LO SCHEMA DI REGOLAMENTO 3/2014: IL CONCETTO DI SEMPLIFICAZIONE SECONDO L’IVASS

La fase di pubblica consultazione del documento Ivass 3/2014, che prevede lo schema di Regolamento contenente misure di semplificazione negli adempimenti e nelle procedure contrattuali per imprese, intermediari e consumatori, dovrebbe aprire le porte ad una maggiore digitalizzazione delle attività per imprese ed intermediari. Grazie a questo contributo curato per noi dall’Avv. Ivan Dimitri Calaprice, cerchiamo di capire quali luci ed ombre si celino all’interno di questo provvedimento

Digital Insurance Business - Digitalizzazione ImcQualche giorno fa l’Ivass ha emanato un nuovo schema di Regolamento, il terzo del 2014, fissando quale termine per la pubblica consultazione il giorno 22 aprile 2014.

La consueta Relazione di presentazione chiarisce che la ragione giustificativa di questo nuovo intervento è da reperirsi in una norma di rango superiore, ovvero l’articolo 22, comma 15 bis, del decreto legge 18 ottobre 2012, n.179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” e convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221.

Fuori dagli asfissianti registri lessicali della burocrazia: si tratta, in definitiva, di quella stessa legge che aveva introdotto alcune misure di rottura (poi rivelatasi solo apparente) dei protocolli tradizionali, quali – lo si ricorderà – quella relativa al c.d. contratto base (oggi misteriosamente persasi tra le scartoffie di qualche polveroso cassetto ministeriale) e quella relativa alle collaborazioni tra intermediari e agli obblighi di c.d. home insurance per le compagnie.

In forza di quella disciplina l’Ivass era anche tenuta ad adottare misure di semplificazione delle procedure e degli adempimenti burocratici per le imprese e gli intermediari.

Misure che – dice la legge – dovevano concretarsi, in definitiva, nella moderazione dell’uso della “carta” e nella riduzione della “modulistica”.

Il tutto nel quadro di una nuova valorizzazione delle “relazioni digitali”.

I contenuti dell’art. 22 comma 15bis – da cui, a distanza di quindici mesi, il Regolatore riparte per definire nuove regole procedurali – sono evidentemente ispirati a quella brezza svecchiatrice che il Governo di allora soffiava sui rigidi apparati della amministrazione pubblica.

La legge 221/2012 – lo si ricorderà – saettava, con effervescente convinzione, temi lontani ed iperborei rispetto alla grigia e irritante realtà della P.A. in Italia.

Si iniziò così a discettare di “agenda digitale”, “alfabetizzazione digitale”, “sanità digitale”, “giustizia digitale”, con l’effetto di tornare ad alimentare quel fuoco sacro dell’innovazione che il Codice dell’amministrazione digitale (c.d. CAD) aveva provato ad attizzare nel 2005, senza però suscitare larghi entusiasmi.

Nel comparto delle assicurazioni, invece, l’uso della tecnologia, il ricorso a nuove tecniche di comunicazione e a forme di c.d. pagamento dematerializzato venivano rappresentati come efficaci strumenti di “semplificazione”.

Oggi Ivass recupera quelle norme e ci lascia intendere quale possa essere il concetto di “semplificazione degli adempimenti e delle procedure” sulla scorta delle lapidarie indicazioni del Governo Monti.

Recita un motto: “E’ difficile essere facili”.

E, trionfo dei paradossi, la strada per la semplificazione, nella visione del Regolatore, sembra essere particolarmente tortuosa.

Cosa stabilisce Ivass?

1) Anzitutto viene introdotto l’obbligo per gli intermediari di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata da comunicare all’Autorità entro tre mesi dall’entrata in vigore del Regolamento. Naturalmente la norma costituisce una novità per le sole persone fisiche giacchè per gli intermediari organizzati in forma societaria l’obbligo sussisteva già dal 29 novembre 2011 (in forza dell’art. 16 comma 6 del D.l. 185/2008). Entrambe le categorie, comunque, dovranno provvedere a comunicare il proprio indirizzo all’Autorità di Vigilanza;

2) Viene formulato, all’indirizzo di imprese e di intermediari, l’invito (dunque parliamo di una misura “non giuridicamente vincolante”) a valorizzare l’uso della firma elettronica avanzata, della firma elettronica qualificata e di quella digitale.

Senza rischiare di perdersi in una – qui davvero poco utile – dissertazione sulla diversità di queste modalità di attribuzione di paternità a documenti perfezionatisi “in via informatica” val comunque la pena di ricordare che:

  • Per firma elettronica avanzata si intende, ai sensi dell’art. 1 lettera q bis) del D.lgs. 82/2005, un “insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario puo’ conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati”. Ne costituiscono un esempio le c.d. chiavette one time password di cui le Banche ci dotano quando sottoscriviamo contratti di e- banking finalizzati alla gestione telematica dei servizi;
  • Per firma elettronica qualificata si intende, ai sensi dell’art. 1 lettera r) del CAD: “un particolare tipo di firma elettronica avanzata che sia basata su un certificato qualificato e realizzata mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma”. La diversità (e peculiarità) rispetto alla generica firma elettronica avanzata è quindi nella sola esistenza di una “certificazione di qualità tecnologica” resa da parte di appositi soggetti terzi (c.d. certificatori) e nell’esistenza di un apparecchio meccanico che garantisca la “riservatezza dei dati” trasmessi;
  • Per firma elettronica digitale: si intende, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. s) del CAD : “un particolare tipo di firma elettronica avanzata basata su un certificato qualificato e su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici”. Qui, invece, la diversità (e peculiarità) rispetto alla generica firma elettronica avanzata/qualificata è nell’uso di un codice di crittazione dei c.d. bit (ovvero le unità elementari del linguaggio binario sulla base del quale avvengono le comunicazioni informatiche). Si tratta – nell’ambito del CAD – della forma tecnicamente più evoluta e sicura per garantire la “protezione dei dati trasmessi” e la certezza della “paternità” del sottoscrittore/firmatario.

Va detto che l’uso della firma elettronica digitale è però scarsamente apprezzabile nei rapporti fra professionisti e consumatori e, dunque, l’intervento odierno dell’Ivass pare insinuarsi nel solco di una misura già poco usata, vuoi perché considerata poco agevole dagli esperti di IT sul piano della strutturazione tecnica, vuoi perché considerata poco accattivante dai professionisti del marketing assicurativo.

E’ un dato, infatti, che, attualmente, la tipologia di firma elettronica più diffusa – anche nei rapporti con le compagnie assicurative – è quella c.d. “semplice”, consistente nella digitazione di un “tasto negoziale virtuale” ovvero in un click su un’ icona che appare su un dispositivo informatico ( computer, tablet, smartphone).

Una svolta riformatrice che avesse voluto definirsi realisticamente ponderata e giuridicamente evoluta avrebbe dunque dovuto, quantomeno, muovere dalla consapevolezza che il c.d. “point and click” costituisce oggi il metodo di sottoscrizione informatica tecnologicamente più frequente.

E tanto al di là delle valutazioni sulla circostanza che – diversamente da quanto accade con le firme elettroniche avanzate – l’efficacia probatoria del documento informatico correlato è “liberamente valutabile in giudizio” e non gode del più solido regime ex art. 2702 c.c.;

3) Viene introdotto, in capo agli intermediari, l’obbligo di consentire il pagamento a mezzo bancomat e l’invito – agli intermediari e alle imprese – a favorire forme di pagamento elettronico;

4) Viene specificato l’obbligo, per l’intermediario, di “mettere a disposizione” del cliente che abbia scelto di ricevere in formato elettronico la documentazione, l’allegato n. 7 B al Regolamento ISVAP n. 5 del 16 ottobre 2006 e il fascicolo informativo. Lo scopo è quello di consentirgli la consultazione prima della trasmissione informatica. Con questa misura si definisce indirettamente una nuova cesura nei tempi degli obblighi precontrattuali: in prima battuta rileva l’obbligo a “rendere disponibili le informazioni”, successivamente quello di “trasmissione informatica” delle stesse;

5) Viene formulato alle imprese e agli intermediari l’invito a favorire la conservazione digitale dei documenti stabilita dall’articolo 8, comma 3, del Regolamento ISVAP n. 27 del 14 ottobre 2008 e che – a sua volta – rimanda all’art. 2220 del Codice civile, il cui comma 3 recita: “Le scritture e documenti di cui al presente articolo possono essere conservati sotto forma di registrazioni su supporti di immagini, sempre che le registrazioni corrispondano ai documenti e possano in ogni momento essere resi leggibili con mezzi messi a disposizione del soggetto che utilizza detti supporti”. Va qui osservato che tanto l’odierno schema di Regolamento Ivass quanto il Regolamento Isvap 27/2008 non menzionano affatto altra e più pertinente norma, ovvero quella di cui all’art.2215 bis del Codice civile che si occupa – più ampiamente – di “documentazione informatica” in senso stretto, esorbitando, dunque, dalla ristretta visuale del tema della “conservazione”.

6) Viene stabilito, in capo alle imprese e gli intermediari, il divieto di richiedere al contraente documentazione di cui si sia già in possesso, avendola acquisita in occasione della conclusione di un precedente contratto. Questo divieto non sussiste se la documentazione in parola non sia più in corso di validità. (La norma rappresenta l’ adattamento privatistico del principio pubblicistico di c.d. “decertificazione” già espresso dall’art. 7, comma 4 lettera c) del ddl sulla semplificazione Misure di semplificazione degli adempimenti per i cittadini e le imprese e di riordino normativo, all’esame del Senato al momento in cui si scrive).

7) Viene esteso al ramo danni l’obbligo di consegnare la c.d. “Scheda sintetica” di cui si fornisce un modello. Sul tema, Ivass chiarisce che “lo schema proposto non è rigido e le informazioni ivi contenute possono e devono essere integrate dall’impresa con ogni altro elemento necessario ad “illustrare” il prodotto nei suoi elementi salienti, in modo chiaro ed efficace”;

8) Viene abolito l’obbligo di consegna dell’allegato 7 A al Regolamento Isvap n. 5 del 16 ottobre 2006 e contestualmente introdotto l’’obbligo di affiggerlo nei propri locali, in “posizione visibile al pubblico”.

Non sembra essere particolari critici se si afferma che è difficile immaginare che la vita di imprese e intermediari sarà “semplificata” da queste misure. Né la “valutazione di impatto” che l’Istituto svolge in via preliminare orienta a suffragare un’opinione contraria.

Scrive infatti l’Istituto di Vigilanza che (lo Schema di Regolamento) “riguarda per lo più l’attività amministrativa di imprese e intermediari. A fronte di un iniziale onere derivante dall’acquisizione degli strumenti di posta elettronica certificata e di pagamento elettronico (oltre che, eventualmente, dalla diffusione della firma elettronica), è attesa una significativa riduzione dei costi nello svolgimento complessivo dell’attività. Detto vantaggio si esprime in termini di risparmio economico (riduzione della carta stampata, semplificazione delle modalità di archiviazione, etc.); ottimizzazione delle risorse da destinare allo sviluppo della vendita piuttosto che ad attività meramente amministrative e burocratiche; rapidità ed efficacia nelle comunicazioni con i clienti e, in definitiva, miglioramento del rapporto dialogico tra le parti”.

Assai irrealistico, dunque, preconizzare un cambiamento radicale nella dimensione operativa delle Imprese e degli intermediari a partire da siffatti mutamenti della loro organizzazione amministrativa; e questo al di là dei possibili emendamenti che gli interessati alla consultazione potranno proporre.

Tutto pare risolversi, in larga misura, nell’invito a sfruttare le opportunità connesse all’uso di procedure già esistenti ma di applicazione facoltativa (soprassedendo, però, sul tema (commerciale) delle ragioni che fino ad oggi ne hanno impedito la diffusione e su quello (giuridico) dell’ obiettiva necessità di apporre dei correttivi alle norme soprastanti).

Inoltre: se uno degli obiettivi dichiarati dell’art. 22 comma 15 bis è quello di far diminuire “gli adempimenti cartacei” allora l’introduzione dell’obbligo di consegna della scheda sintetica non avrebbe alcun diritto di cittadinanza in questo testo.

Infine: quand’anche gli effetti auspicati da Ivass dovessero concretamente realizzarsi, l’eteroindirizzamento delle risorse di cui essa parla (dalla voce “costi di gestione amministrativa” a quella “sviluppo della rete vendita”) non sembra – in sé per sé considerato – una misura sufficiente ad agire da detonatore per il miglioramento del “rapporto dialogico” tra le Parti, fatto – come noto – di molte variabili e di tanti condizionamenti giuridici, economici, psicologici e pubblicitari.

Ad oggi neanche la più accurata cluster analysis potrebbe garantirlo. Perché mai farsi una pec o attaccare il 7 A al muro potrebbe quindi assicurarlo?

Intermedia Channel (in collaborazione con l’Avv. Ivan Dimitri Calaprice)

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One Comment;

  1. gianni said:

    una analisi non superficiale e penetrante….se dopo oltre 1 anno di attesa le semplificazioni sono queste….

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