prima dell’estate. Mi sono laureato in sei anni (un anno in ritardo rispetto ai miei colleghi, ma nel frattempo mi sono messo alla prova su altri fronti. Ho avuto esperienze lavorative – ho fondato una società della net economy e ho condotto per quasi due anni un programma radiofonico e televisivo presso media locali – che mi hanno fatto capire, almeno è quello che credo, che cosa voglia dire guadagnarsi i soldi e avere la “fame” per andare avanti) e negli ultimi sette mesi diedi undici esami e anche la tesi. Nulla è impossibile, basta volerlo!

Non mi ritengo una persona speciale, mi ritengo solo una persona a cui piace rischiare, quando è giusto farlo, e soprattutto amo il cambiamento costante per mettermi alla prova costantemente. Solo così, in verità, mi sento vivo e sento che la vita non mi vive, ma sono io che vivo la vita. Come è possibile farlo? Semplice: bisogna avere i “canini avvelenati e insanguinati” e sentire che l’obiettivo (qualsiasi esso sia) individuato lo vogliamo con tutte le forze. Determinato l’obiettivo bisogna però liberarsi delle zavorre che la società ci trasmette e che sempre più spesso diventa più facile lamentarsi che reagire. Ad ogni difficoltà mi ripeto sempre la stessa cosa: solo questo? Pensate che mi fermi e che non combatta più per quello a cui ho lavorato tanto e per il quale ogni mattina mi sveglio e provo a mettermi alla prova?

Bene, dopo avervi parlato, genericamente, della motivazione che cerco in me, entriamo nel dettaglio. Il primo nemico da sconfiggere sono le “abitudini”. Se ci fate caso, cerchiamo nelle abitudini una vita, cosiddetta, comoda che ci permette di sentirci difesi dalla stessa e a nostro agio. Le abitudini in verità ci danno sicurezza ma, questa sicurezza, come potete leggere in molti libri, è data dalle cose che ci circondano e quindi saremo, sempre più, dipendenti dall’esterno per sentirci sicuri.

Un altro punto importante che non possiamo certo dimenticare è quella parte della nostra vita che sappiamo e vorremmo cambiare e, in qualche modo, migliorare. Quante volte vi sarete detti: “vorrei sapere meglio l’inglese; vorrei saper cucinare piatti della cucina tradizionale; etc”. È semplice a dirsi, ma un po’ più complicato a farsi, me ne rendo conto, ma le decisioni che prendiamo piccole o grandi che siano, più comode o meno comode, dipendono da noi e fanno la differenza. Le decisioni, nella maggior parte delle volte, non vengono prese per paura, paura di sbagliare, paura di aver fatto la scelta che condizionerà la nostra vita futura. Pensatela in questo modo, se non cambiate anche solo una piccola cosa della vostra vita, state decidendo di non farlo e anche questa è una scelta che non sapete dove vi porterà, come non saprete all’opposto dove vi porterà.

Se pensate che cambiare non sia il vostro forte e, soprattutto, quello che vorreste cambiare è troppo gravoso per voi e la decisione che ne consegue per arrivare al cambiamento vi spaventa enormemente, potreste iniziare da qualcosa di decisamente più facile (almeno apparentemente) ma vedrete che potere enorme ha su di voi e sugli altri: le parole che usate quando parlate con il prossimo e il modo in cui le trasmettete all’esterno con il vostro viso e il movimento del vostro corpo.

Le parole hanno un effetto incredibile su noi stessi e sugli altri; fateci caso che nella maggior parte dei casi è più facile lamentarsi di un atteggiamento che elogiarne un altro, oppure è più facile disprezzare e commentare negativamente una persona che guardare invece al suo lato che ci piace. Se riuscissimo ad essere maggiormente positivi anche solo nei vocaboli che pronunciamo di frequente questo ci renderebbe più forti e propositivi e, vi posso garantire, che questo si noterebbe subito anche nella nostra comunicazione paraverbale e nel nostro viso perché le parole positive trasmettono serenità anche alla nostra psiche e, di conseguenza, alle persone che vi circondano.

Ricordatevi che il positivismo chiama positivismo e, viceversa, il negativismo chiama negativismo. Fateci caso alle persone che continuamente sono negative e che si lamentano di ogni cosa è come se avessero un colore grigio sopra di loro; guardate coloro invece che sono sempre fermi ma sorridenti e decisi, sembra che brillino rispetto agli altri.

Capisco che mentre state leggendo questo articolo e molti altri che vi parlano di potenziamento del vostro io, della capacità di migliorare il proprio stato d’animo, vi sarete detti e, forse, ve lo dite anche adesso: facile a dirsi, un po’ più complicato a farsi!.

Vedrete che alla fine dei dodici articoli scritti, dopo un anno, avrete chiaro il quadro di insieme e, spero, possiate essere contenti di aver letto i miei articoli. Sono ovviamente sempre a disposizione per commenti, domande e se volete anche e, soprattutto, critiche. Mi potete scrivere a m.odepemko@ilbroker.it

Mirko Odepemko (per Intermedia Channel)

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