Macros Consulting: Driverless car, numeri e prospettive di una rivoluzione annunciata

Auto autonoma - Veicoli autonomi Imc

Auto autonoma - Veicoli autonomi Imc

Una nuova analisi di Mirko Nossa, Web and Digital manager di Macros Consulting (società di consulenza strategica per il settore assicurativo e finanziario) prende in esame le driverless car, ovvero i veicoli computerizzati a guida autonoma, in grado, tre le altre caratteristiche, di condurre il passeggero a destinazione in totale autonomia. Un tema che risulta essere sempre più affascinante per gli operatori del mercato assicurativo (e non solo).

Secondo alcune stime, il mercato di questi veicoli raggiungerà il pieno regime nel 2040, passando da un valore di 800 miliardi di dollari nel 2035 a 7mila miliardi nel 2050. La guida autonoma garantirà maggiore sicurezza, con una stima di 585mila vite umane salvate dal 2035 al 2045 ed una conseguente riduzione dei costi per la sicurezza pubblica correlata agli incidenti stradali pari a 234 miliardi di dollari. E i vantaggi saranno notevoli anche in termini di risparmio di tempo: ci si attende infatti che le driverless car liberino oltre 250 milioni di ore l’anno per i pendolari che si spostano nelle città più trafficate al mondo.

Queste prospettive, evidenzia Nossa, non hanno tardato a interessare i principali operatori tecnologici e automobilistici, che hanno iniziato da tempo a realizzare i propri modelli e sono nel pieno delle fasi di test su strada.

Di seguito sono evidenziati i progetti che Macros ritiene più interessanti proprio in questo ambito:

Waymo, la controllata di Alphabet (Google), non produce proprie auto. Per il momento stringe accordi con le case tradizionali (da Fca a Jaguar) e integra la propria tecnologia. A oggi è una delle società con il maggior numero di miglia percorse, a fronte di un numero molto ridotto di incidenti.

Google porta avanti il progetto della sua Google Car già dal 2009, insieme a una serie di partner tra cui Bosch, Continental e LG. Sensori intelligenti e uno speciale software consentono all’auto di rilevare pedoni e altri mezzi di trasporto lungo il percorso, comportandosi di conseguenza. Attualmente, sono quasi 100 le Google Car sulle strade di Austin e Mountain View. La fase sperimentale dovrebbe concludersi nel 2020.

In risposta a Google, Apple procede sottotraccia ma a ritmo serrato con il “Progetto Titan”, puntando a consegnare il suo primo veicolo semi-autonomo elettrico già nel 2019. L’iCar – così ribattezzata a Cupertino – risulta però essere in ritardo sul programma. Le ultime indicazioni indicano un ridimensionamento, anche se non mancano indizi in direzione contraria: Cupertino ha appena siglato una partnership con Volkswagen per lo sviluppo di van autonomi utilizzabili dai propri dipendenti. Attualmente, sono oltre 60 le auto sulle strade della California con oltre 4mila dipendenti al lavoro sul progetto.

Una spinta al settore arriva anche dalla Cina, con Alibaba in partnership con un’altra società digitale, Baidu: insieme hanno stanziato un fondo da 1,3 miliardi di Euro per sviluppare l’auto a guida autonoma con Apollo, il software open source che vede fra i partner anche Daimler e Hyundai.

E la case automobilistiche più “tradizionali” come si comportano? General Motors sta espandendo i propri test in diverse città e punta a portare su strada un modello senza controlli manuali entro il 2019. Nissan dovrebbe portare i suoi primi taxi autonomi in Giappone nel 2020. Ford, Toyota, Bmw e Mercedes non restano a guardare. E poi c’è Tesla, che monta già tecnologia per la guida assistita.

In questo scenario, come cambia l’industria assicurativa? Le nuove tecnologie, spiega Nossa, non sono una minaccia per le compagnie, ma anzi rappresentano un’opportunità. Da un punto di vista del rischio, esso si trasferisce dall’individuo all’impresa: l’RCA non sarà più sottoscritta dall’individuo ma dalla fabbrica di automobili o dall’impresa che offre il servizio di mobilità.

Secondo il Web and Digital manager di Macros Consulting, per le compagnie questo significherebbe quindi una riduzione della raccolta nel ramo auto, ma l’automatizzazione dei veicoli creerà anche nuovi rischi, quali, ad esempio, bug nei software, cyber risk, blackout della connettività (ed altri ancora). L’ANIA evidenzia infatti come l’elevato grado di sofisticazione e il maggior valore dei veicoli autonomi e dei danni materiali subiti possano portare a meno sinistri di piccola entità ma ad un maggior numero di incidenti gravi.

Il processo che mira a trasformare i guidatori in passeggeri, conclude Nossa, è ad ogni modo ancora lungo e dovrà superare le diffidenze di tanti automobilisti, ancora scettici davanti a un’auto guidata da un computer. Sarà quindi estremamente interessante monitorare quali saranno gli sviluppi futuri delle auto a guida autonoma e come cambieranno di conseguenza le norme assicurative nel corso dei prossimi anni.

Intermedia Channel

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