Lezioni aperte sull’Europa, l’Unione economica e monetaria secondo Salvatore Rossi (IVASS)

Unione Europea (3) Imc

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Durante il mese di marzo, le università di Roma Tre, Sapienza e Tor Vergata propongono un ciclo di lezioni aperte sull’Europa, rivolte a tutte le studentesse e gli studenti dei tre atenei capitolini.

Nel suo odierno intervento presso la Scuola di Economia e Studi Aziendali dell’Università Roma Tre, Salvatore Rossi, presidente dell’IVASS e direttore generale della Banca d’Italia ha ripercorso molto sinteticamente la storia dell’idea europeista per approdare alla grande questione: vogliamo ancora un legame sovranazionale europeo e quale? E se si, quale Europa occorre perché quel legame si perpetui? Rossi ha voluto fornire risposte nette a favore della conservazione dei legami europei.

Tra i passaggi rilevanti del suo intervento (al quale potrete accedere, nella versione integrale, dal link in calce all’articolo), il caso dell’Unione bancaria, ultima nata fra le costruzioni europee, emblematico delle difficoltà in cui versa oggi l’idea europeista. A dispetto del suo nome, “solo negli enunciati essa punta a integrare il mercato bancario in Europa, in realtà serve di fatto a difendere le banche di alcuni paesi dai problemi delle banche di altri. In questo senso non è un avanzamento sulla strada della sovranazionalità, è un arretramento”.

C’è un punto fondamentale su cui, secondo Rossi, conviene soffermarsi: “Essere integrati conviene a tutti gli europei. Il benessere collettivo in Europa è tanto maggiore e meglio distribuito quanto più ci si avvicina a una vera federazione di Stati. La stessa importanza geopolitica di un’Europa unita è molto maggiore della somma di quelle dei singoli Stati che la compongono. Questa convenienza va fatta ridiventare sentimento”.

Molti cittadini europei, evidenzia ancora il presidente IVASS, sono angosciati dal futuro: “dal pericolo – non importa se reale o immaginario – di flussi incontrollati di immigrazione, dal terrorismo religioso, dalle trasformazioni che si annunciano nel lavoro di massa. Quando si avverte un pericolo la tendenza è ad asserragliarsi. Ma farlo ciascuno nella propria casa è un’idea peggiore che farlo insieme agli altri nel palazzo in cui tutti si abita. L’Europa è il palazzo a cui apparteniamo”.

Le persone che vedono l’oggettiva convenienza, anche economica, dello stare uniti devono “lavorare a tradurla agli occhi della collettività in termini non più e non solo economici, ma di altri collanti basilari come la difesa e la sicurezza. Devono soprattutto rendere attraente sentirsi europei”.

Rossi propone quindi un’analogia: “la grande musica dei secoli XVIII e XIX e l’Europa. La grande musica di questi due secoli visse la stessa voglia di rottura degli schemi, di modernità, che spirava impetuosamente nelle altre arti. La musica colta occidentale alla fine cedette il suo scettro alla musica popolare: tecnicamente molto più rozza, ma capace di parlare al cuore di milioni, di miliardi di esseri umani”.

Intermedia Channel


Lezioni aperte sull’Europa – L’Unione economica e monetaria – Intervento del DG della Banca d’Italia e presidente dell’IVASS Salvatore Rossi all’Università Roma Tre – Roma, 11 marzo 2019

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