Marketing, che passione. La vita e la carriera di Paola Corna Pellegrini, ceo di Allianz Global Assistance Italia

Allianz Global Assistance

«Sono passata dal largo consumo ai servizi assicurativi. E ho scoperto il valore aggiunto delle donne»

«Il filo conduttore del mio percorso è stato il marketing, avendo l’opportunità di ampliare e portare questa cultura anche laddove non ce n’era molta». Paola Corna Pellegrini (nella foto) sintetizza così uno degli aspetti fondamentali della sua eclettica carriera, che l’ha portata dal largo consumo ai servizi assicurativi al settore farmaceutico, in posizioni di sempre maggiore responsabilità, fino a diventare nell’ottobre del 2011 ceo di Allianz Global Assistance in Italia, azienda che offre assistenza in auto, in viaggio, a casa e in vacanza, in tutto il mondo, 24 ore su 24.

«Mi sono laureata in matematica dopo il liceo classico: ho avuto un percorso di studi, che mi ha dato modo di acquisire capacità analitiche e logiche, portandomi a capire che volevo aprire i miei orizzonti con un master in business administration, che ho frequentato al Cuoa. Da lì mi sono innamorata del marketing e da allora ho sviluppato la mia camera in quest’ambito evolvendo verso la direzione generale», racconta Corna Pellegrini, che nel 1982 entra in Henkel, dove rimane per circa 8 anni, durante i quali da assistant brand manager diventa marketing manager nell’area personal care. «La camera si poi è intrecciata con la mia vita personale: è nata la mia prima figlia, Francesca, nel 1988; ai tempi ero dirigente e rientrata trovai che l’azienda era stata riorganizzata, il che mi ha portato a lavorare su un’altra sfida, cioè identificare nuove opportunità di business».

Lasciata nel 1990 Henkel, «sono passata dal mondo del largo consumo a quello dei servizi assicurativi, in Europ Assistance. La parte più interessante è stata portare l’approccio di marketing in un mondo che era agli albori da questo punto di vista. Il mio percorso in quell’azienda si è evoluto dalla dirczione marketing alla direzione sales e marketing».

Dopo la nascita del secondo figlio, Matteo, nel 1994, la manager si lancia in un nuovo ambito, il farmaceutico, entrando in Novartis Consumer Health. «In particolare mi sono occupata del mondo dei prodotti da banco. Nell’over the counter serviva la capacità di proporre soluzioni per arrivare al consumatore finale e ho lavorato per costruire le competenze e la cultura necessari per raggiungere quest’obiettivo», spiega. «Dal marketing sono cresciuta, diventando prima business unit head e poi direttore generale Italia ».

L’esperienza in Novartis dura 10 anni, fino a quando si presenta «un’opportunità eccezionale in Zambon Pharma, un’impresa italiana ma multinazionale, ancora in mano alla famiglia Zambon, che mi avrebbe consentito di lavorare direttamente con l’imprenditore e di avere un ruolo internazionale rimanendo però in Italia, assumendo la carica di direttore generale worldwide per Zambon gruppo e quella di amministratore delegato di Zambon Italia».

All’inizio del 2009 Corna Pellegrini decide di rimettersi in gioco e di dedicarsi allo sviluppo di un’ attività di consulenza strategica, sempre nel mondo della salute, per circa tre anni, fino alla proposta di Mondial Assistance «che mi avrebbe consentito di tornare in azienda nel ruolo di ceo per l’Italia in un gruppo importante, in un mercato stimolante anche grazie alle opportunità offerte dalla tecnologia per raggiungere i clienti», sottolinea. «Abbiamo appena cambiato il nostro marchio da Mondial Assistance a Allianz Global Assistance: facciamo parte del gruppo Allianz da anni però l’azienda aveva mantenuto il proprio brand, molto noto nel mondo del turismo. La logica oggi è acquisire il marchio della nostra capogruppo, conosciuto e solido, un valore che vogliamo dare ai clienti finali e ai partner che magari ci conoscono meno in alcuni settori, come quello dell’automotive e finanziario».

Corna Pellegrini è anche impegnata in diverse iniziative per lo sviluppo della leadership al femminile. «Penso che ci siano nelle aziende donne molto competenti, non sempre valorizzate», sottolinea la manager che è riuscita a conciliare una camera così intensa con una vita familiare altrettanto appagante, «accettando di scendere a compromessi con mio marito, che ha una sua camera di medico e professore universitario, per aiutarsi a vicenda e mettere insieme le nostre diversità, un approccio che porto anche in azienda», conclude.

Autore: Irene Greguoli Venini – ItaliaOggi

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