Legge di bilancio, platea più ampia per il bonus di produttività

Produttività Imc

Produttività Imc

(di Antonino Cannioto e Giuseppe Maccarone – Quotidiano del Lavoro)

Il prelievo al 10% applicabile fino a 3-4mila euro per lavoratori che non superano 80mila euro di reddito

Elevati, dal prossimo anno, alcuni valori riferiti alla detassazione dei premi di produttività, per effetto delle modifiche contenute nel disegno di legge di Bilancio 2017. L’importo massimo su cui è applicabile la sola imposta sostitutiva del 10% (al posto dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali), passa dagli attuali 2mila a 3mila euro lordi annui. Se le aziende coinvolgono, pariteticamente, i lavoratori nell’organizzazione del lavoro, il tetto più alto, soggetto alla facilitazione aumenta a 4mila euro (era 2.500).

I limiti di tassabilità sono da considerarsi al lordo del 10% ma al netto dei contributi previdenziali: i 3mila euro diventano, quindi, 3.303 e 3.314 euro circa, al lordo dei contributi pari, rispettivamente al 9,19% o al 9,49 per cento. In modo analogo l’altro limite di 4mila euro diviene 4.404 e 4.419 euro circa. Nessuno stravolgimento delle regole esistenti ma – di fatto – un mero adeguamento dei valori di riferimento.

Per la tassazione dei premi di produttività del 2017, dunque, il governo mantiene il percorso già intrapreso dalla legge 208/2015, valido per l’anno corrente, se si esclude qualche novità riferita al welfare. Non si apportano variazioni alle regole di base del meccanismo della detassazione e non si individuano ulteriori obblighi per i sostituti di imposta. I datori di lavoro devono applicarla dal primo periodo di paga utile, avvalendosi – in seguito – del conguaglio di fine rapporto o di fine anno per regolarizzare eventuali differenze. Il meccanismo di detassazione si attiva automaticamente per quei dipendenti che sono stati in forza l’anno prima (anche per una parte dello stesso) e per i quali il datore di lavoro ha rilasciato la certificazione unica. Devono invece richiederne il riconoscimento i lavoratori entrati in azienda l’anno prima (in assenza di conguaglio fiscale complessivo) nonché coloro che intrattengono più rapporti di lavoro contemporaneamente (per esempio part-time). Resta ferma la possibilità per i dipendenti di rifiutare (con comunicazione scritta) la detassazione; così come, in capo agli stessi, permane sempre l’obbligo di informare tempestivamente il sostituto di imposta dell’eventuale venir meno dei requisiti che permettono il riconoscimento del regime fiscale sostitutivo.

Resta immutata anche la disciplina del deposito e del monitoraggio dei contratti territoriali o aziendali. Stante la tecnica legislativa utilizzata nella stesura dell’articolo 23 della legge di Bilancio, non sembrerebbe necessaria ulteriore decretazione e, quindi, la facilitazione fiscale del prossimo anno appare immediatamente fruibile.

Gli importi detassabili, oggi, sono costituiti dai premi di risultato di importo variabile la cui corresponsione è collegata a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione e dalle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa. Il pagamento delle somme deve avvenire in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali stipulati rispettivamente con le Rsa/Rsu o da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (sono escluse la contrattazione nazionale e quella individuale). Per usufruirne, il lavoratore non deve avere avuto, nell’anno precedente, un reddito da lavoro dipendente superiore a 80mila euro (e questa è un’altra novità, dato che il limite era a 50mila euro). Alcune voci (un tempo detassate), restano escluse dalla facilitazione come le maggiorazioni di retribuzione o gli straordinari, corrisposti a seguito di un processo di riorganizzazione del lavoro.

Per quanto riguarda la possibilità di elevazione del limite detassabile a 4mila euro, prevista per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro, è opportuno ricordare che si deve accrescere la motivazione del personale, valutando le opinioni dei dipendenti alla stregua di quelle espresse dai responsabili aziendali.

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