OCSE: Pensions at a glance 2015, la fotografia dell’Italia

Pensioni - Rischio longevità (2) Imc

Pensioni - Rischio longevità (2) ImcIn Italia, le pensioni pubbliche hanno assorbito in media il 15,7% del Pil durante il periodo 2010-2015, il secondo valore più elevato tra i paesi OCSE. Alcuni cambiamenti recenti potrebbero rallentare la riduzione della spesa pensionistica con un effetto negativo sulla sua sostenibilità finanziaria. Ad oggi, il sistema di previdenza sociale ha svolto un ruolo importante nel proteggere gli anziani dal rischio di povertà assicurando loro delle buone condizioni di vita rispetto ad altri gruppi di età. Il passaggio ad un sistema di tipo contributivo nozionale é stato accompagnato dall’eliminazione della pensione integrata al minimo lasciando unicamente una prestazione assistenziale come rete di sicurezza per i pensionati futuri. Una proporzione crescente di lavoratori è confrontato a periodi disoccupazione o al lavoro part-time o precario. L’effetto di interruzioni di carriera e di ritardi nell’entrata sul mercato del lavoro potrebbe essere più elevato in Italia che nella media dei paesi OCSE

Secondo quanto riporta la decima edizione del rapporto OCSE Pensions at a glance, il sistema pensionistico pubblico italiano si sta conformando ad un sistema pienamente contributivo. Con la piena attuazione del sistema contributivo nozionale (NDC), il primo livello di protezione sociale per gli anziani consiste solo in una prestazione assistenziale, finanziata dalla fiscalità generale. La riforma del 2011 ha accelerato la transizione dal regime pubblico a prestazione definita verso il sistema NDC applicando quest’ultimo pro-rata a tutti i lavoratori a partire dal 2012, piuttosto che dalla metà degli anni 2030 (come previsto originariamente dalla riforma del 1995).

Per una gran parte dei dipendenti del settore privato i contributi previdenziali sono i secondi più elevati dell’OCSE e pari al 33% del salario (23,8% a carico dei datori di lavoro e 9,2% dei lavoratori). Ne risulta che l’Italia ha le entrate contributive più elevate (in percentuale del PIL) dell’OCSE dopo la Grecia e la Spagna, entrate che sono necessarie per pagare le pensioni correnti. Per le carriere stabili e lunghe tra i 20 e i 67 anni, il sistema permetterebbe ai pensionati futuri di ottenere alti tassi di sostituzione netti: 81,5% per i lavoratori a salario medio rispetto al 65,8% in media nell’OCSE. Le pensioni private sono ancora poco sviluppate, nonostante le riforme del passato. Dal 2007, i lavoratori possono spostare il fondo di trattamento di fine rapporto (TFR) ai fondi pensione (principalmente di tipo contributivo). Nonostante questo, le pensioni private coprivano solo circa il 16% della popolazione in età lavorativa nel 2013.

OCSE - Pensions at a glance 2015 - Indicatori chiave Italia IMC

(Nota OCSE: Le cifre per le donne appaiono tra parentesi, dove si differenziano da quelli degli uomini. Il lungo termine si riferisce al 2060, sulla base delle riforme legiferate fino alla metà del 2015)

Le recenti riforme, sottolinea l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, hanno migliorato la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, ma la spesa rimane elevata. Nel periodo 2010-2015, l’Italia aveva il secondo più elevato livello di spesa pubblica per pensioni in percentuale del Pil tra i paesi dell’OCSE. Con la riforma del 2011, sono state adottate importanti misure per ridurre la generosità del sistema, in particolare attraverso l’aumento dell’età pensionabile e la sua perequazione tra uomini e donne, ma l’invecchiamento della popolazione continuerà a esercitare pressioni sul finanziamento del sistema. A seguito della recente sentenza della Corte Costituzionale (70/2015), i rimborsi parziali ai pensionati dovuti alle perdite dovute dal congelamento del meccanismo di indicizzazione delle pensioni nel 2012 e 2013 avranno un impatto sostanziale sulla spesa pubblica. Anche se la normale età pensionabile raggiungerà i 67 anni nel 2019 sia per gli uomini e le donne e aumenterà automaticamente in linea con la speranza di vita a 65 anni d’età dopo il 2018, la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico richiede ulteriori sforzi negli anni a venire. Nel breve periodo, ulteriori risorse sono necessarie per ridurre al minimo l’impatto della citata sentenza della Corte Costituzionale. Nel medio lungo periodo è necessario stimolare la partecipazione dei lavoratori anziani: ad oggi, l’età effettiva di uscita dal mercato del lavoro rimane la quarta più bassa dell’OCSE e il tasso di occupazione per i lavoratori di età tra i 60 e i 64 anni è pari a circa il 26%, contro il 45% in media nell’OCSE. Eppure, segnala l’Organizzazione, “molti pensionati oggi ricevono prestazioni pensionistiche relativamente generose nonostante un basso livello di contributi passati”.

L’adeguatezza dei redditi pensionistici può essere un problema per i futuri pensionati, nonostante l’elevata spesa pensionistica pubblica. Il design del contributivo nozionale e l’aumento della speranza di vita, se affiancati a una modesta crescita del Pil e dell’occupazione, potrebbero avere un effetto negativo significativo sulle prospettive dei pensionati futuri. Le persone con storie contributive relativamente brevi e / o senza prodotti di risparmio alternativi, evidenzia l’OCSE, potrebbero essere esposti al rischio di povertà durante il pensionamento.

Le regole per l’accesso al pensionamento non anticipato sono severe (20 anni almeno di contributi previdenziali che risultino in una pensione attesa superiori a 1,5 volte l’assegno sociale). I lavoratori che non raggiungano tali condizioni minime avranno unicamente accesso alla prestazione assistenziale (l’assegno sociale), molto contenuta, durante il pensionamento. I lavoratori più esposti al rischio di una carriera instabile o a bassa remunerazione e in lavori precari corrono il rischio di non riuscire a soddisfare i requisiti minimi per la pensione contributiva anche a fronte di anni di contributi elevati. Le condizioni di accesso al trattamento pensionistico (anzianità contributiva e pensione attesa minima) dovrebbero dunque essere migliorate.

Secondo l’Organizzazione, le politiche che migliorino le condizioni del mercato del lavoro e che permettano di creare posti di lavoro, e in particolare opportunità di lavoro più produttive e con migliori remunerazioni, sono essenziali per garantire l’adeguatezza delle pensioni per le generazioni future. La formazione professionale, il miglioramento e aggiornamento delle qualifiche e competenze dei lavoratori nel corso della vita lavorativa e politiche che permettano una maggiore flessibilità alla fine delle carriere sono particolarmente importanti. Migliorare l’accesso e qualità dei servizi di cura (bambini, anziani) e di buona qualità è ugualmente fondamentale per promuovere carriere più stabili, specialmente per le donne.

La recente riforma del mercato del lavoro (Jobs Act) affronta alcune delle criticità del mercato del lavoro italiano: dalla creazione di una nuova tipologia contrattuale a tutele crescenti che può contribuire a ridurre la profonda segmentazione tra contratti temporanei e spesso precari e quelli a durata indefinita; all’universalizzazione dei sussidi di disoccupazione allo sforzo di migliorare le politiche attive per il re-inserimento dei disoccupati sul lavoro. Da questo punto di vista, la riforma del lavoro potrà anche migliorare la stabilità delle carriere e al tempo così da migliorare le prospettive di pensione dei lavoratori più vulnerabili.

Per l’OCSE occorre anche riconsiderare le differenze nelle prestazioni pensionistiche dei lavoratori d’imprese di dimensioni diverse o con diversi contratti di lavoro (come ad esempio quelli precari o atipici) derivanti anche da differenze nei contributi previdenziali versati. Il provvedimento recente che permette di ottenere una parte del TFR maturato come stipendio può contribuire a sostenere i consumi nel breve termine, ma può contribuire sia all’impoverimento dei pensionati nel lungo termine che a un ulteriore indebolimento delle pensioni private. Lo stesso effetto può derivare dall’aumento delle tasse sui fondi pensione da 11,5 a 20%.

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