MOSSINO (GA SAI): «PRONTI A STRINGERE UNA PARTNERSHIP CON LA NUOVA PROPRIETA’»

Jean Francois Mossino IMC

Il presidente del Gruppo agenti Sai auspica che al più presto si possano gettare le basi per lavorare in simbiosi con la nuova entità nata dalla fusione di Sai in Unipol, «per conseguire i risultati che garantiscano il ritorno degli investimenti».  

Nel ciclone che ha avvolto Fondiaria Sai è finito anche lui. Appena nove mesi fa lo abbiamo visto duellare con l’allora amministratore delegato della compagnia, Emanuele Erbetta, all’ultimo congresso del Ga Sai, di cui è presidente. In quella circostanza, Jean François Mossino (nelle foto), 54 anni, agente Sai a Caluso (Torino) chiedeva garanzie chiare, certe, per il rilancio della compagnia, peraltro annunciato dalla direzione anche in quella sede. Oggi, quello scambio di battute tra Mossino ed Erbetta sanno di parole al vento. Con l’acquisizione di FonSai da parte di Unipol si riparte da zero. Con quale stato d’animo? Mossino ne ha parlato proprio con Intermedia Channel. Ecco che cosa è emerso.

Domanda. Dopo sette mesi, la telenovela Fondiaria Sai sembra finita. Il Ga Sai con quale stato d’animo ha vissuto questo periodo? Immagino con grande ansia… 

Risposta. Le preoccupazioni sono umane e legittime e, anche tra gli agenti, c’è chi le vive in modo razionale, chi invece in modo emozionale. Per 5-6 mesi il gruppo Fondiaria Sai è stato al centro di una snervante attenzione mediatica e di altalenanti azioni finanziarie e legali. A questo si aggiungano le incertezze legate alla governance. Il tutto ha generato ripercussioni a livello di business. Le ricordo che all’ultimo congresso del Ga Sai di Sirmione dell’ottobre scorso, l’amministratore delegato Emanuele Erbetta aveva detto agli agenti: «Stiamo concludendo una fase di riassetto economico finanziario del gruppo e dall’1 gennaio finalmente ritorneremo a occuparci di sviluppo».

D. Non è stato così…

R. Infatti. Ci sono delle motivazioni oggettive per cui ciò non si è verificato. Al di là delle ragioni interne, ve ne sono state altre, contingenti e generali: la crisi di mercato, l’andamento dello spread e dei titoli di stato italiani (che ha vanificato l’iniezione di capitale effettuata in Fonsai lo scorso anno dalle banche), la scarsa propensione alla spesa delle famiglie, l’incertezza dei posti di lavoro e l’economia stagnante. Oltre a ciò, i cambiamenti della distribuzione assicurativa in tutta Europa, che vedono gli agenti al centro della sfida nel nostro Paese.

D. A Sirmione, nell’ottobre scorso, eravate un po’ più tranquilli…

R. Ci erano stati prospettati interventi strategici e piani operativi vocati allo sviluppo, molti dei quali non si sono potuti avverare.

D. Come si è mosso il Ga Sai (che oggi conta 910 agenti iscritti, per un totale di 514 agenzie) in questi lunghi sette mesi? Siete riusciti a trattare argomenti con la mandante? Per esempio a dicembre dell’anno scorso scadeva l’accordo integrativo 2004, per il quale siete riusciti a ottenere una proroga.

R. Sì. Siamo riusciti a concludere questa operazione in modo congiunto con gli altri gruppi agenti Fondiaria e Sai, anche se i vari accordi in scadenza  differiscono in alcuni punti. Con la proroga, i vertici della compagnia hanno compiuto un gesto di sensibilità e di responsabilità, rendendosi conto del momento che gli agenti stavano vivendo, caratterizzato dalle incertezze legate al destino della proprietà. In questo modo abbiamo garantito alle agenzie almeno la continuità dei contributi economici inerenti agli istituti previsti.

D. Oggi, proroga. Domani, rivisitazione?

R. Da qualche giorno abbiamo una nuova proprietà. Bisogna lasciare il tempo che si definiscano gli obiettivi da raggiungere, il piano attraverso il quale centrarli, e quindi anche i tempi. Sicuramente gli accordi hanno bisogno di una rivisitazione e di un aggiornamento, non solo dal punto di vista economico. Questo se vogliamo che rispondano meglio alle esigenze delle agenzie e producano, di conseguenza, i ritorni desiderati in termini di risultato. Come tutto ciò sia da fare e con quali tempi, è un ancora un pò presto per parlarne.

D. Franco Ellena, direttore generale di Unipol, ha affermato che, almeno all’inizio, non ci sarà un processo di “unipolizzazione” delle reti Fondiaria Sai. Queste ultime resteranno separate. Quale è la sua opinione al riguardo?

R. Mi sembra un approccio molto intelligente e, anche in questo caso, una prova di sensibilità e di competenza dal punto di vista manageriale. Stiamo parlando di una fusione di dimensioni importanti: si tratta di lavorare con una quantità di agenzie molto superiore a quella attuale. Sono implicite una serie di attenzioni dal punto di vista organizzativo, che meritano gradualità.

Bisogna tener conto delle differenti realtà di partenza tra le varie compagnie e delle diverse esperienze delle reti, dalle culture e abitudini operative. Certo il mercato muta ed è interesse di tutti adeguarsi tempestivamente, ma per la necessaria gradualità confido nel confronto costruttivo, tipico del mondo Unipol. Anche nel merito del cosiddetto Patto Unipol, reputo che sia un accordo importante, lungimirante, che si fonda su una consolidata tradizione di relazioni fra agenti e compagnia. Nel nostro caso non dico che si parta da zero, ma la relazione va costruita.

D. Da diversi mesi i quattro gruppi che gravitano nell’orbita Fondiaria sai (Ga Sai, Gaa Sai, Ga Fondiaria e gruppo agenti Fondiaria Sai) si incontrano e dialogano per definire linee comuni. Siamo ancora lontani dall’idea, magari, di creare un Intergruppo?  

R. Stiamo lavorando insieme ed è la cosa che conta di più. Prima di arrivare a un intergruppo è importante iniziare ad affrontare e superare assieme le sfide e le problematiche che ci accomunano. In questo modo ci si conosce meglio, su fatti concreti, scoprendo quali sono i punti in comune e quelli da affinare. L’obiettivo è di porsi come interlocutore unitario nei confronti della compagnia e lo stiamo facendo. Il convegno che abbiamo deliberato di convocare insieme, tra settembre e ottobre prossimi, non ha solo la finalità di verificare le risposte ad alcune istanze presentate all’azienda; ha soprattutto lo scopo di condividere un momento di riflessione sul nostro destino ed elaborare una linea comune. Per quanto riguarda il Ga Sai stiamo valutando la possibilità di organizzare  un congresso di medio termine in concomitanza dell’incontro con gli altri gruppi oppure, più verosimilmente,  andare alla primavera dell’anno prossimo.

D. Si sta discutendo molto sulle conseguenze che questa fusione potrebbe avere in termini di forza lavoro. Diverse agenzie, infatti, sarebbero a rischio chiusura. Lei cosa pensa?

R. Personalmente non credo che i posti di lavoro che si ritengono a rischio (mi riferisco alle agenzie) dipendano direttamente dalla fusione con Unipol. Penso che questi sarebbero stati a rischio comunque, indipendentemente dalla fusione, per effetto dei radicali cambiamenti organizzativi che l’evoluzione della distribuzione assicurativa richiede, agli agenti e alle agenzie in generale.

D. Quante sono le agenzie che si trovano in questa situazione, per quanto riguarda il Ga Sai?

R. Mi verrebbe da dire tutte, chi più, chi meno. Ci sono sicuramente delle agenzie che in questo momento riescono meglio di altre a stare sul mercato, grazie a efficaci strategie organizzative e commerciali da loro stesse messe in atto. Ma anche loro dovranno inevitabilmente fare i conti con un mondo che cambia, tanto per imposizione del legislatore (europeo e italiano), quanto per il modificato approccio all’acquisto da parte del consumatore, che si evolve. Insomma è possibile  che anche agenzie importanti, che oggi riescono ad avere dei risultati assolutamente degni di nota, abbiano comunque necessità di trasformarsi e organizzarsi diversamente.

D. Ma oggi, come gruppo, percepite il rischio che, alla luce di questa fusione, alcune agenzie siano a rischio? Lo Sna ha fatto bene a organizzare qualche settimana fa il presidio a Torino, dove lei tra l’altro era presente?

R. Lo Sna ha fatto bene a fare le cose nelle quali crede. Personalmente ritengo sia necessario definire che cosa sia più importante, prioritario e utile a effettiva tutela di tutti i colleghi (non solo Fonsai e Unipol). Questo vale anche per coloro che faranno parte degli asset che l’Antitrust richiede di cedere o che vengono, talvolta strumentalmente, definiti a rischio. Chi è effettivamente a rischio? Per quali ragioni? Come possibile tutelarli e aiutarli in maniera concreta? Per discutere di tutto ciò, proprio oggi i gruppi agenti delle galassie Fondiaria Sai, Milano e Unipol si riuniscono a Milano con Sna e Unapass. Partiremo dalla disamina concreta del piano industriale presentato da Unipol, per arrivare a definire un piano d’azioni, identificando che cosa possano fare i gruppi agenti e che cosa le organizzazioni nazionali di categoria, congiuntamente e separatamente, nel comune interesse di tutelare i colleghi.

D. Adesso che ufficialmente Fondiaria Sai è parte di Unipol, quale messaggio si sente di dare alla nuova proprietà, in qualità di presidente del Ga Sai?

R. Il gruppo agenti Sai, negli anni, ha più volte risposto, e bene, alle esigenze di sistema, facendo sì che la compagnia potesse diventare un grande gruppo assicurativo, leader di mercato, superando una pluralità di momenti difficili, che sono noti a tutti noi. Presiedo un gruppo di agenti che è responsabile, attivo, reattivo ed è pronto a fare la propria parte anche in questo frangente. Il messaggio che lancio alla nuova proprietà è di ragionare insieme, al più presto, al fine di porre le basi per lavorare, il più possibile in sinergia, e conseguire i risultati che garantiscano, tanto alle agenzie, quanto all’azienda, il ritorno degli investimenti e l’affermazione di questo nuovo grande gruppo assicurativo.

D. Agli iscritti, invece, cosa si sente di dire?

R. Rappresentiamo un importante valore, non solo sul bilancio della compagnia, ma per quello che nel quotidiano abbiamo saputo, e sapremo, fare. Chi arriva ci conosce già, essendo un attento osservatore e un qualificato protagonista del mercato. Ha bisogno di una rete agenziale forte per valorizzare l’investimento fatto. Ci sono i presupposti per l’inizio di un percorso favorevole.

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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