Mercer Asset Allocation Survey, più investimenti alternativi e crescente attenzione ai fattori ESG

Investimenti - Orizzonte temporale Imc

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Lo studio della multinazionale della consulenza – parte del gruppo Marsh & McLennan – ha coinvolto 13 Paesi europei e oltre 1.200 portafogli istituzionali per un totale attività di oltre 1100 miliardi di Euro. In Italia interpellati i più importanti investitori istituzionali per un totale di oltre 70 miliardi di Euro di attività in gestione

Se è vero che i mercati privati hanno visto grossi afflussi di capitali negli ultimi anni, è altrettanto vero che i gestori qualificati possono ancora trarre valore dall’asset class, combinando in particolare i premi di illiquidità e complessità ai potenziali benefici derivanti dalla gestione diretta degli asset. A pensarlo sono gli investitori istituzionali europei, che si sono espressi su questo e altri temi di investimento all’interno della ricerca internazionale Mercer Asset Allocation Survey 2017, che analizza le tendenze di asset allocation di grandi investitori istituzionali, fondi pensione in particolare. Giunta quest’anno alla 15esima edizione, l’indagine ha coinvolto 1.241 portafogli istituzionali europei, rappresentativi di 13 Paesi, per un totale di oltre 1.100 miliardi di euro di attività.

Sono molteplici le evidenze emerse dall’analisi e denotano una forte attenzione da parte degli investitori alle forme di investimento alternative e ai fattori di rischio non tradizionali: da un lato, la percezione che la semplice esposizione al mercato (Beta di mercato) offrirà rendimenti decisamente più contenuti rispetto al recente passato; dall’altro la presa di coscienza che le tematiche ESG (Environmental, Social and Governance) rappresenteranno elementi sempre più critici nelle scelte degli investitori di lungo periodo, soprattutto alla luce dell’impatto sulle performance finanziarie. Anche se, sul cambiamento climatico, la posizione degli investitori istituzionali europei resta ancora “glaciale” nella misura in cui solo il 5% del campione considera i rischi legati agli impatti del climate change sui portafogli.

L’Italia pesa per oltre il 5% sul campione totale (con una crescita nella presenza), dopo Regno Unito, Germania, Danimarca, Paesi Bassi grazie alla partecipazione all’indagine dei principali investitori istituzionali per un valore complessivo di 70 miliardi di Euro. Del campione hanno fatto parte Fondi pensione (sia negoziali che pre-esistenti, con un peso pari al 18% del campione), Casse (con un peso pari al 62%) e Fondazioni (con un peso pari al 20%).

All’interno del segmento italiano Mercer ha anche approfondito – attraverso un set di domande qualitative – l’atteggiamento prospettico rispetto alla costruzione dei portafogli. Diversamente dal 2016, l’aspettativa di un aumento dell’inflazione nel corso del 2017 è comune a tutti gli istituzionali italiani nel campione; lo scorso anno invece solo il 14% si attendeva un incremento nel corso dell’anno. In particolare, per il 22% l’aumento dei prezzi interesserà principalmente gli USA; per il restante 78% tale aumento coinvolgerà anche l’Europa. «Per quel che riguarda le prospettive inflazionistiche – commenta Luca De Biasi, Wealth Business Leader di Mercer Italiale risposte del campione italiano evidenziano l’aspettativa di uno scenario di maggior crescita su scala globale, con le politiche fiscali che tornano sulla scena rubando spazio agli stimoli monetari che hanno caratterizzato gli anni post-Crisi Finanziaria».

Non è un caso che di fronte a un maggior rischio d’inflazione gli investitori istituzionali guardino agli asset reali, interessanti anche in virtù del ruolo di diversificazione e de-correlazione all’interno del portafoglio. In Italia un forte interesse verso questa asset class è testimoniato dai dati del sondaggio, con il 60% dei rispondenti che sta valutando la possibilità di investire nella categoria, contro il 30% del 2016.

Trend in ascesa anche per i mercati privati, che per gli investitori istituzionali italiani stanno diventando una realtà sempre più concreta nelle scelte d’investimento. Il premio di illiquidità, la diversificazione delle fonti di rendimento e la bassa correlazione con i mercati tradizionali hanno fatto crescere l’appetibilità di questa asset class rispetto allo scorso anno, con un interesse diffuso sia per il private equity che per il private debt.

Sempre in Italia, alla luce delle valutazioni di mercato e dei miglioramenti nei fondamentali economici, i Paesi Emergenti vengono ritenuti un’opportunità attraente per circa il 70% degli investitori istituzionali, contro il 30% dell’anno scorso. All’interno di questo mercato l’asset class più interessante sembra essere l’obbligazionario.

Il mercato italiano, in termini di asset allocation strategica, si caratterizza ancora per una presenza importante di investimenti sul mercato immobiliare, giustificata storicamente (nelle prime posizioni insieme a Finlandia, Germania, Svizzera), e una composizione obbligazionaria ancora orientata sulle obbligazioni governative domestiche (intese come obbligazioni dell’area euro). Il confronto con un mercato più evoluto, tendenzialmente quello del nord-Europa, conferma che il peso degli investimenti sul mercato azionario degli investitori istituzionali italiani è significativamente più basso. Ci piace sottolineare come il campione Italiano sia passato da un peso del mercato azionario del 25% del 2015 al 20% del 2017, cosi come la componente obbligazionaria è passata dal 52% al 38%.

L’indagine ha fatto rilevare una sempre crescente attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nell’ambito dei processi di investimento dei fondi partecipanti. I fattori chiave che motivano l’attenzione degli investitori istituzionali alle tematiche ESG sono stati la sostenibilità finanziaria, menzionata dal 28% degli intervistati nel 2017 (in crescita rispetto al 20% nel 2016) e il rischio di reputazione, citato nel 20% dei casi (rispetto al 16% nel 2016). Secondo la ricerca il 20% degli istituzionali integra i rischi ESG nelle proprie politiche di investimento, mentre il 22% degli intervistati ha una politica di investimento autonomo responsabile (RI).

«L’attenzione agli impatti di portafoglio dei fattori ESG è uno sviluppo positivo per il mercato; gli investitori non possono più permettersi di ignorarne gli impatti finanziari. Anche dal punto di vista della stewardship (gestione aziendale) e dell’attività regolatoria sta diventando sempre più chiara la portata dei rischi a lungo termine legati alle tematiche ESG e al cambiamento climatico. A nostro parere la via più efficace e proattiva per accedere ad opportunità di investimento sostenibile è attraverso i mercati privati, che consentono di accedere a società non quotate e a progetti in grado di portare reali benefici nella direzione di un’economia sostenibile e a basse emissioni – spiega De Biasi –. Peraltro, i cambiamenti climatici e le condizioni ambientali, al pari delle tensioni sociali, sono tra i rischi più rilevanti menzionati a Davos durante il World Economic Forum 2017».

Anche sul fronte italiano sembrano esserci buone notizie sul tema ESG, dal momento che il 50% del campione dichiara di considerare o voler prendere in considerazione le tematiche proprie degli investimenti responsabili nel processo d’investimento, rispetto al 36% del 2016.

Alla luce del recente annuncio da parte del presidente Donald Trump circa la decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi, mentre numerosi leader mondiali, così come all’interno degli Stati Uniti molti rappresentati del governo locale, hanno dichiarato di voler perseguire gli obiettivi di Parigi, De Biasi riflette: «In ogni caso riteniamo che una dichiarata transizione a un economia a basso uso di carbone sia ineluttabile e continuiamo a raccomandare ai nostri clienti di considerare gli impatti materiali rivenienti dal cambiamento climatico nella costruzione di portafoglio e determinazione dei parametri di rischio/rendimento».

«L’indagine Mercer – illustra Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia – si può considerare tra le più rappresentative fonti di informazione circa le scelte degli investitori istituzionali, per la valenza del confronto e la dimensione pan-europea. Mi fa per questo molto piacere rilevare la crescita numerica e per rilevanza di asset sottostanti della partecipazione italiana al campione cosi come l’aumento di attenzione alle tematiche ESG, che arriva a 70 miliardi tra fondi pensione, fondazioni e casse di previdenza».

«Riscontriamo che sia sempre più vasta, anche in Italia, la consapevolezza del ruolo degli investitori istituzionali per l’economia di un Paese maturo – aggiunge Morelli –. Un approccio sistemico e di lungo termine all’investimento, quale quello tipico per questi soggetti, consente loro sia di adottare una prospettiva anti-ciclica rispetto al mercato, strutturalmente improntata ad un’ottica di lungo periodo».

«Dobbiamo quindi sintetizzare che sull’Italia – conclude l’AD di Mercer Italia – i nostri investitori stanno aumentando quote sugli investimenti in real asset (sia per l’interessante profilo di rischio/rendimento, sia per il ruolo che gli investitori istituzionali possono svolgere a sostegno della crescita), cosi come stanno incrementando le strategie sui mercati privati, che rilevano spesso interessanti premi di illiquidità, e consentono di beneficiare appieno di opportunità specifiche, pur richiedendo un profilo di sofisticazione maggiore e di un auspicabile aumento di competenze e di governance nei Consigli di Amministrazione e nei Comitati Investimenti».

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