Mumenthaler (Swiss Re): «Il cyberterrorismo è un rischio globale»

Christian Mumenthaler Imc

Christian Mumenthaler Imc

«Il pericolo numero uno oggi si chiama cyberterrorismo», azzarda Christian Mumenthaler (nella foto), che da ceo del colosso della riassicurazione Swiss Re si intende di rischi catastrofali. È il numero uno perché – vista la rapidità di sviluppo e una casistica scarna – «siamo indietro nel campo della prevenzione così come dell’assicurazione».

Il discorso cambia, invece, se si guarda alle catastrofi naturali, dove «molto si può e si dovrebbe fare», spiega il manager svizzero, 47 anni, al Sole 24 Ore, incontrato in occasione di un evento dedicato ai rischi catastrofali organizzato da Swiss Re Italy al Maxxi di Roma. Riferendosi in particolare all’Italia, uno dei Paesi più esposti agli eventi ma ciononostante uno di quelli dalla minor penetrazione delle polizze catastrofali: negli ultimi dieci anni terremoti e alluvioni hanno causato in Italia 35 miliardi di danni, di cui appena il 7% erano coperti da polizze.

Se l’assicurazione non c’è, il privato fa quello che può e il resto tocca allo Stato; ma il risultato lo si vede ad esempio all’Aquila, dove alle casse pubbliche è toccato spendere 6,7 miliardi per una ricostruzione partita solo nel 2012 che vede ancora 11mila persone in case temporanee. «Una questione di abitudini – osserva Mumenthaler – ma anche di strumenti a disposizione: diversamente non mi spiego perché Paesi come Spagna, Grecia, Romania, dove l’assicurazione ha tradizionalmente una penetrazione molto bassa come in Italia (meno del 10% degli immobili è coperto su terremoti e alluvioni, ndr), si siano invece dotati di coperture sugli eventi catastrofali».

A chi tocca l’iniziativa, al pubblico o ai privati?

All’uno e agli altri, insieme. Lo Stato può farsi promotore di una più equa distribuzione del rischio, i privati possono suggerire schemi d’intervento che rendano più efficace la prevenzione e più efficiente la ricostruzione: in Cile, ad esempio, dopo il terremoto del 2010 il 99% di chi aveva perso la casa vi è rientrato in 10 mesi; il 95% era assicurato. Ripeto: basta avere uno schema che funzioni.

Ad esempio?

Basterebbe costruire un pool nazionale per la riassicurazione catastrofale, e la disponibilità da parte nostra e di altre compagnie c’è, che offra condizioni vantaggiose e uguali per tutte le compagnie assicurative che intendano offrire questo tipo di coperture ai privati. Dal canto suo, lo Stato potrebbe seriamente valutare l’introduzione di una polizza catastrofale obbligatoria: abbiamo calcolato che per coprire tutto il patrimonio residenziale basterebbero 100 euro ad abitazione, ovviamente da calibrare in base a redditi e proprietà.

Sarebbe digerita come una nuova tassa.

Lo so, ma c’è un’errata percezione di cosa debba e possa fare lo Stato, soprattutto in Italia dove il debito pubblico è elevato e le agenzie di rating vedono un evento catastrofale come la premessa per un eventuale, ulteriore, downgrade.

A proposito: qual è la percezione di Swiss Re rispetto all’Italia?

In linea con il resto d’Europa, non vediamo condizioni particolari di rischio dal punto di vista dei mercati finanziari.

Siete esposti sul rischio sovrano?

No, ma per policy di gruppo siamo esposti solo su titoli tedeschi e olandesi.

I tassi bassi hanno compromesso la redditività del comparto assicurativo: che cosa si aspetta, a questo punto, dalla Bce?

Di per sé la politica monetaria espansiva è positiva perché contribuisce a trasferire il denaro all’economia. All’inizio lo sforzo era giustificato, ora è diventato come una droga, e si entra in un circolo vizioso da cui è necessario uscire presto. La situazione è da normalizzare, e la prospettiva non ci deve preoccupare.

Nel settore assicurativo c’è fermento: si aspetta una nuova stagione di fusioni in Europa?

È chiaro che alcuni grandi player vorrebbero comprarne altri, avendo anche una certa abbondanza di capitale. Ma ci vorrà tempo: i principali attori sono ancora abbastanza forti da pensare di poter sopravvivere da soli.

Swiss Re monitora i grandi rischi catastrofali: qual è quello che la preoccupa di più?

Il cyberterrorismo: il rischio sta esplodendo perché il mondo è sempre più connesso ma ci si protegge troppo poco. Non mi stupirei se prima o poi un attacco cyber provocasse anche delle vittime: rispetto alle catastrofi naturali può agire contemporaneamente su scala globale, e arginarlo potrebbe essere molto complesso.

Ci si può almeno assicurare?

Ci stiamo lavorando, ma non è facile. Anche dal punto di vista tecnico: il pericolo di una catastrofe globale, in grado di colpire tutti gli eventuali soggetti assicurati, mette in discussione i nostri modelli, che per reggere si basano sulla diversificazione del rischio.

Related posts

Top