Lisandrelli (BancAssurance Popolari): Previdenza complementare, quale strada percorrere per il Welfare Mix

Licia Lisandrelli HP Imc

Secondo speciale di approfondimento dedicato ai temi chiave affrontati durante la quarta edizione dell’Italy Protection Forum, svoltasi a Milano lo scorso 2 aprile. Con Licia Lisandrelli (nella foto), Responsabile Area Mercato di BancAssurance Popolari, affrontiamo il tema mai troppo sovraesposto della previdenza complementare: dalla conoscenza della situazione pensionistica nel nostro paese ai raffronti con le esperienze europee, dall’esperienza – e dalle prospettive – del settore bancassicurativo in questo delicato segmento al ruolo che la previdenza complementare deve giocare nella riforma del Welfare

Dott.ssa Lisandrelli, quanti sono gli italiani che dichiarano apertamente di non conoscere il problema della previdenza e perché?

Sul tema della copertura previdenziale si riscontra un crescente livello di preoccupazione, i cittadini non sanno molto di previdenza complementare e la percezione che hanno è che dovranno lavorare di più, ma non hanno consapevolezza su alcuni aspetti.

Licia Lisandrelli ImcDa una recente indagine del CENSIS emergono quattro aspetti che ben rispecchiano il pensiero degli italiani sul tema della previdenza. Cito direttamente i passaggi dell’indagine:

  • Diffusa convinzione (86% degli intervistati) che le regole su cui si basa la previdenza pubblica siano destinate a cambiare nuovamente. Si diffonde la sfiducia nella capacità del sistema di dare sicurezza alle persone in vista di una prolungata longevità”;
  • La previdenza complementare non viene considerata come uno strumento elettivo per usufruire di un’integrazione pensionistica, infatti si tende a preferire altri strumenti di risparmio per irrobustire le fonti di reddito nell’età anziana, come valori mobiliari ed immobiliari”;
  • Le motivazioni di ordine economico contingenti fanno apparire la partecipazione a un fondo pensione troppo onerosa rispetto alla propria capacità di risparmio. Il 41% degli intervistati teme di perdere il posto di lavoro”;
  • La carenza di competenze finanziari rende poco fruibili gli elementi in base ai quali valutare l’investimento ai fini previdenziali”.

Da questi quattro aspetti emerge con chiarezza come la normativa previdenziale di base sia considerata eccessivamente complessa, in quanto non sono chiare e facilmente reperibili le informazioni sulle regole di accesso alla prestazione pensionistica del primo pilastro pensionistico, la normativa è farraginosa e subisce continue evoluzioni.

Inoltre, parlando del futuro previdenziale degli italiani, viene costantemente ribadito quanto sia importante lavorare sulla creazione di una “consapevolezza” del bisogno nei lavoratori, catturando, soprattutto, l’attenzione delle generazioni più giovani, generalmente più difficili da coinvolgere e informare sulla previdenza complementare.

Accade solo in Italia o anche in Europa l’atteggiamento è lo stesso?

Dai dati forniti dalla COVIP relativamente al mercato della previdenza complementare emerge che gli aderenti del nostro paese alle varie forme pensionistiche hanno ormai superato i 6,1 milioni di unità e che il tasso di adesione dei lavoratori alla previdenza complementare è del 22,7%, contro il tasso di adesione medio dei paesi OCSE che si attesta al 91%.

L’età media degli iscritti è di quasi 45 anni, più elevata rispetto alla media degli occupati, pari a 42 anni, a dimostrazione che gli aderenti alla previdenza complementare sono generalmente in una fase più avanzata di maturità professionale e con maggiore capacità di risparmio. Inoltre, l’incidenza del patrimonio previdenziale rispetto al PIL è del 4,6%, contro una media OCSE del 67,6%. Ci sono dei picchi che superano il 130% del PIL come nei Paesi Bassi e, per contro, lo zero percentuale assoluto della Grecia. E’ evidente che tale rapporto è inversamente proporzionale alla generosità delle prestazioni offerte dalla componente pubblica.

A livello Europeo, si registrano inoltre differenti regimi di tassazione uniti a differenze in relazione al funzionamento del primo pilastro obbligatorio e di quello complementare. In merito alla tassazione, il modello prevalentemente applicato ai fondi di previdenza complementare è quello anglosassone EET (Esenzione-Esenzione-Tassazione), che rende lo stato partecipe del rischio dell’investimento finanziario compiuto dal fondo: una cattiva performance dello stesso, infatti, si tradurrà in minori entrate fiscali al momento di accesso alla prestazione e viceversa.

In merito al funzionamento della previdenza esistono paesi con comportamenti eccellenti in ambito previdenziale come il Regno Unito e la Svezia in cui si evidenzia una forte responsabilità sociale dell’individuo nella previdenza complementare. Si osservano poi alcuni paesi come la Grecia, in cui la spesa previdenziale era (fino all’esplodere della crisi finanziaria) interamente a carico dello Stato sociale, con un pensionamento a 50 anni per le donne, 55 per gli uomini ed una pensione pari al 95% dell’ultima retribuzione.

Tutti i paesi adottano il sistema a ripartizione di tipo contributivo (dove l’importo della pensione percepita è direttamente connesso all’ammontare dei contributi versati nel periodo di lavoro), in cui i contributi dei lavoratori attivi si usano per pagare le pensioni ai lavoratori in quiescenza, tranne il Cile che utilizza un sistema a capitalizzazione, dove i lavoratori versano i contributi su conti individuali investiti sui mercati finanziari che vengono poi usati per pagare la rendita al momento del pensionamento (in Cile in pratica si usa il meccanismo utilizzato per le pensioni complementari).

Qual è l’esperienza della bancassurance nel mondo della previdenza complementare e quali sono le prospettive?

Nell’ambito della bancassicurazione c’è sicuramente una maggiore capacità, rispetto ad altri canali distributivi, di fornire risposte grazie all’approfondita conoscenza della propria clientela, che deriva dal forte legame con il territorio di riferimento della banca e dalla forte sinergia che si è sviluppata tra la banca stessa e la Compagnia, sia in termini di creazione dei prodotti, che di formazione e di predisposizione di supporti commerciali alla vendita.

Come BAP Vita e Previdenza, in tema di previdenza complementare, abbiamo collaborato con i nostri partners supportandoli ed affiancandoli in occasione di incontri commerciali di approfondimento sul tema ed incontri con associazioni di categorie e con le aziende. Sono anche state realizzate delle campagne commerciali specifiche e fornite agli operatori delle guide semplificate, in cui partendo dalle domande che pone il cliente (F.A.Q.) si approfondisce la normativa complementare. In sostanza il complesso linguaggio della previdenza viene reso fruibile per tutti gli utenti.

Abbiamo inoltre studiato particolari iniziative, come quella “La Scuola va a Teatro”: si è trattato di una serie di incontri con i ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori sui temi della Previdenza, nei quali la Compagnia ha realizzato una “mini guida” che in modo molto semplificato, tramite il linguaggio del fumetto, affronta il tema della previdenza per i giovani. Crediamo al riguardo che la famiglia debba svolgere un ruolo fondamentale nel percorso di accrescimento della consapevolezza del bisogno di previdenza; altrettanto focale è poi il compito delle scuole a cui è affidato un ruolo altrettanto strategico di mediazione culturale.

Guardando al futuro, riteniamo che il ruolo degli intermediari sarà sempre più centrale, poiché non potrà limitarsi a quello di provider di prodotti ma dovrà convergere sempre più verso il più complesso ruolo consulenziale. L’offerta dovrà essere adeguata ai nuovi bisogni sociali, coniugando il concetto di protezione dell’individuo e quello di previdenza, in una logica di Prevoyance alla francese, in modo da coprire le principali tipologie di rischio che gli individui e le famiglie devono affrontare nel corso dell’intero ciclo di vita (copertura rischio morte, invalidità, inabilità, Long Term Care, Dread Disease, pacchetti salute, etc.).

La previdenza complementare può aiutare una riforma del Welfare?

La previdenza complementare svolge un ruolo centrale nella riforma del Welfare, poiché nel futuro non si parlerà più di welfare state ma di welfare mix, in cui Stato, Imprese, Individui e Industria assicurativa opereranno insieme per migliorare il benessere sociale.

Per arrivare a questo, le istituzioni dovranno sempre più fornire maggiore trasparenza sulla normativa e sulle regole di accesso alla prestazione pensionistica, garantire informazioni ai cittadini sulla situazione previdenziale e sulle sue possibili evoluzioni e migliorare la fiscalità (magari passando al modello di tassazione EET, come già accade nella quasi totalità degli altri paesi). I datori di lavoro dovranno investire in cultura previdenziale presso i propri dipendenti e sviluppare il welfare integrativo, ossia, considerare la previdenza come un benefit aggiuntivo alla retribuzione, come già accade in altri paesi europei (coperture sanitarie, Long Term Care, etc.).

L’industria assicurativa sarà a sua volta chiamata ad arricchire l’offerta previdenziale con coperture accessorie coerenti con nuovi bisogni sociali e ad investire in cultura assicurativa. Anche il singolo individuo dovrà poiportare il proprio fondamentale contributo, maturando una maggiore consapevolezza del suo futuro previdenziale, al quale dovrà costantemente destinare una piccola quota del suo risparmio.

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