Non è vessatoria la clausola che stabilisce quali eventi dannosi non sono indennizzabili

Sentenza - Giurisprudenza Imc

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(di Antonino Porracciolo – Quotidiano del Diritto)

Non è vessatoria la clausola che, nelle polizze di assicurazione, stabilisce quali eventi dannosi non sono indennizzabili. È quanto emerge da una sentenza del Tribunale di Caltanissetta (giudice Nadia La Rana) dello scorso 21 marzo.

La controversia è stata promossa dall’erede di un uomo, che aveva ottenuto due finanziamenti per cui era prevista, a tutela delle società che avevano concesso i prestiti, la conclusione di assicurazioni per il rischio di morte del beneficiario. Nel 2011 l’uomo era deceduto. Così l’attrice ha chiesto al Tribunale di dichiarare vessatoria la clausola relativa alle ipotesi che bloccavano l’operatività della copertura assicurativa, tra cui l’esistenza di malattie note alla data di decorrenza dell’assicurazione; ha quindi domandato la condanna della Spa assicuratrice al pagamento di quanto ancora dovuto dal suo dante causa alle finanziarie.

Nel decidere la lite, il Tribunale ricorda che secondo la Cassazione (sentenza 395/2007), per stabilire se una condizione contrattuale rientri tra le clausole previste dall’articolo 1341, comma 2, del Codice civile, si deve accertare se la condizione stessa serva a determinare il contenuto dell’obbligazione oppure limiti la responsabilità di chi l’ha predisposta; solo in questo secondo caso la clausola è vessatoria, e dunque ha effetto se è specificamente approvata per iscritto.

Secondo il Tribunale, la previsione di cui si discute delimita l’oggetto del contratto, dal momento che circoscrive una serie di circostanze «strettamente legate a elementi intrinseci dell’evento dannoso», come il caso della morte dovuta a patologia preesistente alla sottoscrizione del contratto. Si è dunque in presenza di una «clausola – si legge nella sentenza – che, nell’estrinsecazione dell’autonomia negoziale delle parti, va a definire l’oggetto del contratto assicurativo, individuando specifiche circostanze al ricorrere delle quali non opera la copertura». Non si tratta, quindi, di una limitazione di responsabilità dell’assicuratore in caso di suo inadempimento, giacché la clausola intende piuttosto «intervenire ex ante al fine di definire l’operatività della copertura assicurativa».

Né – prosegue il Tribunale – si può fare riferimento all’articolo 1 del Regolamento Isvap n. 40/2012, per il quale il contratto di assicurazione sulla vita deve coprire il «rischio di morte qualunque ne sia la causa, senza limiti territoriali», e con esclusione della garanzia solo per determinate cause di decesso. Infatti, tale disciplina è in vigore dal 1° luglio 2012, e dunque non è applicabile ai contratti, come quello in esame, stipulati prima.

Nel merito, il Tribunale rigetta la domanda, giacché l’assicurato era morto per una patologia nota al momento della firma della polizza.

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