Nelle telefonate i favori dell’Isvap a Unipol

Le carte dell’inchiesta Fonsai. L’apprensione di Giannini nelle chiamate a ridosso della soppressione da parte del governo dell’Isvap e della sua trasformazione in Ivass

Telefono ImcL’Isvap di Giancarlo Giannini era un crocevia di interessi particolari e di relazioni non sempre chiare. Tra maggio e luglio 2012 i telefoni del presidente dell’istituto di vigilanza sulle assicurazioni e del suo vicedirettore generale, Flavia Mazzarella, sono sotto controllo e i carabinieri del Noe di Milano captano strane conversazioni. Le voci sono rimaste impigliate nei brogliacci agli atti dell’inchiesta Fonsai appena depositati e che preannunciano la richiesta di rinvio a giudizio per Salvatore Ligresti e per lo stesso Giannini con l’accusa di corruzione. Il 3 maggio 2012 il pm Luigi Orsi, titolare dell’indagine, è consapevole che l’Isvap è uno snodo delicato del sistema finanziario e che quei sospetti di corruzione nei confronti del suo presidente rischiano di incrinare la fiducia in un’authority che dovrebbe vigilare sul corretto andamento del mercato assicurativo. Per questo, insieme al procuratore aggiunto Alfredo Robledo, decide di secretare l’iscrizione di Giannini nel registro degli indagati e di registrarlo con il nome di fantasia di Alessandro Comencini. Le accuse dell’attuario […], del dirigente della vigilanza Isvap, Giovanni Cucinotta, e dell’ex capo dell’ufficio ispettorato dell’Isvap, Ignazio Bertuglia, sono già circostanziate, ma occorrono conferme della presunta corruzione di Giannini. Ecco allora che i telefoni vengono messi sotto controllo e scattano le intercettazioni ambientali al secondo piano della sede Isvap a Roma.

Cosa succede all’interno di quelle stanze? L’arbitro chiamato a vigilare sulla complicata fusione Fonsai-Unipol – si scopre – non è imparziale ma tifa per Unipol, uno dei due contendenti delle assicurazioni di Ligresti. È lo stesso Orsi a parlare negli atti dell’inchiesta di una condotta «di favore» dell’Isvap verso Unipol. Il 3 luglio 2012, Flavia Mazzarella è nella sua stanza con i dirigenti Isvap Sergio Sabbatucci e Roberto Roberti. La cimice capta le sue parole: «…intanto andiamo a vedere il ristrutturato Unipol, che ce lo avevano detto da aprile, ma noi per favorire la società non c’abbiamo voluto sentire…». Il 18 luglio il numero uno di Unipol, Carlo Cimbri, chiama il vicedirettore dell’Isvap. «Cimbri – annotano i carabinieri del Noe – racconta della delega che devono togliere ad una signora che sta ostacolando la firma di alcuni documenti. Cimbri dice che domani convocano l’assemblea per deliberare la nuova delega… Mazzarella dice: “mi pare che abbiamo mietuto successi… uno dietro l’altro...”. I carabinieri parlano di conversazioni telefoniche che «mettevano in evidenza i confidenziali rapporti tra i due».

La Mazzarella ha anche contatti con Giannandrea Falchi che i carabinieri descrivono come «già consigliere economico (1987-1988) del ministro del Commercio con l’estero e dal 2 luglio 2007 capo del Servizio segreteria particolare della Banca d’Italia». Da settembre 2012 Falchi è consigliere per le relazioni istituzionali e internazionali della Popolare di Vicenza. I carabinieri “segnalano” queste telefonate «per le opportune valutazioni».

Di Giannini, invece, i carabinieri mettono in evidenza i rapporti con Vincenzo Paradiso, identificato come direttore generale di Sviluppo Italia – Sicilia, ed ex responsabile della Compagnia delle Opere a Palermo. Nel giugno del 2012 i due si sentono ripetutamente. Il Governo sta per emanare il decreto che sopprime l’Isvap e battezza l’Ivass e Giannini (sfumata da tempo la promessa di Ligresti di farlo nominare alla testa dell’Antitrust) segue con apprensione gli avvenimenti. I colloqui tra i due sono criptici. Il 13 giugno Paradiso dice a Giannini che «tutto procede per il meglio». Il giorno dopo il presidente dell’Isvap chiede a Paradiso se ha fatto le «modifichette di ieri» e l’interlocutore risponde: «…quella cosa… di cui avevamo parlato… sì… la seconda». Tre ore dopo Giannini richiama Paradiso, che gli annuncia: «Io le cose di cui avevamo parlato glie le ho infilate in extremis sia il consiglio, sia le cure di rigore, sia i 120 giorni cosa che mi sembra più importante quindi insomma… aspettiamo fino a domani e incrociamo le dita». Il 25 giugno, ennesima telefonata. Paradiso conferma a Giannini che il testo è sempre quello e «forse va in Consiglio dei ministri mercoledì» e aggiunge che spera che non ci sia nessuno «che ci possa giocare dal punto di vista politico». Il decreto legge fu approvato 11 giorni dopo.

Autore: Angelo Mincuzzi – Il Sole 24 Ore

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