L’Inps boccia la staffetta generazionale

Tito Boeri (Foto Niccolò Caranti) Imc

Tito Boeri (Foto Niccolò Caranti) Imc

(di Luca Cifoni – Il Messaggero)

Boeri: un meccanismo fissato per legge a livello nazionale avrebbe costi troppo elevati e rischia di risultare distorsivo. Per il presidente dell’Inps i prepensionamenti in cambio di assunzioni potrebbero funzionare solo in ambito aziendale o settoriale

L’idea è stata evocata da tempo, sia da questo governo che dai precedenti: la cosiddetta staffetta generazionale, ovvero il pensionamento anche anticipato di un certo numero di lavoratori anziani in corrispondenza con l’assunzione di giovani, potrebbe apparire una prospettiva interessante per entrambe le categorie. Ma l’ipotesi, che non ha mai convinto del tutto gli economisti, ha incassato ieri un giudizio non del tutto positivo da parte di Tito Boeri (nella foto, di Niccolò Caranti), che di professione fa appunto il professore di economia ma ora è anche presidente dell’Inps.

Boeri per la verità ha detto di «non avere nulla in contrario» rispetto al principio della staffetta ma solo «se gestito a livello di contratto aziendale o di settore e se ben studiato e congegnato». Diversa la valutazione su un meccanismo previsto a livello nazionale per legge, che secondo Boeri «può essere molto costoso e distorsivo» e «lascerebbe una eredità molto pesante» per i costi che genererebbe.

Il parere del presidente dell’Inps arriva mentre l’istituto sta preparando una propria proposta in tema di flessibilità delle regole di uscita, ma anche di contrasto alla povertà. L’idea a cui ha fatto riferimento Boeri è sostenere gli ultracinquantenni che perdono il lavoro. Di questo riassetto potrebbe fare parte anche una qualche forma di contributo di solidarietà a carico delle pensioni calcolate con il metodo retributivo, che risultino particolarmente più elevate rispetto ai contributi versati. Da settimane ormai l’Inps sta diffondendo alcuni “esercizi” di ricalcolo dei trattamenti pensionistici per una serie di categorie, dai piloti fino agli appartenenti alle forze dell’ordine. Se concretamente applicata, un’impostazione del genere comporterebbe una drastica riduzione dell’assegno per molti ex lavoratori: è poco verosimile quindi che diventi realtà per la generalità dei lavoratori, mentre non si può escludere che qualche ulteriore contributo di solidarietà venga richiesto alle pensioni retributive di importo relativamente più alto.

APPUNTAMENTO IN AUTUNNO – Toccherà poi al governo e al Parlamento, con la legge di Stabilità in autunno, impostare le correzioni alla riforma Fornero in dirczione di una maggiore flessibilità. Non sarà facile trovare una formula che consenta di conciliare le esigenze di chi vuole lasciare il lavoro un po’ prima con quelle della finanza pubblica: solo per garantire l’equilibrio nel medio periodo (tralasciando il momentaneo aggravio in termini di cassa) servirebbero penalizzazioni dell’assegno piuttosto robuste.

Intanto è arrivata in Parlamento la relazione sull’evoluzione dei conti pubblici dopo la sentenza della Corte costituzionale in tema di indicizzazione delle pensioni e al conseguente decreto del governo. Grazie alla misura ridotta con cui è stata garantita alle pensioni la rivalutazione in precedenza negata, restano confermati i saldi su cui il nostro Paese si è impegnato in Europa, a partire dal rapporto tra indebitamento e Pil pari al 2,6 per cento nel 2015.

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