L’importanza del fondo pensione

Fondi pensione (3)

Fondi pensione (3)(di Carlotta Scozzari – Il Messaggero)

Secondo Itinerari Previdenziali, basterebbe versare il 3,5% dello stipendo lordo oggi per ottenere il 10% in più domani. Covip ha censito per la previdenza complementare 7,3 milioni di adesioni a fine 2015, in crescita del 13,4%

Guardare agli anni della pensione è oggi più importante che mai. E questo perché sta diventando sempre più chiaro che la previdenza integrativa, il cosiddetto secondo pilastro, è fondamentale per colmare le lacune di cui soffre quella obbligatoria.

A esemplificare meglio il concetto è Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali: «Secondo i nostri calcoli, i lavoratori di oggi andranno in pensione con un assegno netto che corrisponderà al 70% e al 60% dello stipendio finale rispettivamente per i privati e per gli autonomi. Questa percentuale, che rappresenta il cosiddetto tasso di sostituzione, è tra le più alte dei paesi esaminati dall’Ocse».

Indipendentemente dal confronto con l’estero, però, è evidente che il tasso di sostituzione si è drasticamente ridimensionato negli ultimi anni; ed è verosi mile che continui a farlo in quelli a venire. Non solo: «Un altro elemento importante da considerare per valutare una pensione integrativa – aggiunge Brambilla – è che l’Italia presenta il tasso di invecchiamento della popolazione più elevato alle spalle solo del Giappone. Ed è noto che nella quarta età si tende ad avere più bisogno di risorse finanziarie».

La simulazione

Secondo i calcoli di Itinerari Previdenziali, un lavoratore autonomo oggi deve versare alla previdenza integrativa, e quindi a fondi pensione o pip (piani individuali di tipo assicurativo), il 3,5% della retribuzione lorda per avere domani il 10% di pensione in più. In altri termini, il tasso di sostituzione si alzerebbe al 70% circa. «Per quanto invece riguarda i lavoratori dipendenti – chiarisce Brambilla – è sufficiente optare per il trasferimento del tfr (trattamento di fine rapporto) alla previdenza integrativa per ottenere domani il 17-20% di pensione in più». Insomma, dalle simulazioni di Itinerari Previdenziali si direbbe che basta fare oggi un sacrificio relativamente modesto per riuscire ad avere domani un vantaggio consistente. Ad avvalorare questa tesi è la fiscalità di favore di cui gode la previdenza integrativa. I versamenti sono, infatti, deducibili fino a un massimo di 5.164 euro l’anno. Senza contare che, al momento della prestazione previdenziale, sui contributi versati verrà applicata una tassazione massima del 15% che potrà essere ridotta di uno 0,30% per ogni anno di iscrizione successivo al 15esimo fino al raggiungimento di una tassazione finale minima del 9 per cento.

Inoltre, è vero che la legge di Stabilità 2015 ha innalzato dall’11,5 al 20% la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione, ma è altrettanto vero che su dividendi e plusvalenze azionarie grava un’imposizione ancora più onerosa, pari al 26 percento.

Le adesioni

Ad alzare il velo su chi in Italia ha detto «sì» alla previdenza complementare è Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione che ha calcolato 7,3 milioni di adesioni a fine 2015. Al netto delle uscite, la crescita nell’anno è stata del 13,4 per cento. I rendimenti medi, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, si sono attestati al 2,7 percento per i fondi negoziali, quelli cioè di categoria, e al 3 per cento per i fondi aperti, ossia istituiti da un intermediario finanziario.

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