«Meno burocrazia nelle polizze agricole»

Agricoltura - Assicurazioni Imc

Agricoltura - Assicurazioni Imc

(di Stefano Elli – Plus24)

Senza aiuti di Stato le imprese pagano i premi integralmente

Quello agricolo è il settore tradizionalmente più esposto e più sensibile a fattori legati alle emergenze di natura atmosferica. Il problema si è aggravato in questi ultimi anni con il mutamento progressivo delle condizioni climatiche del pianeta. Se, per esempio, una “bomba d’acqua” circoscritta in un’area metropolitana può causare disagi e solo in talune aree delle tragedie (soprattutto determinate da improvvise esondazioni di torrenti e corsi d’acqua sotterranei) nelle campagne l’impatto di questi accadimenti è strutturale e ha ripercussioni dirette sul «mezzo di produzione» per eccellenza: cioè la terra. In questi giorni, per esempio, è in pieno svolgimento la raccolta dell’uva. Una grandinata in questa fase non mette soltanto in discussione un intero raccolto, ma potenzialmente anche la capacità produttiva di una vigna per gli anni a venire.

L’Italia ha una solida tradizione di aiuti e sostegni pubblici alla gestione del rischio agricolo. Risale al 1970 il primo intervento normativo specifico per il comparto, con l’istituzione del Fondo di solidarietà nazionale e l’introduzione della legge 364 dello stesso anno.

Oramai pressoché tutte le compagnie assicurative offrono coperture idonee a mettere in sicurezza chi lavora in questo comparto nevralgico dell’economia. Nel 2014 le aziende assicurate erano 85.884 ma dal 2005 in avanti il numero delle imprese assicurate non è mai sceso sono le 80mila unità. Dati di Confagricoltura, presieduta da Mario Guidi, parlano della grandine come dell’evento di gran lunga più gettonato nella scelta delle polizze: il 95% delle polizze di questo tipo, tra l’altro, godono di agevolazioni particolari di tipo fiscale. Il Piano assicurativo agricolo nazionale del 2016 prevede coperture assicurative contro alluvione, gelo, brina, e siccità venti forti ed eccesso di neve, di pioggia e sbalzi termici. Il valore assicurato per area territoriale vede al primo posto il Nord Est con il 51%, solo il 9% coinvolge il Centro Italia, il 13% il Sud e le Isole e il 27% al Nord Ovest. Ma anche in questo rodato settore non mancano i problemi di natura burocratica. Da qualche tempo, infatti, le cose sono cambiate. Sino a tre anni fa lo Stato concedeva un contributo agli agricoltori che decidevano di assicurare le loro produzioni, riducendo considerevolmente, all’incirca della metà, il costo della polizza. Spiega il presidente di Confagricoltura: «Il sistema, negli ultimi anni, in seguito a nuove disposizioni comunitarie e a un vero e proprio accanimento burocratico a livello nazionale, si è complicato sempre più, per cui oggi gli agricoltori pagano il 100% del costo della polizza e successivamente l’Agea (l’organismo pagatore degli aiuti comunitari che agisce per conto dello Stato) rimborsa loro una parte del costo della polizza – continua Guidi –. Gli attuali meccanismi di sostegno all’assicurazione sono farraginosi e purtroppo non colgono il reale rischio cui è sottoposta la nostra attività d’impresa. Il nostro obiettivo è essere attrattivi nei confronti del settore: se vogliamo esserlo concretamente, anche su questo fronte, dobbiamo semplificare e rendere coerenti meccanismi e procedure con le esigenze degli agricoltori».

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