Munich Re, fondi in rivolta sulle deleghe a maxi-aumenti

Munich Re - Sede Monaco di Baviera Imc

Munich Re - Sede Monaco di Baviera Imc

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

Oggi il confronto all’assemblea dei soci. Deka, Dws e Allianz Global vogliono impedire mega-acquisizioni con capitale già approvato senza che ai fondi venga chiesto un parere

La pratica delle deleghe ai cda per i maxi-aumenti di capitale incontra in Europa le prime grandi opposizioni. Rivolta in vista, in particolare, da parte dei fondi, che rappresentano migliaia di piccoli soci, su Munich Re (nella foto, la sede), colosso mondiale della riassicurazione che tiene oggi la 130sima assemblea annuale a Monaco di Baviera.

All’ordine del giorno, oltre ad altri temi, ci sono la proposta di versamento di un dividendo di 8,60 euro per azione, l’approvazione di capitale a disposizione per eventuali aumenti e il sistema di remunerazione per i top manager.

Come scrive la stampa tedesca, già sul punto del volume di capitale a disposizione per futuri, eventuali aumenti sono emersi problemi con i grandi fondi tedeschi tanto che il gruppo ha annunciato, con una comunicazione obbligatoria alla Borsa, di voler limitare l’eventuale ricapitalizzazione a massimo un terzo del capitale sociale dal 50% previsto. «In questo modo – sottolinea una portavoce citata da Handelsblatt vogliamo andare incontro ai timori espressi dagli investitori». Tra questi figurano grandi fondi di gestione come Deka, Deutsche Asset Management con il fondo Dws e Allianz Global Investors che vogliono impedire, in futuro, mega-acquisizioni con capitale già approvato senza che ai fondi venga chiesto un parere. Anche limitando l’aumento al 33% del capitale sociale, Munich Re potrebbe comunque, raccogliere, sulla base dei corsi di Borsa, un massimo di 10 miliardi.

La società ha ridotto anche il limite per gli aumenti di capitale senza diritto di prelazione, portandolo al 10% del capitale sociale dal 20% chiesto in origine. Il punto sugli aumenti di capitale dovrà essere approvato con una maggioranza del 75% mentre per quello relativo al sistema di remunerazione sarà sufficiente il 50%. Il fondo americano Iss (Institutional Shareholder Services), sul quale si orientano molte grandi società di gestione titoli negli Usa e in Gran Bretagna, ha deciso di andare all’attacco sulle remunerazioni, affermando che il sistema non è abbastanza trasparente e con “vaghe informazioni” sui target ma gli obiettivi, secondo Munich Re, non possono essere diffusi perché troppo importanti a livello concorrenziale. Inoltre, alcuni manager siedono da ormai troppo tempo (per alcuni 17 anni) nel consiglio di supervisione e nel comitato di remunerazione per essere ancora considerati, secondo Iss, consiglieri indipendenti. Il sistema di remunerazione di Munich Re, introdotto dal primo gennaio 2013, prevede un salario fisso del 30% e una parte variabile del 70%.

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