Mossa alla guida di Banca Generali

Gian Maria Mossa (2) Imc

Gian Maria Mossa (2) Imc

(di Isabella Della Valle – Il Sole 24 Ore)

Il CdA di Banca Generali ha formalmente nominato responsabile della società il dg Gian Maria Mossa (nella foto) che, a poco più di un mese dalla prematura scomparsa dell’ad Piermario Motta, prende in mano le redini di una delle principali reti di consulenti in Italia.

Dottor Mossa, negli ultimi tre anni ha lavorato a fianco di Piermario Motta. Come si sente a gestire l’eredità di una figura carismatica come la sua?

Mi trovo a vivere emozioni molto contrastanti, a livello personale soprattutto non è un momento facile per la stima e l’amicizia che avevo con Piermario. In banca ha fatto un lavoro straordinario e io lavorerò nella continuità del suo operato. Banca Generali è una realtà fatta di persone perbene e grandi professionisti, orientata alla meritocrazia. Ora il mio compito è proseguire il percorso di sviluppo continuando ad alzare l’asticella.

Vale a dire?

In questi ultimi tre anni ho ripensato a ridisegnare l’impianto commerciale su target di clientela private, anche perché siamo l’unica banca quotata che opera nel private banking con soluzioni a 360 gradi. Abbiamo costruito un modello di business modulabile e accessibile alle famiglie, anche a clienti affluent e upper affluent. Per i clienti dalle esigenze più complesse offriamo soluzioni evolute nel corporate finance e nel real estate.

Un bilancio dei primi mesi del 2016?

Stiamo realizzando risultati straordinari; nei primi tre mesi la raccolta è cresciuta del 30% e anche ad aprile il trend è sempre molto forte, tanto che ci avviciniamo ai due miliardi in 4 mesi.

Quale sarà la strategia di Banca Generali?

Valorizzare quanto fatto finora. Innovare nella rete, nei processi e nella banca.

In che modo?

Iniziando dal cliente, è lui il punto di partenza. Ogni cliente è diverso anche perché oggi il contesto sociale e di mercato è diverso, noi dobbiamo supportare i professionisti in una logica di servizio sempre più all’avanguardia, attraverso le competenze e il supporto digitale. Stiamo per lanciare il servizio di digital collaboration, che cura il supporto operativo tra consulenti e clienti e abbiamo anche fatto un’operazione di private equity in una realtà londinese attiva nel gaming e nel social da cui raccogliamo esperienze per i nostri servizi.

Il 2015 è stato un anno positivo nel quale avete distribuito il dividendo. Continuerete su questa strada?

Si, non cambiamo indirizzo. Il nostro approccio resta prudente e attento agli azionisti.

E sui reclutamenti?

Il profilo dei professionisti si sta alzando anche perché per molti servizi siamo percepiti dalle strutture di private banking come un punto di riferimento.

I mercati sono difficili. Cosa suggerite ai clienti?

Di essere prudenti e considerare anche strumenti alternativi. Ad esempio ricerchiamo opportunità con soluzioni meno liquide ma interessanti attraverso strumenti specializzati in infrastrutture e investimenti nel debito mezzanino. Finora siamo gli unici a proporre prodotti di questo tipo, grazie ai quali abbiamo già raccolto 100 milioni in poche settimane.

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