OctoTelematics: “Via dall’Italia, si va a Londra”

Fabio Sbianchi HP (2) Imc

“Lavorare con le nuove norme introdotte dal Governo ci sta bloccando il mercato e pregiudica la nostra espansione all’estero”, dice l’AD Sbianchi. L’azienda produce le scatole nere ipertecnologiche da installare sulle auto per offrire agli utenti polizze assicurative “Pay-per-drive”

Fabio Sbianchi ImcIl gioiello italiano Octo Telematics ha fatto le valigie ed è pronto a partire per l’Inghilterra. Il quartier generale della società, leader mondiale nei sensori Gps e che fornisce i dati sensibili di un’autovettura alle compagnie assicurative, a maggio si trasferirà gradualmente oltre Manica, come racconta l’amministratore delegato, Fabio Sbianchi (nella foto): ‘Dal mese prossimo il marketing, le vendite e i nuovi business saranno spostati a Londra perché abbiamo bisogno di lavorare in un Paese che offra maggiori possibilità di sperimentare e innovare‘.

Per il momento la giovane Octo Telematics, che è nata a Roma nel 2002, continuerà a mantenere in Italia la sede legale, così come i 50 dipendenti del reparto ricerca e sviluppo e l’assistenza ai clienti (30 addetti), anche se in prospettiva il piano industriale prevede ulteriori espansioni al di fuori dei confini nazionali, per dribblare i tanti lacci e lacciuoli burocratici che interferiscono nel settore delle assicurazioni e ostacolano così la crescita di Octo Telematics che ha chiuso il 2012 con 99,7 milioni di ricavi e a marzo di quest’anno ha raggiunto il record assoluto di nuovi clienti acquisiti in un solo mese: 76.600 automobilisti con a bordo l’innovativa scatola nera.

Secondo Sbianchi persino la norma inserita dal ministro uscente Corrado Passera nel decreto liberalizzazioni che riguarda l’utilizzo delle scatole nere sulle auto come strumento antifrode, è controproducente per l’azienda. A tal proposito si era detto che Passera con quella norma avrebbe avvantaggiato Octo Telematics per sostenere Luca Cordero di Montezemolo il quale, attraverso il fondo Charme II, controlla il 50% della società: «Quella norma è stata una grande delusione – racconta l’ad – L’Italia è stato l’unico Paese che ha tentato di darsi una legge sulle clear box per le auto, e questa è una buonissima intenzione ma realizzata molto male». Octo Telematics è stata una delle prime aziende che nel mondo ha pensato alla realizzazione di apparecchi tecnologici capaci di contenere le frodi sulle polizze ed evitare costi eccessivi per l’rc auto: «Questa nuova legge ha cercato di regolamentare ogni minimo dettaglio e ne è nata una situazione di confusione che non risponde allo sviluppo del business. Infatti la norma prevede la realizzazione di scatole eccessivamente sofisticate e costose e impone che tutti i costi ricadano sulle compagnie assicurative, le quali faranno fatica a farsene carico. Il risultato sarà un rallentamento della diffusione nel mercato italiano», che oggi per Octo Telematics conta un milione e mezzo di clienti in Italia, più 300 mila all’estero.

Così l’azienda italiana, che secondo Goldman Sachs vale un miliardo di euro e sta per approdare in Borsa, con un Ebit margin del 20%, è pronta ad andare all’estero: «A Londra abbiamo lanciato una nuova formula con la compagnia Insurethebox che funziona così: il guidatore compra delle miglia assicurate (ad esempio 6 mila miglia), se guida bene e non commette incidenti l’assicurazione offre un premio ricarica, mentre quando termina le miglia ne compra di nuove. Un’invenzione che in Italia è difficile persino da pensare». Quindi largo al mercato straniero che Octo Telematics sta conquistando senza incontrare grossi ostacoli dal momento che gli affari crescono del 30% di anno in anno, soprattutto all’estero: «Nel 2013 contiamo di replicare la crescita degli anni passati, portando il volume d’affari a 120 milioni e aggiungendo altre 20 compagnie in portafoglio». Octo, che esporta le sue scatole ovunque, dalle Hawaii all’Australia, controlla il 70% del mercato e ha pochi competitor: «Perché al momento pochi possiedono il know how per gestire un traffico dati complesso come il nostro, capace di processare 70 mila chilometri al minuto e 3 mila nuovi utenti al giorno».

La tecnologia usata è semplice e sofisticata al tempo stesso. Le clear box, grandi quanto un pacchetto di sigarette, hanno all’interno tre chip (un gps per rilevare la posizione dell’auto via satellite, un Gsm come quello dei telefonini e un accelerometro che definisce ogni movimento con relativa direzione e intensità) e vengono realizzate in cinque imprese, di cui 2 italiane (Magneti Marelli e Meta-System), 2 americane e una nel Far East. Il risultato è un database d’informazioni da offrire alle compagnie d’assicurazioni che possono così realizzare delle polizze assicurative in base all’uso che ciascun cliente fa della propria auto: «In questo modo si personalizzano le polizze e ognuno può pagare il “suo” conto assicurativo, non quello di 36 milioni di automobilisti. I nostri clienti risparmiano, in media 100 euro l’anno, mentre le compagnie mettono in conto meno frodi, meno rimborsi, maggiore fidelizzazione dei clienti, che vengono monitorati in ogni loro spostamento con una assoluta garanzia sulla privacy».

Autore: Gloria Riva – Repubblica Affari & Finanza (Articolo originale)

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