Mancata conciliazione a rischio di danno erariale

Compagnia designata dal Fondo vittime strada

Sentenza - Giurisprudenza ImcLa mancata acccttazione della proposta conciliativa del giudice può creare un danno erariale. La compagnia di assicurazione designata dal Fondo di garanzia vittime della strada che mantiene una condotta anodina, agnostica, deresponsabilizzata rispetto alla proposta conciliativa del giudice può essere condannata al triplo dei compensi di causa liquidati a suo carico e possono essere trasmessi gli atti alla Procura generale della Corte dei conti per accertare un possibile danno erariale.

Lo stabilisce la sentenza del Tribunale di Roma (pubblicata il 29 maggio 2014) che, nell’esaminare una delicata controversia in materia di rca, è pervenuta a una decisione estremamente rigorosa destinata a sollecitare comportamenti maggiormente virtuosi da parte delle compagnie di assicurazioni.

Nel caso di specie, un giovane di nazionalità rumena, quale terzo occasionalmente trasportato a bordo di una autovettura che poi scopriva essere stata rubata dal conducente della stessa, veniva coinvolto in un incidente e rimaneva paraplegico con una invalidità permanente accertata del 90% (decedeva un altro trasportato, mentre il conducente si dava alla fuga e restava non identificato). La compagnia designata dal Fgvs eccepiva da un lato la conoscenza da parte dell’attore della circolazione illegale dell’autovettura (che avrebbe escluso la copertura ex articolo 283, comma 2, codice assicurazioni) e, dall’altro, il presumibile mancato uso delle cinture di sicurezza (il danneggiato sedeva nel sedile posteriore).

In una fase avanzata dell’istruttoria il giudice perveniva a formulare una proposta conciliativa (articolo 185-bis Cpc) per il versamento in favore del danneggiato dal parte del Fgvs di un importo di euro 180mila, oltre 3mila euro per compensi legali. Tale proposta non veniva accolta dalla compagnia convenuta la quale non attivava alcun contatto neppure esplorativo con l’attore e si limitava a verbalizzare all’udienza che non era stato possibile formulare alcuna proposta in quanto vi erano altri danneggiati (eredi del terzo trasportato deceduto).

Il Tribunale, in esito a tale udienza, ha ritenuto che il comportamento della compagnia di assicurazione fosse del tutto illogico, superficiale e privo di qualsiasi ragionevolezza. E ciò non solo perché aveva di fatto obliterato ogni prospettiva conciliativa avviata ex articolo 185-bis, ma anche perché – non avendo chiesto l’integrazione del contraddittorio con gli altri possibili danneggiati – aveva esposto il Fondo alla possibile consumazione dell’intero massimale soltanto a favore di alcuni danneggiati (articolo 291 codice assicurazioni).

L’ampia e articolata sentenza, dopo una puntuale analisi delle circostanze di fatto e una lucida motivazione in diritto, accerta un ammontare del risarcimento di oltre un milione di euro che viene ridotto al massimale previsto per il Fgvs pari a circa 775mila euro. Alla soccombenza della compagnia convenuta segue la condanna a euro 9mila per compensi. Il Tribunale censura poi severamente il disinteresse e la pervicace volontà di proseguire la lite, ritenendo valutabili tali condotte ai sensi degli articoli 91,92 e 96 comma 3, nonché articoli 116 Cpc, e così la compagnia viene condannata al versamento in favore dell’attore dell’importo ulteriore di euro 27mila, una somma cioè pari al triplo dei compensi legali liquidati per il giudizio (articolo 96, comma 3, Cpc).

Infine, ma non ultima per importanza, la decisione di procedere alla trasmissione degli atti di causa alla Procura generale della Corte dei conti per quanto di competenza in ordine alla sussistenza, una volta divenuta definitiva la sentenza, a carico dei soggetti responsabili, di un possibile danno erariale costituito dalla differenza fra l’importo della condanna e quello che si sarebbe ragionevolmente potuto concordare.

Autore: Marco Marinaro – Il Sole 24 Ore (Estratto articolo originale, via Quotidiano del Diritto)

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