«NO ALLE POLIZZE OBBLIGATORIE SULLE CALAMITA’ NATURALI»

Federconsumatori e Adusbef chiedono di cancellare la norma contenuta nella riforma della Protezione Civile e si dicono contrari al coinvolgimento delle compagnie assicurative.

«Siamo allibiti di fronte alla vergognosa ipotesi di mancato risarcimento dello Stato in caso di calamità naturali. Un provvedimento che potrebbe riguardare anche il recente sisma in Emilia, ma che, in ogni caso, risulta del tutto improponibile». A parlare in questi termini sono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e di Adusbef.

«La norma contenuta nella riforma della Protezione Civile, insieme alla famigerata “tassa sulla disgrazia”, infatti, non è ancora operativa in quanto manca il regolamento che dovrebbe essere emanato dal Governo di concerto con il Ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico, la conferenza Stato-Regioni e l’Isvap. Chiamiamo alla responsabilità tutti i rappresentati di tali istituzioni affinché non facciano passare un provvedimento simile. C’è un limite a tutto, non si può permettere alle assicurazioni di lucrare sulle disgrazie dei cittadini. Non prevedere forme di risarcimento da parte dello Stato, infatti, vorrebbe dire rendere obbligatorie le polizze sulle calamità naturali, accrescendo così gli introiti delle compagnie assicurative, che già guadagnano abbastanza applicando le tariffe Rc auto più care d’Europa».

Secondo le associazioni dei consumatori, i maggiori guadagni, con un costo medio di 200 euro l’anno a polizza, ammonterebbero a circa sei miliardi di euro (assicurando 30 milioni di abitazioni private tra prime e seconde case). Lasciare in mano alle compagnie le assicurazioni per calamità naturali, sempre secondo Federconsumatori e Adusbef, «vorrebbe dire creare un’immensa disparità tra i cittadini, con costi improponibili per assicurare le abitazioni che si trovano in aree sismiche e costi più bassi per chi abita in aree non a rischio».

Redazione – Intermedia Channel

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5 Comments

  1. Giorgio said:

    A mio parere non è per nulla assurdo, come succede per altre polizze (ad esempio per i danni da grandine alle colture agricole) lo Stato trasferisce il rischio alle compagnie, Contribuisce al 50% ed oltre nei costi di assicurazione. In questo modo puo’ quantificare e mettere a bilancio come una qualsiasi buona azienda il costo complessivo che avra’ per il contributo assicurativo per queste copertura. Inoltre il danneggiato se la vedra’ con la compagnia con la quale avra’ stipulato il contratto, e con essa trattera’ il risarcimento. In questo modo il denaro andra’ a chi lo deve prendere e non distribuito a pioggia (magari alla mafia o a politici briganti).
    Oggi quando succedono queste disgrazie i danneggiati i soldi li prenderanno quando?
    Quanto del denaro destinato alla ricostruzione verra’ perso per vie traverse???
    Chiaro che per le compagnie assicurative puo’ rappresentare un business, c’e’ anche da dire pero’ che nelle polizze incendio l’estensione delle garanzie ai fenomeni naturali, inondazioni alluvioni e terremoti non e’ che le compagnie le prestino molto facilmente e con piacere.
    Trovo che sia una buona idea che venga obbligata l’assicurazione a livello nazionale affinche’ anche coloro che abitano nelle zone a basso rischio sismico paghino un po’ anche per coloro che al contrario abitano in quelle zone.
    Tanto alla fine lo si fa comunque con i vari aumenti e balzelli su benzina ecc.ecc.

  2. Vincenzo Pietrangeli said:

    Ma perche’ Lannutti e Trefiletti non si tolgono dalle scatole, in quanto, con quello che sostengono si ispirano alla Unione Sovietica piu’ integralista e statalista gia’ processata piu’ volte dalla storia? Perché ci deve pensare sempre lo Stato a risolvere problemi che non si porrebbero se il cittadino con veramente pochi euro all’anno potrebbe risolvere in proprio? Io proverei molta vergogna a sostenere quello che loro dicono. Non sono veri paladini del cittadino questi signori, bensi’ demagoghi sobbillatori che non aiutano certamente a far comprendere che lo Stato non lo si puo’ considerare un pozzo di San Patrizio.

  3. Daniele Capogrossi said:

    I signori Lannutti e Trefiletti rappresentano a pieno la pochezza di alcune rappresentanze dei consumatori quando si devono occupare di assicurazioni.
    A questi infatti sfugge la necessità da parte di ogni Stato moderno di terziarizzare agli enti preposti, la copertura di tali eventi, così come quella di altri inerenti ad esempio la sanità, stante la difficoltà oggettiva di reperire le risorse finanziarie a fronte, da una parte dei cambiamenti climatici e dell’instabilità idrogeologica del nostro Paese, dall’altra in conseguenza della mutata realtà sociale rappresentata dall’invecchiamento della popolazione.
    A questi signori sfugge anche il concetto di “SOLIDARIETA’ ” che rappresenta il criterio sul quale si costruiscono le coperture assicurative per un’intera popolazione, proprio per evitare le disparità di costo tra zone a rischio e quelle che a rischio non sono. Infine, invece che andare contro uno sviluppo del concetto SOCIALE di assicurazione, utilizzando la strada della retorica ideologica rappresentata dall’affermazione “…non si può permettere alle assicurazioni di lucrare sulle disgrazie dei cittadini”, dovrebbero invece perorare presso le istituzioni, la detraibilità fiscale di dette polizze. Infatti se è vero come è vero che l’80% della popolazione è proprietaria di una abitazione è anche vero che lo Stato dovrebbe incentivare la protezione di questi capitali.
    Rendere obbligatorie le coperture per gli eventi catastrofali, che vengono sempre assicurati in abbinamento con la copertura incendio ed altri rischi, e renderle detraibili fiscalmente, rappresenterebbe un grande passo in avanti verso lo sviluppo di un Paese più maturo, più consapevole ed uno Stato meno ASSISTENZIALISTA.

  4. Marcello Mazzilli said:

    Il principio sarebbe anche giusto.. ciascuno si assicura le cose sue.. ma lo Stato deve abbassare le tasse per un importo medio di una assicurazione che non mi pare di 200 euro, ma di circa 400-500 euro l’anno.

    • Diego said:

      Mi sembra che la posizione delle associazioni dei consumatori sia molto capziosa e come sempre assumono posizioni demagogiche nei confronti dell’opinione pubblica.

      Invece di mettersi di traverso ponendo veti, dovrebbero adoperarsi per migliorare i provvedimenti. Il problema non è l’intervento delle compagnie assicurative, ma il contributo che lo Stato deve mettere a disposizione del sistema rendendo completamente deducibile ai fini fiscali il costo sostenuto dalle famiglie, oppure intervenendo con un fondo apposito.

      D’altronde il sistema privato e quello pubblico interagiscono storicamente sull’assicurazione delle calamità naturali nel campo agricolo, quindi i metodi per affrontare la questione in maniera costruttiva esistono.

      L’impressione è che dal punto di vista della preparazione tecnico/culturale i vertici di queste associazioni non si discostino molto dalla media dei nostri politici e pensino più a interessi “particolari” piuttosto che a quelli generali proprio come la classe politica stessa di cui oramai fanno parte integrante.

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