Le mail dei funzionari sulla maxi evasione: «Soldi alle Bermuda e polizze fittizie»

Credit Suisse (Foto Fabrice Coffrini/AFP/Getty Images) Imc

Credit Suisse (Foto Fabrice Coffrini/AFP/Getty Images) Imc

(Autori: Giovanni Bianconi e Giuseppe Guastella – Corriere della Sera)

Fiamme Gialle e Agenzia delle Entrate: sistema di contabilità occulta, così hanno frodato otto miliardi

È una vera e propria contabilità separata e occulta, quella scoperta dagli investigatori della Guardia di finanza presso la filiale milanese — Milan branch — della Credit Suisse Life & pension Ag (Cslp), la società del gruppo bancario con sede a Zurigo dov’erano custodite le liste dei contribuenti italiani che — secondo l’accusa — volevano nascondere e sottrarre i loro soldi al Fisco. Un elenco di nomi parallelo a quello della «lista Falciani» ma con gli stessi obiettivi, sfruttando apposite attività finanziarie canalizzate verso il Liechtenstein e le Bermuda.

Le cifre della presunta maxi-truffa sono fuori dai rendiconti ufficiali della Cslp, come emerge dal rapporto del Nucleo tributario delle Fiamme gialle di Milano indirizzato all’Agenzia delle Entrate. In uno degli allegati vengono riportati documenti e messaggi di posta elettronica tra dipendenti della società che rafforzano i sospetti della maxi-evasione di cui avrebbe beneficiato un gran numero di contribuenti italiani e stranieri: 351 già identificati su un totale di oltre mille, per un numero di polizze assicurative false (dietro cui si nascondevano i capitali esportati) molto maggiore.

Migliaia di polizze

«Analizzando la cartella di lavoro denominata Bestlife Italy 20120110 sono presenti 6.028 righe relative ad altrettante polizze stipulate da clienti italiani», scrivono gli investigatori. Che subito dopo aggiungono: «Da un confronto tra le polizze confluite nella contabilità ufficiale della branch italiana con quelle inserite nel numero summenzionato, è emerso come i premi relativi a un sensibile numero di polizze, pur essendo state commercializzate in Italia, non siano stati contabilizzati dalla Milan branch».

In sostanza, come riassume la Direzione centrale dell’Agenzia delle Entrate nella comunicazione alle sedi regionali, la società del gruppo Credit Suisse avrebbe creato un prodotto assicurativo «ad hoc, distribuito formalmente dalla consociata bermudese» per soddisfare le esigenze dei clienti che volevano sfuggire all’Erario. Offrendo diversi e «importanti vantaggi», a cominciare dalla «flessibilità nella gestione del capitale investito, con versamenti dei premi e riscatto parziale e totale con prelievo in contanti». Altra garanzia offerta agli aspiranti evasori è l’anonimato «ai fini dello scambio di informazioni fiscali».

Anonimato garantito

Lo svelamento dei 351 nomi avvenuto finora è stato possibile grazie all’incrocio dei dati effettuati dagli uomini della Finanza, che ora dovranno proseguire gli accertamenti per conto della Procura di Milano, con l’obiettivo di svelare i mille intestatari complessivi delle oltre seimila polizze fittizie che avrebbero consentito una fuga di capitali complessiva di circa otto miliardi di euro. Ma insieme agli italiani ci sono anche clienti stranieri, come riferito nel rapporto delle Fiamme gialle. Toccherà ora ai Paesi di appartenenza svolgere indagini sul loro conto.

L’intestazione solo apparante delle polizze è svelata da una email acquisita agli atti dell’inchiesta, datata 2 novembre 2009, scambiata fra due funzionari della Cslp. Uno dei dipendenti del gruppo comunicò un’informazione avente ad oggetto «Scudo ter: Cs Life Bermuda», e scrisse al collega: «Trattandosi anche in questo caso di interposizione fittizia, è necessario comprovare che il beneficiario del trasferimento era il beneficiario economico della polizza stessa».

L’altro vantaggio per gli investitori occulti è che attraverso il sistema congegnato dalla Cslp non veniva applicata l’euroritenuta, la tassazione alla fonte sul denaro esportato in Svizzera introdotta dall’accordo siglato tra la Confederazione elvetica e l’Unione Europea.

Come sottolinea il direttore dell’Agenzia delle Entrate a proposito dei 351 italiani scovati grazie all’indagine milanese, «dal contenuto della documentazione acquisita dalla Guardia di finanza e dalle informazioni presenti nel sistema informativo dell’Anagrafe tributaria, è stato possibile appurare che i contribuenti hanno detenuto le predette attività finanziarie in violazione della disciplina sul monitoraggio fiscale».

I sottoscrittori individuati, infatti, non hanno compilato per niente, o lo hanno fatto «in maniera infedele», il quadro RW del modello unico per la dichiarazione dei redditi riservato alla denuncia degli investimenti all’estero.

Per tutti questi motivi gli inquirenti milanesi hanno aperto un fascicolo ipotizzando i reati di frode fiscale, ostacolo alla vigilanza, riciclaggio e abusivismo finanziario, sebbene ancora formalmente contro ignoti. Ma al centro dell’inchiesta, oltre agli evasori che hanno già ricevuto l’avviso delle verifiche fiscali in corso, c’è l’attività della società del gruppo bancario Credit Suisse, attraverso i paradisi fiscali le polizze fittizie. Nei rapporti investigativi si legge che «la Credit Suisse Life (Bermuda) in realtà non svolge alcuna attività assicurativa, ma si limita a mettere a disposizione dell’assicurato le somme dallo stesso versate sotto forma di premio, in cambio di un corrispettivo che rappresenta di fatto il compenso della società per il servizio prestato alla clientela, che è finalizzato alla segregazione patrimoniale». Cioè nascondere i soldi.

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