Maria Bianca Farina: «Compagnie pronte per il nuovo welfare»

Maria Bianca Farina (2) Imc

Maria Bianca Farina (2) Imc

(di Marco Barbieri – Il Messaggero)

La presidente dell’Ania: «Investimenti finanziari per le infrastrutture, gestione dei rischi e protezione sociale: il risparmio degli italiani affidato alle assicurazioni può diventare benzina»

A fine anno le compagnie di assicurazione hanno contabilizzato in portafoglio circa 700 miliardi di investimenti in Italia. Con queste cifre chiedersi se il comparto assicurativo sia una risorsa per il Paese è pleonastico. Domandarsi come possa esserlo al meglio per il futuro del Paese è invece opportuno. Anche perché la presidente di Ania, Maria Bianca Farina (nella foto), ha fatto di questo tema uno degli argomenti forti dell’ultima assemblea e uno degli impegni più importanti per il prossimo anno. «Il risparmio assicurativo – osserva – è uno dei principali asset finanziari detenuti dalle famiglie italiane. Infatti il peso delle riserve relative alle assicurazioni sulla vita, sul totale della ricchezza finanziaria delle famiglie è passato, tra il 2000 e il 2015, dal 5,6% al 14%, a conferma del fatto che gli italiani considerano il risparmio assicurativo una forma di investimento sicura».

Eppure è difficile negare che gli italiani in fondo non si fidano tanto delle assicurazioni. Che spiegazioni vi siete dati?

«Dobbiamo continuamente riflettere su come migliorare i nostri servizi. I clienti sono sempre più esigenti ed è prioritario ragionare su come garantire la qualità massima anche perché le assicurazioni coprono bisogni importanti».

D’accordo, ma perchè la diffidenza? Forse perché ha radici lontane, strutturali?

«Nell’immaginario collettivo l’assicurazione è ancora legata quasi esclusivamente al concetto di risarcimento e alla Rc auto, che è vissuta come un obbligo e non come un servizio. Abbiamo attraversato indenni due crisi finanziarie epocali e i nostri clienti sono stati tutelati grazie alla nostra serietà e capacità di gestire e valutare al meglio i rischi. Rappresentiamo un punto di riferimento per le famiglie e le imprese, ma spesso il percepito è diverso. E’ necessario diffondere la cultura delle assicurazioni e valorizzare gli importanti servizi che il sistema offre».

Ma le cose sono cambiate. Le risorse dello Stato sono destinate a diminuire. Quindi il futuro che ruolo riserva alle assicurazioni?

«Il budget pubblico sarà sempre più compresso a causa dell’invecchiamento della popolazione. E’ fondamentale una maggiore collaborazione tra Stato, compagnie e cittadini sui alcuni temi chiave: gestione del risparmio, protezione, salute, assistenza e previdenza, con un sistema di regole che garantisca una prudenza ragionevole».

Si riferisce alle regole imposte con Solvency 2?

«Il discorso è più generale. Dobbiamo gestire un sistema complesso di norme che rappresenta un costo importante soprattutto per le compagnie piccole. Ritengo necessaria una riflessione su come semplificare il contesto garantendo l’efficacia dei controlli».

Ma questo è un problema di regolamentazione europea. Quindi è all’Europa che chiedete novità?

«Sì, ma non solo. Anche il governo italiano deve e può fare molto sul fronte delle regole. Sia nel suo ruolo di sollecitatore in Europa, sia nei suoi residui margini di manovra. L’obiettivo è lo stesso: creare un quadro di regole compatibili con la sicurezza e la protezione degli assicurati e con gli investimenti necessari per la crescita».

Veniamo alla gestione del rischio. Il ventaglio è largo: va dai danni tradizionali alle catastrofi naturali, che sono sempre all’ordine del giorno in Italia.

«Serve un cambio di strategia: dobbiamo sviluppare una regolamentazione dei rischi catastrofali, come avviene in altri paesi e definire cosa possono fare il pubblico e il privato. Dobbiamo passare da una gestione dei danni quando gli eventi si sono già manifestati ad una gestione ex ante dei rischi. Le compagnie di assicurazione sono pronte ed è necessario avviare un tavolo con il governo e con gli operatori privati coinvolti per studiare una soluzione che deve garantire prevenzione strutturale, protezione dei cittadini e tempestività nella gestione delle emergenze, riducendo l’esborso che già gli italiani sostengono tramite la tassazione per finanziare gli interventi ex post».

E poi c’è il tema della protezione sociale.

«L’allungamento della vita media impone nuovi paradigmi sull’assistenza agli anziani, attraverso quello che noi chiamiamo Long term care (Ltc), che è un mix di copertura finanziaria e servizi di cura. Di fronte alla progressiva riduzione delle garanzie dello Stato emerge l’urgenza di estendere l’assicurazione lungo tutta la vita di una persona. È vero che si spende molto in salute, ma occorre spendere meglio».

Degli oltre 30 miliardi spesi dalle famiglie italiane per la propria salute, solo 4,5 miliardi sono intercettati dalle compagnie. L’out of pocket degli italiani è consistente. Al punto che molti finiscono per spendere due volte: una per il Sistema sanitario nazionale, l’altra per assicurarsi prestazioni private.

«Capita spesso, ma solo per assicurarsi velocità e tempestività che il Ssn non è in grado di garantire. Serve un confronto tra pubblico e privato, qualcosa di simile a quanto accaduto nella previdenza, affrontata a livello legislativo ma che comunque ha ancora bisogno di essere sostenuta: infatti solo il 25% dei lavoratori attivi è iscritto a fondi di previdenza complementare».

Salute, previdenza, assistenza: lei parla di welfare. Il comparto assicurativo si candida come partner del Paese per il nuovo welfare?

«Il sistema assicurativo può essere un partner ideale per il Sistema. E’ in atto una profonda trasformazione dei bisogni dei cittadini nell’ambito previdenziale, sanitario e del risparmio con, necessariamente, una crescente partecipazione degli attori privati. Le assicurazioni sono pronte a giocare un ruolo chiave in questa trasformazione, creando un sistema di supporto per famiglie ed imprese nuovo e sostenibile in affiancamento al sistema pubblico e in sinergia con tutti i principali operatori del sistema economico e sociale».

Una domanda al governo italiano per il 2017?

«In tema di salute è opportuna una riflessione su come estendere i vantaggi fiscali previsti per le soluzioni sanitarie integrative aziendali anche alle soluzioni individuali. Insomma, occorre un nuovo welfare per tutti gli italiani, che siano lavoratori dipendenti, partite Iva o singoli individui che vogliano polizze integrative, che a costi contenuti assicurino protezione».

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