Lodo AmTrust: Corruzione ed estorsione, due inchieste sull’arbitrato

Arbitrato - Mediazione - Conciliazione Imc

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(di Luigi Ferrarella – Corriere della Sera)

Un fascicolo per l’ipotesi di «corruzione» di un lodo arbitrale che a Milano avrebbe una predestinata sorte da 400 milioni, e un altro per l’ipotesi di «tentata estorsione» dopo la consegna mesi fa di 9 proiettili alla portineria del manager della controparte Usa del lodo, la cui famiglia è composta da 9 persone: sono le inchieste, allo stato contro ignoti, aperte dalla Procura di Milano sulle accuse mosse, nell’istanza di ricusazione del presidente della tema arbitrale, dal colosso assicurativo statunitense AmTrust al suo ex agente italiano Antonio Somma.

Tandem leader nel 2009-2014 nell’assicurare il 60% degli ospedali italiani e 40.000 medici, ma che ora vede Somma imputato a Torre Annunziata di indebita appropriazione di 50 milioni di AmTrust e nel contempo promotore a Milano di una richiesta ad AmTrust di 2 miliardi di danni per patti violati. L’arbitrato si svolge in totale autonomia rispetto al Tribunale, ma, quando le parti che indicano ciascuno un arbitro non si mettono d’accordo sul presidente, a indicarlo è il presidente del Tribunale, che pur poi non ha poteri di controllo né sa cosa accada tra le parti. Nel 2015 a nominare presidente dell’arbitrato il prof. Marco Lacchini (oggi fra l’altro sindaco di Eni) fu Livia Pomodoro, che ricorda: «Era nell’apposito elenco di professionisti, aveva un ottimo curriculum, mi era stato presentato anni prima dall’ex presidente della Corte d’Appello Giuseppe Grechi come suo amico».

Nella richiesta di ricusarlo (udienza il 13 maggio) AmTrust asserisce di avere (tramite 007 privati israeliani fintisi uomini d’affari) registrato Somma mentre si dice certo di vincere l’arbitrato per 400-500 milioni grazie al «controllo» di Lacchini con la promessa del «10%»; e Lacchini mentre afferma in generale di poter «influenzare» arbitrati («accuse infondate», replica Lacchini). Per AmTrust l’avrebbero riferito anche due collaboratori di Somma, ma i due lo hanno già smentito alla difesa di Somma. Che al Corriere aggiunge: «Il 10%? Certo che lo scrissi sul biglietto, ma in risposta alla domanda dei finti manager su quale provvigione volessi per entrare in affari. E quando parlavo di “controllo”, parlavo non dell’arbitrato ma del mercato grazie al peso delle mie società. AmTrust cerca di distrarre l’attenzione dai soldi che mi deve, indicati in 122 milioni dalle bozze delle perizie».

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