Linea diretta con i politici: INTERVISTA A GIORGIO HOLZMANN (Pdl)

Giorgio Holzmann primo piano Imc

«La questione che riguarda il ricorso alle assicurazioni sugli immobili da parte dei singoli proprietari nel caso di danni da calamità naturali va discussa più a livello tecnico che legislativo», dice il componente della 4a commissione (Difesa) della Camera.  

Intermedia Channel inaugura un nuovo spazio, un nuovo appuntamento che ha l’obiettivo di avvicinare il settore assicurativo e quello politico. Una serie di interviste (“Linea diretta con i politici”) che daranno voce a chi frequenta le aule di Senato e Camera, del Governo, del Parlamento europeo e non solo, dove si discutono i provvedimenti che poi si riverberano sul comparto assicurativo. L’idea è quella di conoscere non solo il punto di vista dei politici sugli aspetti che riguardano il settore, ma anche su quali provvedimenti stanno lavorando o lavoreranno. Con l’obiettivo, non semplice, di anticipare le evoluzioni del settore.

Il primo appuntamento è con Giorgio Holzmann (Pdl), nelle foto, parlamentare, già componente delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia e attualmente della 4a commissione (Difesa) della Camera. Con lui abbiamo parlato dell’eventualità (a quanto pare tramontata) di sollecitare il ricorso alle assicurazioni sugli immobili da parte dei singoli proprietari nel caso di danni da calamità naturali. Holzmann conosce molto bene il settore assicurativo dal momento che negli anni Ottanta è stato produttore in Lloyd Adriatico e Mediolanum, ispettore commerciale in Phoenix Soleil e ispettore tecnico-commerciale in Abeille. È in procinto di reiscriversi alla sezione e) del Rui.

Domanda. In linea generale quale è la sua opinione in merito al decreto legge per il riordino della protezione civile, con riferimento alle coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturali?

Risposta. L’argomento, oltre a essere piuttosto delicato, tocca aspetti di carattere tecnico su cui credo occorra istituire un tavolo tecnico con l’Ania, l’Associazione delle imprese, allo scopo di capire quali siano le misure più adeguate. Qui si tratta di stabilire se rendere obbligatoria l’assicurazione per i danni causati da calamità naturali su tutto il territorio nazionale oppure fare in modo che sia una scelta libera e consapevole da parte dei singoli cittadini. Poi c’è da capire quale sia la sfera di intervento dello Stato. Personalmente ritengo che difficilmente, come ha sottolineato il premier Mario Monti, lo Stato potrà farsi carico interamente della ricostruzione a seguito di danni ingenti. Quando è stato colpito l’Abruzzo, l’emergenza è stata affrontata sì con grande rapidità, ma anche con un grosso dispendio economico che ha poi condizionato anche la politica del governo. In Italia le zone a rischio sisma sono diverse, il Governo non si può accollare tutte le spese, bisogna trovare una sponda diversa che in questo caso è quella delle coperture assicurative. Ribadisco: in questo particolare momento la questione va trattata più dal punto di vista tecnico che legislativo. Al più presto occorre incontrarsi con l’Ania per definire la situazione. Certo che se i premi dovessero essere troppo elevati non si può pensare di imporre un’assicurazione sui beni dei cittadini italiani…

D. Il settore assicurativo da tempo chiede che venga istituita una legge nella direzione di far pagare un premio per questa tipologia di danni. Alcune associazioni di categoria, però, non vogliono sentir parlare del coinvolgimento delle compagnie. Quale è la sua opinione?

R. Le associazioni dei consumatori sono rispettabilissime per tutte le iniziative che mettono in pratica, però hanno sempre una visione parziale, ovvero analizzano le situazioni sempre con gli occhi del consumatore. Qui ci sono interessi più grandi che non sono solo quelli del consumatore, ma sono questioni di carattere nazionale. E’ un problema che riguarda l’intero tessuto economico del nostro Paese.

D. In molti paesi d’Europa, lo Stato si fa carico delle spese entro oppure oltre un certo limite. Potrebbe essere una soluzione secondo lei?

R. Certamente sì. Una forma mista dove lo Stato potrebbe intervenire a determinate condizioni, tenendo conto quindi di eventuali scoperti o franchigie, potrebbe essere sicuramente una soluzione. Per esempio si potrebbe pensare a un intervento statale solo in presenza di danni ingenti e lasciare fuori tutti quei piccoli danni che forse sono quelli più dispendiosi.

D. Questa legge potrebbe introdurre sostanzialmente nel nostro Paese il principio della responsabilità diretta del cittadino  nella tutela dei propri beni e  una nuova cultura del rispetto del territorio. Non crede che i tempi non siano maturi, vista la limitata cultura del rischio degli italiani? Oggi verrebbe vista come una ulteriore tassa…

R. Beh, mi sembra evidente che non stiamo parlando di una tassa….ma di una importante copertura di un rischio reale. Mi rendo conto che molto dipenderà dal premio e dalle scelte delle compagnie. Legare l’importo per esempio alle caratteristiche costruttive degli edifici e dei fabbricati assicurati potrebbe aiutare a creare la cultura della prevenzione.

D. Quanto è reale il rischio che le compagnie possano speculare sul premio applicando una differenziazione come avviene nell’Rc auto?

R. Il rischio che le compagnie cerchino di guadagnare è più che fondato, anzi direi molto probabile. Non è che questo mi scandalizzi più di tanto, mi sembra giusto nella misura in cui ciò avvenga in modo onesto, come avviene con altri rami.

D. Quanto è importante, secondo lei, che queste polizze siano incentivate anche dal punto della detrazione ai fini fiscali?

R. La detrazione fiscale dei premi assicurativi potrebbe essere una valida forma d’incentivo per alleggerire i premi assicurativi, inoltre lo Stato potrebbe anche rinunciare a tassare i premi applicati dalle compagnie assicuratrici.

D. Nel caso di cancellazione definitiva dell’articolo 2 del decreto legge del 15 maggio 2012, n.59 in materia di disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile, relativo alle coperture assicurative, sarebbe come fare un passo indietro?  

R. Secondo me no. Credo sia giusto prendersi il tempo necessario per valutare gli aspetti tecnici di una copertura obbligatoria. Abbiamo dati certi sull’entità dei valori del patrimonio edilizio e sui danni causati dai vari sismi. Si tratta di contrattare con le imprese assicuratrici l’entità dei premi che verrebbero applicati e su questi calibrare l’eventuale intervento dello Stato, analogamente a quanto già avviene per le coperture per il rischio di grandine sulle colture.

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

(Ha collaborato Emanuela Di Cioccio)

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