Luciano (Cassa forense): «Le Casse puntano a estendere il welfare per i professionisti»

Nunzio Luciano Imc

Nunzio Luciano

(di Alessandro Galimberti – Quotidiano del Fisco)

Formazione, welfare attivo e passivo, assicurazione grandi rischi e area “no tax”. Alla ripresa dei lavori parlamentari sul Jobs Act dei professionisti – oggi in Commissione Lavoro del Senato – le Casse private rilanciano sulle opportunità da cogliere nel mezzo di una crisi che non ha certo risparmiato le professioni classiche. Nunzio Luciano (nella foto), presidente di Cassa Forense e vicepresidente di Adepp (Associazione dei 19 enti previdenziali privati, 1,5 milioni di iscritti) conta sul momento favorevole per ampliare competenze e quindi servizi alle categorie coinvolte.

Questione preliminare. Cosa pensa del Jobs Act delle professioni?

Penso che, ad oggi, è un provvedimento che va nella direzione giusta della tutela degli autonomi e delle partite Iva, ma credo anche che vada affinato.

In che senso?

Qui c’è una platea complessiva di oltre 5 milioni di lavoratori interessati, ma con posizioni di partenza molto eterogenee.

E quindi?

Le faccio un esempio. La dotazione per il welfare ad oggi è di 10 milioni per il 2016 e di 50 per il 2017. Con una differenza di fondo notevole: i professionisti delle Casse di molte delle prestazioni previste già beneficiano. Stando così le cose, le risorse finirebbero tutte per alimentare l’altro fronte (dei “non ordinistici”, ndr). Perderemmo così la chance di dedicare un capitolo di previdenza 2.0 alle “ordinistiche”.

Quali benefici vi aspettate?

Evidenti per tutti. Lo Stato vedrebbe alleviarsi ancor di più la spesa sociale, noi d’altro canto offriremmo altri e nuovi servizi alla nostra grande platea di autonomi.

Appunto, ma vi conviene inerpicarvi in un’area non propriamente di business?

Sì e per due motivi. Innanzitutto perché ce lo chiedono gli iscritti – che abbiamo intervistato in un’indagine mirata – che vorrebbero più copertura per la professione, certo, ma anche per la salute e la famiglia. E, quanto alle Casse, la gestione collettiva di questi profili di rischio consentirebbe davvero un approccio di business, nel senso della sostenibilità finanziaria.

Per esempio?

Penso a una Cassa mutua dei liberi professionisti, in cui contestualizzare per esempio una polizza per i grandi rischi sugli eventi morbosi a prezzi abbordabilissimi. E penso anche alla chance di aumentare la qualità delle prestazioni e diminuirne i costi, in una classica economia di scala, per esempio in diagnostica e per le visite specialistiche.

Quanto al fisco?

Anche qui vedo ed auspico ampie possibilità di intervento. A partire da un’area non tax per le misure di natura assistenziale straordinaria, ad esempio le somme devolute all’iscritto malato grave – e quindi impossibilitato a lavorare – su cui oggi viene applicata l’aliquota Irpef di competenza.

E la formazione?

Qui le Casse possono dare un grande contributo, finanziando i corsi, a patto di vedersi garantito un credito di imposta.

Related posts

Top