L’assicurazione copre l’infortunio del terzo trasportato in violazione del Codice della Strada

Cassazione - Esterno (2) Imc

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(Autore: Francesco Machina Grifeo – Quotidiano del Diritto)

La mancanza di abilitazione a trasportare un passeggero sul ciclomotore non può essere equiparata alla assenza di abilitazione alla guida tout court. In caso di sinistro del terzo trasportato, l’assicurazione non può dunque invocare l’inoperatività della polizza sostenendo che al conducente era vietato portare passeggeri sul sellino posteriore. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 20190/2014, accogliendo il ricorso dell’infortunato.

Le fasi di merito – In primo grado il tribunale dopo aver accertato la concorrente responsabilità nella causazione del sinistro dei conducenti del ciclomotore e dell’auto li condannava entrambi al risarcimento del danno nei confronti del passeggero, rigettando la richiesta di manleva proposta dal ragazzo alla guida del motorino. Decisione poi confermata dalla Corte di appello secondo cui «è pacifico» che il ragazzo in quanto sedicenne «non era abilitato a trasportare un passeggero sul sellino posteriore del suo motoveicolo, sicché nessuna azione di manleva potrà il predetto svolgere nei confronti della sua assicurazione».

Il ricorso – Viceversa secondo il ricorrente la Corte territoriale sarebbe incorsa in una «violazione e falsa applicazione dell’articolo 79 lettera d) Dpr 393/1959 Codice della Strada vigente alla data del sinistro (21.11.1987)» ritenendo che «il conducente non fosse abilitato alla guida, pur essendo pacifico che lo stesso era titolare di patente di categoria A», in quanto la circostanza che sul ciclomotore fosse trasportato un passeggero «non privava il conducente dell’abilitazione, ma lo rendeva solo responsabile della violazione amministrativa contemplata dal Cds».

Il ragionamento della Corte – Una decisione condivisa dalla Suprema corte secondo cui «la previsione di una clausola di esclusione della garanzia assicurativa per i danni cagionati dal conducente non abilitato alla guida non è idonea ad escludere l’operatività della polizza ed il conseguente obbligo risarcitorio dell’assicuratore, se detto conducente, legittimamente abilitato alla guida, abbia omesso di rispettare prescrizioni e cautele imposte dal codice della strada». Perché di questo si trattava.

«Infatti – prosegue la sentenza –, per mancanza di abilitazione alla guida deve intendersi l’assoluto difetto di patente, ovvero la mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni di validità e di efficacia della stessa (sospensione, revoca, decorso del termine per la conferma, sopravvenienza di condizioni ostative), onde, ove esista un’abilitazione alla guida, l’inosservanza di prescrizioni o limitazioni, eventualmente imposte dal legislatore, non si traduce in una limitazione della validità od efficacia del titolo abilitativo, ma integra una ipotesi di mera illiceità della guida».

Siccome, dunque, nel caso di specie, «non risulta contestato il possesso di valida patente di guida, deve ritenersi che la sola circostanza che trasportasse un passeggero – in violazione dell’art. 79 C.d.S. – non valga a rendere inoperante la garanzia, ove la specifica ipotesi di esclusione non fosse espressamente prevista dalle condizioni di polizza».

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