Niente risarcimento al minorenne investito da un autobus per la sua condotta imprudente

Corte Cassazione (3) Imc

Corte Cassazione (3) Imc

(di Domenico Carola – Quotidiano del Diritto)

L’investimento non avrebbe potuto essere evitato da parte del conducente, trattandosi di condotta gravemente imprudente e di caduta imprevedibile. Lo conferma la III sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 23214 del 15 novembre 2016.

Il fatto – Nel rincorrere un autobus appena ripartito dalla fermata, una pedone minorenne aveva inciampato ed era scivolata a terra; era stata investita dalla ruota posteriore destra dell’autobus, il cui conducente aveva rallentato ed accostato al fine di consentirle l’accesso, ed aveva subito uno schiacciamento alla gamba sinistra (che era rimasta incastrata tra la ruota ed il cordolo del marciapiede). I genitori dell’investita avevano richiesto al Tribunale il risarcimento dei danni alla persona riportati dalla figlia ma questi aveva rigettato la domanda. Anche il ricorso davanti alla Corte di Appello era stato rigettato in quanto anche questi giudici avevano ritenuto il fatto imputabile alla danneggiata. Avverso la decisione era stata proposto ricorso davanti alla Suprema Corte

La decisione – La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dello stesso pedone, ormai divenuta maggiorenne, condividendo i precedenti giudizi di Tribunale e Corte d’appello che avevano ritenuto il fatto imputabile alla danneggiata. La Suprema Corte evidenzia che i motivi in esame non mettono in discussione l’accertamento concernente la condotta della danneggiata di avvicinamento al mezzo quando era ancora in movimento e la sua caduta accidentale per essere inciampata durante la corsa. Appare perciò del tutto coerente la conclusione circa il fatto che l’investimento non avrebbe potuto essere evitato da parte del conducente, trattandosi di condotta gravemente imprudente e di caduta imprevedibile. Né è rinvenibile un profilo di colpa generica del conducente nel rallentamento della marcia con accostamento al marciapiede in un punto in cui la strada si restringeva. Infatti, a prescindere dalla maggiore o minore ampiezza della strada, la ricostruzione dei fatti induce ad escludere che, atteso il carattere repentino della caduta e la vicinanza della danneggiata al mezzo in movimento, vi sarebbe stata manovra di emergenza idonea ad evitarne l’investimento.

Inoltre, quanto al motivo di doglianza relativo alla fermata fuori dagli appositi spazi, la mancanza di efficienza causale, oltre che coerente con lo scopo dell’articolo 352, comma settimo, del regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice della strada, che è quello esplicitato nella norma di evitare intralci al traffico, è stata accertata in concreto, atteso quanto detto a proposito dell’imputabilità esclusiva dell’evento alla danneggiata. “D’altronde, è incontestabile che l’infrazione di una norma sulla circolazione stradale, pur importando responsabilità per altro titolo, non può dare luogo a responsabilità civile per un evento dannoso che non sia ricollegabile in rapporto di causa ad effetto alla trasgressione medesima”.

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