Melpignano (Adusbef): «La scatola nera? La metterei nelle sedi delle assicurazioni»

Scatola Nera 2«Io la scatola nera la metterei nelle sedi delle compagnie assicurative per scoprire come studiano i meccanismi per ottenere altro danaro dagli automobilisti». Parla così Massimo Melpignano, avvocato 49enne, vicepresidente regionale (della Puglia – ndIMC) dell’Adusbef, l’Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari. Recentemente il suo impegno per i consumatori è diventato anche divulgativo. Ogni venerdì mattina conduce in diretta una rubrica tutta sua di 15 minuti all’interno di «Mi manda Raitre», il collaudato programma Rai condotto da Elsa Di Gati. Lì il professionista barese spiega le regole dell’economia e della finanza attraverso il gioco, con metafore molto semplici. Forse in una delle prossime puntate affronterà proprio il tema delle polizze assicurative.

Insomma la potremmo definire il Piero Angela del mondo economico e anzi delle magagne ai danni della gente indifesa?

«Ma no – si schermisce Melpignano -. Semmai è la prima volta in Italia che la televisione ospita un angolo di educazione finanziaria indipendente».

Che cosa pensa del decreto legge «Destinazione Italia» e in particolare dell’articolo 8 sulle polizze?

«Intanto mi auguro che non venga convertito in legge. Il termine canonico dei 60 giorni si avvicina. Credo che scada il 19 o 20 febbraio».

Se invece il Parlamento lo convertisse così com’è, quali sarebbero le conseguenze sui consumatori-assicurati?

«Partiamo da un presupposto generale dettato dall’esperienza. Le riforme in materia di assicurazione contro la responsabilità civile non hanno mai portato buone notizie per le tasche dei cittadini, a partire dalla liberalizzazione delle tariffe, presentata come una manna ma rivelatasi nei fatti l’esatto opposto».

Quali profili non la convincono?

«Innanzitutto l’impianto logico alla base del decreto legge. Il ragionamento del governo Letta è: poiché troppi automobilisti fanno i furbi spremiamoli un po’ tutti. Perdoni la schiettezza».

Ammettiamolo, però: truffe e truffette si sprecano. Forse talvolta con la complicità di qualche carrozziere o di qualche avvocato. O no?

«L’esempio classico che popola i dibattiti anche sul web è il colpo di frusta inesistente come grimaldello per ottenere risarcimenti non dovuti. Due riflessioni. La prima è che l’incidente fantasma va denunciato. E poi non è giusto che per colpa di pochi furbetti paghino tutti. Le posso citare decine di casi nei quali persone oneste che hanno riportato colpi di frusta reali non segnalano per timore di essere accusate».

Ma i paladini del decreto legge ricordano che le norme introducono sconti sui premi fino al 28 per cento.

«Apparentemente la nuova disciplina introduce un sistema premiale. Nella sostanza l’automobilista, per ottenere lo sconto, è chiamato a pagare di più. Un paradosso evidente».

A quale norma si riferisce?

«Tra le altre: il divieto di cessione del credito; il termine sabbatico che tutela per sei mesi le compagnie assicurative da azioni legali e dall’obbligo di esibire la documentazione posta alla base del rifiuto del risarcimento; l’imposizione di un carrozziere convenzionato o, peggio, di un medico convenzionato. Una norma, quest’ultima, che mi preoccupa seriamente».

In quale senso?

«Il cittadino che abbia subìto danni fisici da un incidente non potrà scegliere di farsi curare dal proprio specialista di fiducia, salvo che accetti di pagare le terapie in tutto o in parte di tasca propria. Insomma si richiedono sacrifici al cittadino ma mai alle compagnie assicuratrici. Che si avvantaggiano di tariffe da record. Quelle italiane sono tra le più alte d’Europa, anche a causa di un regime fiscale decisamente più severo di quelli degli altri Paesi comunitari».

Veniamo alla scatola nera, insomma al congegno satellitare la cui installazione farebbe scattare gli sconti. Che cosa ne pensa?

«Non ho pregiudizi verso l’apparecchio tecnologico. Il cittadino onesto non ha nulla da temere dalla scatola nera. Semmai mi permetto una provocazione. Così come le compagnie chiedono trasparenza all’assicurato, quest’ultimo avrebbe diritto di scoprire quali meccanismi le compagnie concepiscono per monetizzare ancor più di prima. Magari con una scatola nera installata nelle loro cabine di regia».

Autore: Carlo Stragapede – La Gazzetta del Mezzogiorno (Articolo originale)

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